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sabato 11 ottobre 2008

Fusti tossici a Marigliano

Fonte: Corriere del Mezzogiorno (10-10-2008)

NAPOLI — Reca l’insegna della «Cray Valley», società del gruppo Total, uno dei 15 fusti da 200 litri ritrovati a Marigliano, in località Masseria Monaco, quasi al confine col comune di Acerra. L’etichetta denuncia che all’interno del contenitore c’è presenza di «Crayamid», una vernice che contiene «Trietilenetetrammina». Sostanza, quest’ultima, altamente nociva. Liquido viscoso, da incolore a giallastro, può esplodere. Provoca ustioni e verruche sulla cute, difficoltà respiratorie e finanche edema polmonare. Se ingerito, determina shock o collasso. Le scritte sul bidone indicano come stabilimento di produzione del Crayamid quello di Gissi, in provincia di Chieti.
La Procura della Repubblica di Nola, guidata da Paolo Mancuso, ha aperto un fascicolo per capire il perché quei contenitori tossici, rinvenuti dalla Guardia forestale di Marigliano guidata dal comandante Geremia Cavezza, siano finiti in quel terreno. «Quel che è certo—dice Cavezza—è che i bidoni sono stati portati fin lì con un camion, da qualcuno che conosceva bene la zona. Immagino volessero gettarli direttamente nel canale maestro del Regio lagno, ma siano stati costretti dal sopraggiungere di qualcuno a scaricare sul terreno, alzando il cassone del mezzo. Quattro bidoni erano aperti e vuoti, quando li abbiamo rinvenuti. Gli altri erano chiusi».
A Gissi il responsabile della sicurezza della Cray Valley, Adamo Fiore, apprende dal Corriere del Mezzogiorno la notizia del ritrovamento a Marigliano di 15 fusti abbandonati, uno dei quali con l’etichetta della sua società. «Aprirò una indagine interna—fa sapere Fiore—per verificare i canali attraverso i quali il Crayamid che produciamo sia finito a Marigliano.
È strano che qualcuno abbia pensato di disfarsene, perché costa due o tre euro al chilo. Ogni fusto vale almeno 400 euro. Non escludo che dentro quei contenitori ci sia altro e che siano stati utilizzati bidoni vuoti provenienti dai nostri stabilimenti per contenere altre sostanze». Lo verificherà la Procura. Intanto Nunzia Lombardi, la presidente del Comitato per la tutela della salute, ipotizza: «Magari chi aveva acquistato quei 15 fusti poi non li ha utilizzati perché la sua azienda è fallita o ha subito un calo della produzione. Avrebbero dovuto inviare il prodotto allo smaltimento, perché non è una sostanza che si può stoccare imdeposito. Costa. Evidentemente hanno preferito liberarsene, scaricando i fusti sul terreno». La vicenda testimonia in maniera eloquente quanto ancora sia diffusa la pratica criminale di sversare sostanze tossiche e nocive nelle campagne tra Marigliano ed Acerra, nonostante, da qualche tempo, sia cresciuta l’attenzione da parte dei media e dell’opiniopne pubblica.
«Non passa giorno — dice per esempio il comandante Cavezza—senza che i miei uomini scoprano depositi illegali di amianto. Singole lastre di eternit e discariche più consistenti di questo materiale». Emergenza ambientale anche a Sant’Antimo, dove la Guardia di Finanza ha sequestrato una fabbrica. Le Fiamme Gialle hanno scoperto una linea galvanica realizzata artigianalmente e utilizzata per la cromatura al nichel ed al cromo degli utensili. Poco distante c’erano 45 fusti contenenti sostanze chimiche di variotipo. Il sopralluogo, effettuato con i tecnici dell’Asl Napoli 3, ha consentito di constatare che parte delle sostanze—nichel, cromo, acido cloridrico, nitrico, tra le altre — erano immesse direttamente in atmosfera e nel sistema fognario senza alcun sistema di filtraggio ed anti-inquinamento. Il proprietario dell’impresa, un uomo di 67 anni, non è stato in grado di esibire le autorizzazioni necessarie per eseguire lavorazioni impiegando sostanze pericolose per la salute

Fabrizio Geremicca

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