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venerdì 26 settembre 2008

Varcaturo e Lago Patria: terre di illegalità


di Valentino Di Giacomo

Varcaturo e Lago Patria, cittadine giuglianesi del Litorale Domitio, sono certamente, come spesso ha scritto Roberto Saviano, posti di rifugio per i grandi boss dei clan camorristici. Eppure sono anche luoghi in cui più sono evidenti le relazioni fra la politica e i sistemi delinquenziali. Terre dove la legalità si confonde con la criminalità in maniera strisciante. È anche qui che, sempre come sottolinea Saviano, che è possibile incontrare figli di imprenditori collusi chiacchierare in un bar, magari in un italiano forbito e corretto, insieme a ragazzi di buona famiglia. È qui che i figli degli affiliati ai clan gestiscono diverse attività commerciali con il danaro sporco dei papà: negozi di abbigliamento, bar, centri abbronzanti dove offrono lavoro in nero ai ragazzi della zona e alle tante ragazze dell’est che affollano il territorio . È qui che la criminalità meglio riesce a travestirsi nell’aspetto rassicurante di persone semplici nei modi e nel linguaggio e che svolgono all’apparenza una vita “normale”, come quella di chi lavora onestamente.
Varcaturo e Lago Patria sono fatte di strade dissestate e piene di buche (via Staffetta, via Ripuaria, via Madonna del Pantano), scarsa illuminazione, assenza di cassonetti per la spazzatura. Avviene questo proprio per volere dei clan camorristici. Le ditte edili, affiliate ai Nuvoletta, che costruiscono case su case, spesso abusive, possono così comprare i terreni ad un prezzo minore che invece lieviterebbe di gran lunga se tutte le infrastrutture comunali fossero ben amministrate. Questo è l’insano obiettivo:costruire a bassi costi altre migliaia di villette con giardino per poi far aumentare i prezzi delle case quando qualche assessore comunale avrà l’autorizzazione di avviare la messa in opera dei lavori necessari a ripristinare le infrastrutture pubbliche del territorio.
Intanto, come sempre, a pagare le conseguenze sono i cittadini onesti: coloro che sono obbligati a portare frequentemente le proprie auto in officina per i guasti causati dalle strade dissestate, coloro che devono percorrere chilometri e chilometri soltanto per trovare un cassonetto dove gettare i propri sacchetti della spazzatura. Chi vive nell’illegalità, invece, non trova neppure mortificante dover lanciare dall’auto in corsa la propria immondizia in qualche terreno da coltivazione.
Questa è camorra, questo è il sistema: può causare fenomeni del genere che magari, per chi vive da anni in realtà come queste, possono anche apparire “normali”, di poco conto. Non riusciamo più ad accorgerci della forza di questi colpi, assestati ad una tranquilla e serena vivibilità che, pure, meriteremmo di avere.
È da queste piccolezze che dovrebbe ripartire la Campania, il sud intero, per tentare almeno di riavvicinarsi al passo con cui procede il nord del Paese. La costiera romagnola, ad esempio, che ha molte meno bellezze naturali rispetto al litorale domitio è riuscita a diventare una realtà con un’importante ricettività turistica. Qui ogni risorsa è invece assoggettata alla divisione e alla minuziosa spartizione che i vari poteri contrattano continuamente in questo territorio. Alle spalle della brava gente. Gente brava e silente.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Segnalo questo interessante post sulle condizioni della zona: http://www.nazioneindiana.com/2006/09/19/napoli-tra-movimento-e-stasi/#comment-44644. Chissà se le cose stanno ancora così rispetto al 2006.