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venerdì 22 maggio 2009

Le scorie di Acerra? Finiranno in un parco protetto dall'Ue



Le scorie di Acerra? Finiranno in un parco protetto dall'Ue

di Francesca Pilla

Un'ordinanza finora rimasta segreta stabilisce che le ceneri del
termovalorizzatore copriranno una discarica

Le ceneri dell'inceneritore di Acerra finiranno nel parco del Vesuvio, più precisamente nella discarica di Terzigno, nonostante l'area sia sottoposta a tre vincoli di protezione da parte della Ue. E' sostanzialmente questa la novità del piano rifiuti di Berlusconi, solo che fino a oggi nessuno
ancora ne era a conoscenza perché gli atti relativi all'utilizzo delle cave (le più grandi della Campania, già adibite a discarica con la legge 67 decreto 61 di Prodi e in seguito con il piano rifiuti Berlusconi, legge 123) sono stati negati, dal comune di centrodestra, ai comitati e perfino
all'opposizione consiliare. «Solo dopo una diffida all'Ente parco e otto mesi di domande andate inevase, l'ufficio del sindaco Auricchio si è degnato di risponderci e così siamo riusciti a scoprire la verità. In questi documenti si legge anche che qui si tratterà il percolato, a seguito della costruzione di macchine di depurazione, degli altri siti regionali». Vincenzo Sangiovanni, ex candidato a sindaco di Terzigno nel 2007, attualmente coordinatore del Pd nell'area, ha gli occhi bonari, ma è scuro in volto mentre ci mostra i documenti ottenuti a fatica. Si tratta dell'ordinanza 48 del 3 marzo 2009 e firmata personalmente dal presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Una «carta» in cui il premier dispone appunto di accettare il piano tecnico presentato dalle due società che avranno in gestione il sito, l'Ecodeco e l'Asia, e che prevede di «utilizzare le scorie provenienti da Acerra quale materiale di copertura» per la discarica. Sangiovanni, che è anche dirigente medico infettivologo all'ospedale Cotugno lancia l'allarme: «Mi occupo quotidianamente di malattie tumorali è so bene che in presenza di discariche abbiamo un'incidenza di tumori, al fegato e ai polmoni, 400 volte superiore rispetto alla norma. Figuriamoci cosa può accadere quando si viene a contatto con materiali nocivi come quelli derivanti dalla combustione di
alquale così come previsto per Acerra».
Dallo staff del sottosegretario Bertolaso però abbassano i toni e fanno sapere che a Terzigno non porteranno scorie inquinanti: «Il termovalorizzatore - dicono - produce due tipi di ceneri, i materiali di risulta pericolosi saranno trattati e inertizzati così come previsto dalla legge, mentre gli altri, che per semplificare sono simili alle ceneri prodotte da un camino, saranno portate a Terzigno. Non abbiamo nessuna intenzione di commettere un illecito». D'altra parte però ancora non è chiaro chi e come tratterà le ceneri pericolose: «Dovrebbe essere la stessa ditta che gestisce l'impianto - rispondono dal sottosegretariato - come del resto avviene nel resto d'Italia». Ma i comitati non si fidano: «Non abbiamo nessuna garanzia che questa sia la verità - spiega Angelo Genovese, biologo e docente universitario di veterinaria a Napoli, che sul suo sito (www.angelogenovese.it) ha pubblicato la documentazione ufficiale - Se non avessero nulla da nascondere perché allora non hanno avvisato la popolazione?».
I comitati hanno insieme a una delegazione di consiglieri comunali del centrosinistra andranno a Strasburgo per sottoporre la questione alla commissione ambiente dell'Ue.

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