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martedì 31 marzo 2009

Nola, spariti nel nulla i tre milioni destinati alla bonifica dei veleni

Fonte: Corriere del Mezzogiorno - Carlo Franco

NAPOLI—È il momento dei soldi che arrivano in Regione vengono parcheggiati
presso qualche assessorato e poi scompaiono nel nulla. O vengono distratti
e impiegati per altre finalità. Dopo quelli per la Casa della Musica, che
hanno innescato l'ultima guerra tra Claudio Velardi e il resto del mondo,
ecco il gruzzoletto di tre milioni che il Cipe inviò nel 2004 a Santa
Lucia per avviare la riqualificazione ambientale del buco più nero
dell'inquinamento campano, il Parco della Cisternina al confine tra Nola e
Saviano - 138 alloggi e 40mila metri quadrati abbandonati da anni al
centro del triangolo della morte Nola-Acerra-Marigliano. Che ha messo in
allarme i redattori della rivista scientifica più autorevole del mondo,
«The Lancest Oncology, ma continua a lasciare indifferenti le autorità di
casa nostra. Con la sola eccezione, altrettanto autorevole dell'Istituto
Superiore di Sanità che un anno fa allargò l'area dell'allarme: il
territorio infetto non è più solo quello del triangolo della morte ma si è
esteso, attraverso gli assi mediarni, definiti «le arterie del male», fino
all'area flegrea. Un disastro di proporzioni bibliche che coinvolge una
popolazione di oltre 300mila abitanti e fu denunciato da Report, la
trasmissione di Milena Gabanelli, e che ora, e questa è una anticipazione,
è sotto osservazione da parte di Striscia che sta per piombare con i suoi
inviati sulla preda fradicia e pericolosa come una vera bomba ecologica.
«Abbiamo provato in tutti i modi a coinvolgere i politici di zona e quelli
esterni - dice il dottor Alfredo Mazza che da anni conduce e la battaglia
per la riqualificazione della Cisternina alla testa di un manipolo di
volontari guardati con fastidio dai maggiorenti della politica locale
inquinata quasi quanto l'immondo villaggio ridotto a scheletro - ma
nessuno ci prende in considerazione anche se veniamo inondati di promesse»
Che riguardano non solo lo scandalo della riqualificazione della
Cisternina, ma anche, udite udite, la bonifica dei Regi Lagni che viene
puntualmente annunciata e altrettanto puntualmente smentita. In queste
condizioni non c'è da meravigliarsi se l'incildenza dei tumori nella zona
è del 25% superiore alla media regionale ed ha avuto ripercussioni
gravissime sui processi produttivi, soprattutto in campo agricolo e
zootecnico.
L'ultimo tentativo Alfredo Mazza, che si è dedicato alla causa della
bonifica della Cisternina, lo ha fatto il 3 febbraio scorso, scrivendo
direttamente al governatore. Gli uffici di Bassolino hanno risposto ed è
venuta la conferma della «scomparsa» dei tre milioni, che, invece, il Cipe
ha davvero inviato rispondendo anche alle sollecitazioni di Carlo Azeglio
Ciampi il quale, dal Quirinale, raccolse e fece suo l'appello delle
associazioni ambientaliste.
Quegli «spiccioli», naturalmente, non basterebbero a ripulire l'immondo
ammasso di edilizia fatiscente e la sporcizia dei rifiuti tossici che si
sono accumulati, ma potrebbero servire a dare una spinta all'insediamento
di un Centro di ricerca sui rischi ambientali, sottoscritta da una intesa
che è stata seppellita tra le macerie. La vicenda che raccontiamo è
emblematica dell'inesistenza di una qualsiasi politica ambientale. Il
complesso residenziale della Cisternina è di proprietà del Comune di
Napoli ed è stato concesso in comodato d'uso gratuito alla Regione
Campania. Gli ultimi occupanti furono gli sfollati del dopo terremoto, ora
è tutto un abbandono e, per giunta, il regno di tossici e barboni che
vivono in simbiosi con i cani randagi che razzolano tra i rifiuti. A poche
centinaia di metri di distanza a completare il quadro mortificante ci sono
i resti del villaggio dell'età del bronzo. Ma questo interessa poco.
«La Cisternina - dice Salvatore Velardi della Cgil - è la madre di tutte
le questioni del nostro territorio e deve essere risolta all'interno del
Piano di coordinamento territoriale della Provincia. È tutto pronto, manca
la volontà politica». Stesso discorso anche da parte del consigliere
regionale Sommese. Da tempo, invece, non si fa sentire, la voce autorevole
di Paolo Russo.
All'accordo di programma - sottoscritto da Regione Campania, Comune di
Napoli, Comune di Saviano, Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia
e Arpac - si approdò, al termine di una defatigante trattativa, otto anni
fa (il 14 marzo del 2001) sull'onda di una sollevazione popolare: sembrava
tutto finalmente avviato, ma dopo qualche mese sulla Cisternina è di nuovo
calato il silenzio. Eppure in calce a quel documento c'erano firme quanto
mai autorevoli e tali da garantire le attese del Comitato civico e
dell'associazione Napoli-Bordeaux capofila della protesta: Luigi Nicolais,
allora assessore alla Regione Campania, Riccardo Marone per il Comune di
Napoli, Carmine Sommese per il Comitato di Saviano ed Enzo Boschi per
l'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Nobilissime le
intenzioni: il Centro di ricerca avrebbe assorbito trecento ricercatori e
avrebbe fermato l'emorragia dei cervelli che scappano da Napoli. Chi se ne
ricorda più?

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