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martedì 30 settembre 2008

Here we are again

Le immagini dello Jatevenne Day : cosa è successo veramente.

lunedì 29 settembre 2008

A proposito dello Jatevenne Day

Vi giro il comunicato stampa degli organizzatori dello Jatevenne Day.

'7000 in piazza, poi un aggressione della questura, ma la lotta continua!'

Oggi circa 7000 persone hanno manifestato per lo jatevenne day, contro la discarica di Chiaiano e in generale per difendere la Campania da un 'piano rifiuti' che in realtà è un crimine economico, sociale e ambientale!
Insieme ai comitati venuti da molte parti della Campania (Giugliano, Acerra, Terzigno, Ponticelli..) e a realtà nazionali come i No Dal Molin di Vicenza, sono scesi in piazza migliaia di napoletani e soprattutto di cittadini di Chiaiano e Marano. Un successo che non era scontato, dopo 5 mesi di resistenza, dopo le violenze della polizia a maggio e dopo la propaganda spesa a piene mani (e anche il denaro) da parte del governo Berlusconi. La manifestazione di oggi dimostra che sarà dura per il governo e il commissariato fare la discarica!
Avevamo chiesto al termine della Manifestazione che una delegazione di almeno 50 cittadini entrasse nella cava. un fatto simbolico ma fondamentale, per significare che quel territorio è di chi lo vive e non può essere espropriato dalla democrazia e militarizzato dagli eserciti.
Avevamo anche chiesto che Bertolaso aprisse finalmente un confronto pubblico sulle alternative a megadiscariche e incenerimento, alternative che esistono ma vengono scartate per ragioni di business! Specie dopo la lettera-propaganda inviata oggi a tutti i giornali. Nessuna delle due condizioni è stata accettata.
Perciò, al termine del corteo, dopo un ulteriore trattativa andata male, abbiamo fatto quello che avevamo pubblicamente annunciato. Siamo andati avanti verso la cava! Solo con i nostri corpi o strumenti esclusivamente difensivi dei colpi, come i caschi. Questo avevano deciso infatti i cittadini partecipanti del presidio. Abbiamo vissuto con emozione la compattezza con la quale un corteo di gente comune è avanzato e anche le tante case intorno che su richiesta del corteo hanno acceso le luci per contrastare il buio incipiente. (Così come abbiamo apprezzato i commercianti che oggi hanno raccolto l'apppello alla serrata contro la discarica).
Ma la polizia ha preso a manganellare furiosamente e a caricare.
Soltanto a quel punto il corteo si è autodifeso come poteva, perchè mai più permetteremo un 23 maggio e sono nati dei blocchi su via Cupa del Cane (quella delle cariche) e delle strade intorno. Ma quest'aggressione gratuita dimostra quale sia il concetto di democrazia di chi sta occupando incostituzionalmente i nostri territori per fare i suoi affare in nome 'dell'emergenza'.
Quei blocchi rappresentano anche un simbolo: se insisteranno a fare quest'assurda discarica riprenderemo a bloccare, pubblicamente e in massa. Così come mercoledì accoglieremo 'degnamente' il premier Berlusconi per ricordargli l'assaggio di democrazia che ci ha fatto vedere oggi...!
Dopo le cariche, con una ragazza fermata e diversi feriti, abbiamo capito meglio il senso dell'azione di stamane, quando carabinieri con mitra puntati al volto hanno fermato tre attivisti che portavano al corteo le sue coreografie. I ragazzi sono rimasti sequestrati in caserma per due ore. Sequestrati dei pannelli di plexigas su cui erano disegnati degli alberi. Li hanno classificati come 'armi improprie'. Ci chiediamo che arma impropria sia un pannello...? Evidentemente serve solo a pararli, i colpi, ma loro avevano deciso di caricare gente più indifesa possibile. La compattezza e la determinazione del corteo, dei tantissimi cittadini e attivisti venuti dalla Campania e da altre parti d'Italia, ha evitato il peggio.
Già da domani è convocata l'assemblea sul presidio per pianificare il prosieguo della lotta, mentre invitiamo tutte le realtà ambientaliste a costruire insieme una grande mobilitazione regionale contro chi sta dilaniando la Campania.

Comitati contro la discarica di Chiaiano e Marano Rete Campana 'Salute e Ambiente'

venerdì 26 settembre 2008

Varcaturo e Lago Patria: terre di illegalità


di Valentino Di Giacomo

Varcaturo e Lago Patria, cittadine giuglianesi del Litorale Domitio, sono certamente, come spesso ha scritto Roberto Saviano, posti di rifugio per i grandi boss dei clan camorristici. Eppure sono anche luoghi in cui più sono evidenti le relazioni fra la politica e i sistemi delinquenziali. Terre dove la legalità si confonde con la criminalità in maniera strisciante. È anche qui che, sempre come sottolinea Saviano, che è possibile incontrare figli di imprenditori collusi chiacchierare in un bar, magari in un italiano forbito e corretto, insieme a ragazzi di buona famiglia. È qui che i figli degli affiliati ai clan gestiscono diverse attività commerciali con il danaro sporco dei papà: negozi di abbigliamento, bar, centri abbronzanti dove offrono lavoro in nero ai ragazzi della zona e alle tante ragazze dell’est che affollano il territorio . È qui che la criminalità meglio riesce a travestirsi nell’aspetto rassicurante di persone semplici nei modi e nel linguaggio e che svolgono all’apparenza una vita “normale”, come quella di chi lavora onestamente.
Varcaturo e Lago Patria sono fatte di strade dissestate e piene di buche (via Staffetta, via Ripuaria, via Madonna del Pantano), scarsa illuminazione, assenza di cassonetti per la spazzatura. Avviene questo proprio per volere dei clan camorristici. Le ditte edili, affiliate ai Nuvoletta, che costruiscono case su case, spesso abusive, possono così comprare i terreni ad un prezzo minore che invece lieviterebbe di gran lunga se tutte le infrastrutture comunali fossero ben amministrate. Questo è l’insano obiettivo:costruire a bassi costi altre migliaia di villette con giardino per poi far aumentare i prezzi delle case quando qualche assessore comunale avrà l’autorizzazione di avviare la messa in opera dei lavori necessari a ripristinare le infrastrutture pubbliche del territorio.
Intanto, come sempre, a pagare le conseguenze sono i cittadini onesti: coloro che sono obbligati a portare frequentemente le proprie auto in officina per i guasti causati dalle strade dissestate, coloro che devono percorrere chilometri e chilometri soltanto per trovare un cassonetto dove gettare i propri sacchetti della spazzatura. Chi vive nell’illegalità, invece, non trova neppure mortificante dover lanciare dall’auto in corsa la propria immondizia in qualche terreno da coltivazione.
Questa è camorra, questo è il sistema: può causare fenomeni del genere che magari, per chi vive da anni in realtà come queste, possono anche apparire “normali”, di poco conto. Non riusciamo più ad accorgerci della forza di questi colpi, assestati ad una tranquilla e serena vivibilità che, pure, meriteremmo di avere.
È da queste piccolezze che dovrebbe ripartire la Campania, il sud intero, per tentare almeno di riavvicinarsi al passo con cui procede il nord del Paese. La costiera romagnola, ad esempio, che ha molte meno bellezze naturali rispetto al litorale domitio è riuscita a diventare una realtà con un’importante ricettività turistica. Qui ogni risorsa è invece assoggettata alla divisione e alla minuziosa spartizione che i vari poteri contrattano continuamente in questo territorio. Alle spalle della brava gente. Gente brava e silente.

"Ecoballe", anticipazioni dal libro di Rabitti

Ricevo via mail e pubblico una sintesi di "Ecoballe" scritto da Paolo Rabitti, fatta da una lettrice del libro che consiglia vivamente di consultarlo.

In principio in Campania, come penso anche altrove, i rifiuti si portavano in discarica. Solo che in Campania, come spero non anche altrove, le discariche non sono state costruite secondo la normativa, sono state riempite anche di rifiuti tossici, provenienti da altre regioni e, chi sa, anche da altri paesi, sono state gestite al di fuori di ogni legalità e controllo e prima che altrove si sono riempite, dando luogo a disastri ambientali annunciati e denunciati, che ancora oggi affliggono le comunità che vivono in quelle zone, perché nulla, dico nulla, è stato fatto per riparare ai danni causati; i “buchi” così come erano sono stati coperti in qualche modo, continuando a produrre percolato e gas.

Siamo nel 1994: essendo state chiuse le discariche fino ad allora in funzione non ci sono più “buchi” dove sversare la spazzatura e viene,quindi, dichiarato lo stato di emergenza in Campania. In genere lo stato di emergenza viene dichiarato per calamità naturali, in conseguenza di fenomeni e/o eventi imprevedibili e non in seguito ad una cattiva gestione delle risorse e ad una totale mancanza di controllo del territorio da parte delle istituzioni competenti. Invece in Campania è andata così e poiché al peggio non c’è mai fine, la gestione dell’emergenza è stata anche più disastrosa delle origini dell’emergenza.

Il 31 marzo 1998, viene emanata a firma dell’allora Ministro degli Interni Giorgio Napolitano, un’ordinanza ministeriale con la quale si sarebbe dovuto dare avvio al progetto di realizzare una moderna filiera dei rifiuti in Campania. Se questa ordinanza fosse stata attuata integralmente e correttamente la Campania avrebbe avuto finalmente un sistema di gestione dei rifiuti (che per quel periodo era anche un buon sistema), ma purtroppo non è andata così.

Cosa prevedeva l’ordinanza:

punto primo - attivazione della raccolta differenziata da portare al 20% entro il 1998 ed al 35% entro il 2.000;

punto secondo - gara d’appalto che il Commissario Delegato/Presidente della Regione doveva effettuare entro 4 mesi per affidare per 10 anni la gestione dei rifiuti prodotti in Campania a valle della raccolta differenziata;

punto terzo - l’aggiudicatario della gara doveva impegnarsi a realizzare gli impianti di produzione di combustibile da rifiuti (CDR), entro il 1998, l’ inceneritore, entro il 2.000 ed ad utilizzare il CDR prodotto nelle more della costruzione dell’inceneritore bruciandolo in impianti esistenti mano a mano che veniva prodotto(onde evitare accumuli indiscriminati);

punto quarto - l’energia prodotta attraverso la combustione dei rifiuti avrebbe goduto del contributo riservato alle energie alternative (CIP 6), ma entro e non oltre il 50% della produzione di rifiuti della Regione (per evitare che per sfruttare al massimo il cospicuo incentivo non si facesse la differenziata, ma si bruciasse quanto più possibile).

Come è stata attuata l’ordinanza: in pratica è stata del tutto inattuata : prima con la gara, poi con il progetto, per proseguire con la realizzazione del progetto dopo l'aggiudicazione e con la gestione del servizio.

LA GARA: il 12 giugno 1998 vengono emanati i decreti commissariali con i quali si approva il bando di gara , il capitolato d’oneri e la lettera di invito per la costruzione di sette impianti di produzione di CDR (tre per la provincia di Napoli e 4 per le altre provincie della Campania) e di due inceneritori ( 1 per la Provincia di Napoli e 1 per il resto della Regione), in evidente contrasto con l’ordinanza cui tali decreti dovevano dare attuazione, in quanto:

1) le dimensioni degli impianti sono commisurate all’intera produzione di rifiuti della Regione e non a quella a valle della raccolta differenziata

La difformità dei contenuti della gara rispetto all'ordinanza non passa del tutto inosservata ed infatti, il 12 ottobre, l’allora Ministro dell’Ambiente Ronchi invia al Commissario Rastrelli una nota di critica circa il dimensionamento degli impianti non conforme all’ordinanza ed agli obiettivi ambientali con essa perseguiti e circa il mancato rispetto dell’obbligo di realizzare gli interventi necessari per la produzione di compost da frazione umida raccolta separatamente. Ma la nota di critica non ha alcun seguito.

2) non vengono richiesti requisiti per la costruzione e conduzione degli impianti di produzione di CDR, ma solo per l’inceneritore.

Nel bando di qualsiasi gara che si rispetti vengono precisati i requisiti che devono avere le aziende partecipanti, in termini di fatturato e mole di lavori svolti nel triennio/quinquennio precedente nel settore relativo alle attività oggetto della gara. Ebbene nella gara per la gestione dei 7 impianti di produzione del CDR (che al termine dei 10 anni diverranno proprietà pubblica) e dei 2 inceneritori (che invece resteranno di proprietà del gestore privato) non si chiedono i requisiti (in termini di fatturato e precedenti lavori) in relazione alla produzione di CDR e compost, ma solo in relazione all'impianto di incenerimento. Il raggruppamento Fisia ed altri (cioè Impregilo e soci), infatti non aveva alcuna esperienza nella produzione di CDR e compost, ma aveva interesse ad aggiudicarsi la gestione dell'inceneritore per lucrare il contributo CIP6 e quindi il bando viene impostato in modo che Impregilo e soci possano essere ammessi anche se non era "arte loro" fare il CDR ed il compost. E' una gara per l'inceneritore, ancora una volta in evidente contrasto con l'ordinanza Napolitano, il decreto Ronchi e la politica comunitaria e nazionale volta ad una riduzione dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata.

3) il punteggio viene assegnato privilegiando in maniera esagerata (o meglio scandalosa) il prezzo offerto per lo smaltimento e i tempi di realizzazione, a scapito dell'esperienza nel settore e della validità del progetto, tant'è che uno dei raggruppamenti di imprese (Termomeccanica ed altri) non presenta proprio l'offerta "ritenendo la gara viziata da irregolarità formali e sostanziali rispetto alla normativa vigente in materia di pubblici appalti"

Se si osserva la tabella sottostante ci si rende conto che anche senza alcun punteggio per merito e valore avrebbe vinto chi offriva 83 lire per Kg e 300 giorni per tempo di esecuzione.

    prezzo tempo merito tecnico valore tecnico totale ATI
    110 395 8,6 8,6 17,2 Forster Wheeler
    83 300 7,4 4,2 31,63 FISIA
    83 300 0 0 19,463

La gara quindi era stata impostata per far vincere l'ATI capeggiata da Fisia, ma tutti i brogli già fatti non bastavano: il giorno dopo, 13 ottobre, arriva al Commissario Rastrelli un nota di Giuseppe Zadra, direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana ( ABI) che:

  1. manifesta la preoccupazione degli Istituti di credito (che avrebbero dovuto finanziare l’operazione) circa il fatto che con una raccolta differenziata al 35% sarebbero diminuiti i guadagni di un terzo;
  2. suggerisce, per aggirare l’ostacolo, di prevedere una penale per i Comuni che (facendo la differenziata) non conferiscono l’intera produzione di rifiuti, attraverso il pagamento del servizio sulle quantità prodotte indipendentemente dalle quantità conferite, secondo il meccanismo del “deliver or pay”,
  3. sollecita affinché si consenta di non avviare ad impianti esistenti il CDR prodotto nelle more della costruzione degli inceneritori, ma di bruciarlo negli impianti stessi una volta costruiti, entro il periodo della gestione (10 anni) per non perdere il cospicuo contributo collegato all’energia prodotta con il loro incenerimento.

Questa volta Rastrelli si preoccupa di rispondere a Zadra il 24 ottobre, dicendo che la gara d’appalto è in corso, che quindi non si possono modificare le condizioni, ma che successivamente si troverà il modo di prendere in esame le considerazioni esposte nella nota. E così è stato, anche se il 2 dicembre Rastrelli si dimette da Presidente della Regione, ma qualcun altro si è premurato di accontentare l’ABI e chi ci stava dietro.

IL PROGETTO: Il progetto presentato dal gruppo capeggiato da Forster Wheeler viene molto apprezzato dalla Commissione: La soluzione progettuale proposta appare di livello tecnico elevato correttamente descritta e giustificata in ogni sua parte, sia per gli aspetti tecnologici, che per quelli gestionali e di ottemperanza alle norme ambientali. La tecnologia proposta per gli impianti di CDR è di affidabilità ed efficienza comprovata da decine di impianti simili. Quella proposta per il termovalorizzatore è tecnologicamente avanzata, anche se impianti così rilevanti come quelli richiesti dal bando sono ancora pochi ( il più grande è stato costruito e gestito proprio da una delle mandanti).Il progetto è perfetto e prevede tre discariche dimensionate ad accogliere il 30% dei rifiuti in ingresso (quello che resta al termine del processo)

Il progetto presentato da Impregilo e soci non sta in piedi a cominciare dai numeri. Un esempio: per l'impianto CDR di Caivano si prevede che entrino x tonnellate di rifiuti = 100% ed escano 31,6% di CDR, 35,6% di compost stabilizzato, 2,5% di metalli ferrosi, 14,6% di residui a discarica e 15,4% di perdite da compostaggio.

Nel capitolato era specificata la composizione percentuale dei rifiuti in ingresso che è rappresentata nella tabella sottostante

    Frazione %
    Carta e cartone 26,65
    Inerti 1,54
    Legno 2,09
    Metalli 3,38
    Organici 30,99
    Assorbenti 2,79
    Cuoio/Pellame 1,24
    Plastiche 11,35
    Stracci/Tessuti 4,00
    Potature verdi 2,67
    Vetro 5,20
    Materiali grossolani --
    Altri non classificati 1,78
    Materiali fini 6,32

Come si può notare, l'organico (da cui si produce il compost) nella tabella è pari al 30,99%, di conseguenza la Commissione si sarà domandata come fosse possibile che alla fine del trattamento il compost (che deriva dall'organico) fosse più dell'organico in ingresso, senza considerare che durante il processo di compostaggio la sostanza organica si riduce di circa la metà. Per produrre il 36% di compost doveva entrare nel processo un tipo di rifiuto composto per il 72% da organico, che non è la tipologia di rifiuto che si produce in generale ed in particolare non è quella di cui al capitolato. Dietro l'errore grossolano si cela l'ennesimo inganno: facendo quadrare i numeri nel modo descritto resta da portare a discarica solo un 15% scarso e scompare così un bel 15% di inerti e quant'altro che invece nella realtà ci sono e che insieme alle ceneri dell'incenerimento necessitano di tre discariche, come previsto nel progetto "Forster Wheeler", mentre in quello Fisia le discariche non sono previste per niente e così il prezzo può scendere.

Il prezzo offerto poi non era sostenibile e anche questo doveva balzare agli occhi dei componenti la Commissione.

83 lire per Kilogrammo non potevano essere offerte matematicamente se si fossero rispettate tutte le condizioni dell'appalto: 35% di raccolta differenziata, il resto avviato agli impianti di CDR con recupero del compost, bruciare solo CDR a norma e nei limiti del 50% della produzione di rifiuti della Regione, costruire le discariche necessarie ad accogliere le ceneri e i residui del processo di produzione di CDR e compost e smaltire presso altri impianti del CDR prodotto fino a che non fosse stato pronto l'inceneritore.

Ed infatti l'impianto di incenerimento che doveva essere progettato per bruciare solo CDR, viene progettato, invece, per bruciare il rifiuto tal quale; mi spiego meglio: l'inceneritore di Acerra se mai vedrà la luce è del tipo che può bruciare il rifiuto tal quale e non solo le pillole di combustibile selezionato che si chiamano CDR. Se la vogliamo dire in tutta chiarezza Fisia ha offerto 83 lire a Kilogrammo perché sapeva già che non avrebbe bruciato solo il 50 % della produzione di rifiuti della Campania e non lo avrebbe fatto sotto forma di CDR a norma, tant'è che si era organizzata con un impianto che poteva bruciare anche le feci degli animali, e sapeva che non avrebbe mai conferito il CDR ad altri impianti di incenerimento nelle more della costruzione dell'impianto di Acerra per non perdere il relativo CIP6, pur avendo sottoscritto il relativo impegno.

E questo era evidente, direi sfacciatamente evidente, anche nell'offerta di Fisia: Il Signor Paolo Romiti, infatti. nero su bianco, si è permesso di presentare l'offerta, aggiungendo che "quanto sopra è stato formulato nell'assunto della positiva valutazione delle tematiche esposte nella nota ABI del 13 ottobre 1998 a Voi indirizzata e da Voi riscontrata con nota n. 5343 /CD del 24 ottobre 1998 in cui aderite alla opportunità di integrazioni e garanzie utili al conseguimento operativo degli obiettivi" Ma che faccia tosta!!!!! Lo scambio di corrispondenza fra Zadra e Rastrelli non coivolgeva altri destinatari e Romiti, allora, come mai ne era a conoscenza, ma, cosa ancora più audace l'offerta viene condizionata all'accettazione delle richieste della nota dell'ABI.

E la Commissione ? Non si accorge e non rileva che l'offerta era 1) condizionata, 2) che la nota ABI non era un documento di gara 3) che l'offerta contrastava con quanto previsto dal capitolato e dalle norme sugli appalti? No, non si accorge di nulla, anzi nell'ultimo verbale di gara specifica che la seconda dichiarazione del legale rappresentante dell'ATI Fisia (nella quale risulta l'importo della tariffa di smaltimento dei rifiuti urbani) "è resa incondizionatamente". Questi elementi avrebbero dovuto portare all'esclusione dell'offerta dell'ATI capeggiata da Fisia, che invece ha vinto la gara.

I membri della Commissione erano dei tecnici e non potevano non comprendere che il bilancio di massa non era coerente con il progetto e che il prezzo offerto era anomalo, ma ciò non ha impedito che un progetto assurdo, che non portava alla chiusura del ciclo e che non prevedeva le discariche, neanche per le ceneri dell'inceneritore, si aggiudicasse l'appalto, con tutte le conseguenze e le ripercussioni ambientali economiche e sociali che puntualmente si sono verificate. Di seguito riporto i nomi dei membri della Commissione aggiudicatrice, perché se vi capita di conoscerne qualcuno possiate porger loro i "ringraziamenti" dei cittadini Campani: Presidente: Prof. Roberto Pasquino; Membri: Prof. Roberto Arena, Prof. Renato Mele, Dott. Gerardo Rescigno, Prof. Paolo Togni.

LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO: gli impianti di produzione di CDR così come previsti nel progetto vincitore della gara (che già non era un gran che) non hanno mai visto la luce; il progetto iniziale (dell’ordinanza di Napolitano) di produrre CDR di qualità è stato man mano modificato per massimizzare la quantità di materiale più o meno secco da mandare all’inceneritore, in maniera da lucrare più contributo CIP6, sfornando da una parte milioni di “ecoballe”, che tutto sono tranne che CDR, e dall’altra mezzo milione di tonnellate all’anno di FOS (frazione organica stabilizzata), che stabilizzata non è, eliminando del tutto la produzione di compost. Esattamente il risultato contrario a quello che il progetto doveva perseguire.

Come ci sono riusciti? Nell’impianto ci sono tre vagli o almeno dovevano esserci: è bastato ridurre il diametro dei fori del primo vaglio da 150 mm che avrebbero dovuto essere, a 140 mm nel progetto che vince la gara ed a 120 mm nel progetto che viene approvato ed aumentare il diametro dei fori del secondo vaglio che passano da 50mm (che sarebbe la misura giusta) a 40 mm nel progetto presentato per la gara e salgono a 60 mm nel progetto approvato nel 2000. Questi cambiamenti di misura alterano completamente il progetto: infatti i fori più piccoli del primo vaglio fanno passare meno materiale da avviare alla fase successiva (seconda separazione ,compost e FOS) e rimane molto più materiale da trsformare in CDR, ma è materiale che non dovrebbe diventare CDR (le famose ecoballe); così i fori più grandi del secondo vaglio e la mancanza del terzo vaglio fanno arrivare alla stabilizzazione aerobica più materiale di quello che dovrebbe arrivare, ma è un materiale che non dovrebbe arrivare alla stabilizzazione aerobica e quindi niente più compost e FOS (Frazione Organica Stabilizzata), ma un materiale che puzza, fermenta, percola e contiene polvere e materiali leggeri che possono volare via e che è stato mandato in discarica, ma non poteva e non doveva essere mandato in discarica.

Inutile dire che nel 2004 i consulenti della Procura hanno potuto consultare solo i progetti esecutivi degli impianti al di fuori della Provincia di Napoli, perché per gli altri, pare che esistano solo i progetti preliminari. Il Commissariato, infatti, non ha fornito i progetti esecutivi di tutti e sette gli impianti di produzione di CDR e solo la solerzia del nucleo di polizia provinciale presso la Procura ha portato al rinvenimento dei progetti esecutivi di Caivano e Giugliano e dell'inceneritore di Acerra presso l'archivio morto della Prefettura di Napoli, in un capannone all'interno dell'aeroporto militare di Capodichino.

Per quelli forniti si è scoperto che non corrispondono al progetto preliminare (cioè a quello presentato in gara) e per chi non lo sapesse, questo non è possibile. Il Capitolato d'oneri, infatti stabiliva che il progetto esecutivo doveva essere conforme a quello proposto in sede di offerta, con le sole variazione eventualmente necessarie in seguito al parere per la valutazione degli aspetti ambientali e dell'accordo di programma con il commissario delegato, il Ministro dell'ambiente ed il Ministro dell'industria.

La Commissione per la valutazione dell’impatto ambientale (VIA) ha formulato solo alcune precisazioni generiche, peraltro neppure rispettate, ma nessuna richiesta di variazione , dando un parere fortemente critico, che è stato fatto passare come un’approvazione. Le critiche riguardavano, ovviamente, il dimensionamento degli impianti proporzionato all'intera produzione dei rifiuti della Regione e la mancata individuazione dei siti di stoccaggio del CDR prodotto prima dell'attivazione dell'inceneritore (1.300.000 m.cubi), delle discariche e degli impianti di trattamento e smaltimento degli scarti prodotti dai cicli di selezione. La Commissione comunque non ha affrontato il tema della discrepanza fra bando di gara e proposta Fisia, nella quale si ribadiva che il dimensionamento degli impianti era effettuato in relazione alla produzione totale dei rifiuti della Campania (senza tener conto della riduzione conseguente all'attivazione della raccolta differenziata) e, contrariamente a quanto dichiarato in sede di offerta, si precisava che il CDR prodotto nei 14 mesi intercorrenti fra l'avvio della produzione e il completamento dell'inceneritore, sarà stoccato provvisoriamente, per essere bruciato con gradualità nell'arco di gestione del servizio (10 anni).

L'accordo di programma non è stato stipulato e, comunque, riguardava i contratti per l'utilizzo del combustibile prodotto e quindi non poteva determinare variazioni al progetto.

LA GESTIONE DEL SERVIZIO: ovviamente lo stravolgimento del progetto ha comportato un’altra serie di “nefandezze” che Impregilo e soci, da una parte, e Commissariato di governo ed entourage relativo, dall’altra, hanno perpetrato per portare avanti la gestione del servizio che faceva acqua, o sarebbe meglio dire, percolato, da tutte le parti.

Bisognava, infatti, affrontare le conseguenze dei difetti del progetto e del fatto che non si era riusciti a costruire l’Inceneritore nel tempo previsto.

Prima conseguenza: enorme aumento di volume delle discariche necessarie per contenere FOS, scarti e ceneri dell’inceneritore (per il momento queste ce le siamo risparmiate) che da 3,79 milioni di tonnellate previste dal progetto originale per il periodo dei 10 anni di gestione, passano a 13,60 milioni di tonnellate.

Seconda conseguenza: se fosse stata prodotta veramente FOS, con questa si sarebbero riqualificate le cave dismesse, come era previsto nel progetto originale; nella versione riveduta e corretta, invece, le cave vengono classificate come discariche controllate ed in esse dovrebbe finirci principalmente frazione organica stabilizzata, mentre in realtà ci è finito tutt’altro tipo di rifiuto che ha trasformato le cave in “cloache piene di percolato”

Terza conseguenza: non avviando ad incenerimento il CDR prodotto nelle more della costruzione dell’inceneritore, “per poterlo utilizzare come combustibile nel periodo successivo, evitando così di perdere l’energia in esso contenuta come potere calorifico” (parole tratte dalla relazione al progetto), nasce la necessità di stoccare circa un milione di tonnellate all’anno e quindi di reperire i relativi siti, dimensionati in prima battuta per un fabbisogno stimato di 14 mesi che si sono trasformati in 8 anni (per ora). E se a questo si aggiunge che l’individuazione dei siti era effettuata dal gestore del servizio in assoluta libertà (essendo fatta sempre sull’onda di un’emergenza creata ad hoc, per poter operare in deroga alle norme in materia), non ci si deve meravigliare se la camorra si è inserita nel business, acquistando dai proprietari (agricoltori) i terreni individuati di volta in volta ed occupandosi del trasporto delle balle da stoccare.

Ma com’ è stato possibile stravolgere in maniera così totale e capillare il sistema di gestione dei rifiuti previsto dall’ordinanza di Napolitano del 1998?

La risposta ora ce l’abbiamo: lo stravolgimento è avvenuto ad opera di Impresilo e soci, con la connivenza dei commissari di gara, dei collaudatori, del Commissariato di governo al completo e della corte di professori universitari, professionisti e imprenditori (che hanno lucrato in maniera indecente sull’emergenza) e delle istituzioni locali e centrali che tutto sapevano e che solo oggi si accorgono del disastro annunciato e denunciato e provano anche a sfruttare la nostra disgrazia per fini elettorali e di immagine.

Ricordo a quanti non lo sapessero che il contratto definitivo che disciplina il servizio di smaltimento rifiuti per la provincia di Napoli (7 giugno 2000) e per le altre province della Campania (5 settembre 2001) non solo non rispetta la legge sugli appalti di servizi e la Legge Merloni, ma viola anche le disposizioni del bando di gara e del capitolato d’oneri ed è stato egualmente firmato da Antonio Bassolino, che il 16 aprile 2000 è diventato Presidente della Regione Campania e Commissario all’emergenza rifiuti e che ha giustificato il suo operato contra legem scusandosi col dir “non ho letto il contratto che ho firmato”. (Parole che si commentano da sole……………)

Questo e molto altro potrete e dovete leggere nel libro di Paolo Rabitti.

Carla Orilia

Jatevenne Day

Sabato 27 settembre le comunità’ di Chiaiano e Marano contrarie alla costruzione della mega discarica nell’area metropolitana di Napoli, lanciano una mobilitazione generale contro la militarizzazione, la costruzione della discarica ed il piano rifiuti delineato dal governo. A pochi giorni dalla consegna del primo lotto di lavori previsto per l’8 di ottobre, il presidio permanente lancia Jatevenne Day, una giornata di protesta in cui i cittadini, che da 6 mesi si battono per evitare l'apertura della discarica nella cava di Chiaiano, proveranno ad invitare i militari dell'esercito ad andare via... Una critica pesante anche nei confronti dell'esecutivo che, secondo i manifestanti, " vuole imporre la scelta della discarica contro la volontà popolare, in deroga a decine di norme sullo smaltimento dei rifiuti, e soprattutto attraverso nuovi strumenti repressivi contro le comunità".

Per gli interessati, appuntamento alle ore 16.00 alla Stazione della metropolitana di Chiaiano.
Info e adesioni: jatevenneday@chiaianodiscarica.it

giovedì 25 settembre 2008

Campania infelix: il libro di Bernardo Iovene


Da oggi in libreria troverete il libro "Campania infelix", edizioni Rcs (10,50 euro),

scritto da Bernardo Iovene, il giornalista napoletano autore di molte ed interessanti inchieste per la trasmissione di Rai 3 "Report" (vedi TERRA BRUCIATA )
Il testo affronta il tema delle bonifiche in Campania attraverso le testimonianze di Nunzia Lombardi, dell'oncologo Antonio Marfella, del colonnello Gianpiero Angeli, di Anna Fava dell'Assise di Palazzo Marigliano.
Alla stesura dell' inchiesta ha collaborato la stessa Nunzia che scrive:

"oggi l'ho visto in vetrina a Napoli ed è una soddisfazione, credetemi.
vi mando la foto della vetrina.
buona lettura.
nunzia"

mercoledì 24 settembre 2008

Lettera a Gomorra


Saviano, lettera a Gomorra
tra killer e omertà

di ROBERTO SAVIANO

I RESPONSABILI hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d'Europa. Se la racconteranno così.

Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle.

E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, 'così è sempre stato e sempre sarà così'?

Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire 'non faccio niente di male, sono una persona onesta' per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?


Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli. Neanche chi nel resto del paese legge un giornale, sa che questi killer usano sempre la stessa strategia: si fingono poliziotti. Hanno lampeggiante e paletta, dicono di essere della Dia o di dover fare un controllo di documenti. Ricorrono a un trucco da due soldi per ammazzare con più facilità. E vivono come bestie: tra masserie di bufale, case di periferia, garage.

Hanno ucciso sedici persone. La mattanza comincia il 2 maggio verso le sei del mattino in una masseria di bufale a Cancello Arnone. Ammazzano il padre del pentito Domenico Bidognetti, cugino ed ex fedelissimo di Cicciotto e' mezzanotte.

Umberto Bidognetti aveva 69 anni e in genere era accompagnato pure dal figlio di Mimì, che giusto quella mattina non era riuscito a tirarsi su dal letto per aiutare il nonno. Il 15 maggio uccidono a Baia Verde, frazione di Castel Volturno, il sessantacinquenne Domenico Noviello, titolare di una scuola guida. Domenico Noviello si era opposto al racket otto anni prima. Era stato sotto scorta, ma poi il ciclo di protezione era finito. Non sapeva di essere nel mirino, non se l'aspettava. Gli scaricano addosso 20 colpi mentre con la sua Panda sta andando a fare una sosta al bar prima di aprire l'autoscuola. La sua esecuzione era anche un messaggio alla Polizia che stava per celebrare la sua festa proprio a Casal di Principe, tre giorni dopo, e ancor più una chiara dichiarazione: può passare quasi un decennio ma i Casalesi non dimenticano.

Prima ancora, il 13 maggio, distruggono con un incendio la fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere. È l'unico dei loro bersagli ad avere una scorta. Perché è stato l'unico che, con Tano Grasso, tentò di organizzare un fronte contro il racket in terra casalese. Poi, il 30 maggio, a Villaricca colpiscono alla pancia Francesca Carrino, una ragazza, venticinque anni, nipote di Anna Carrino, la ex compagna di Francesco Bidognetti, pentita. Era in casa con la madre e con la nonna, ma era stata lei ad aprire la porta ai killer che si spacciavano per agenti della Dia.

Non passa nemmeno un giorno che a Casal di Principe, mentre dopo pranzo sta per andare al 'Roxy bar', uccidono Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti vicino al clan che, arrestato l'anno prima, aveva cominciato a collaborare con la magistratura svelando gli intrighi rifiuti-politica-camorra. È un omicidio eccellente che fa clamore, solleva polemiche, fa alzare la voce ai rappresentanti dello Stato. Ma non fa fermare i killer.

L'11 luglio uccidono al Lido 'La Fiorente' di Varcaturo Raffaele Granata, 70 anni, gestore dello stabilimento balneare e padre del sindaco di Calvizzano. Anche lui paga per non avere anni prima ceduto alle volontà del clan. Il 4 agosto massacrano a Castel Volturno Ziber Dani e Arthur Kazani che stavano seduti ai tavoli all'aperto del 'Bar Kubana' e, probabilmente, il 21 agosto Ramis Doda, venticinque anni, davanti al 'Bar Freedom' di San Marcellino. Le vittime sono albanesi che arrotondavano con lo spaccio, ma avevano il permesso di soggiorno e lavoravano nei cantieri come muratori e imbianchini.

Poi il 18 agosto aprono un fuoco indiscriminato contro la villetta di Teddy Egonwman, presidente dei nigeriani in Campania, che si batte da anni contro la prostituzione delle sue connazionali, ferendo gravemente lui, sua moglie Alice e altri tre amici.

Tornano a San Marcellino il 12 settembre per uccidere Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, massacrati mentre stavano facendo manutenzione ai camion della ditta di trasporti di cui il primo era titolare. Anche lui non aveva obbedito, e chi gli era accanto è stato ucciso perché testimone.

Infine, il 18 settembre, trivellano prima Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia Verde, e un quarto d'ora dopo aprono un fuoco di 130 proiettili di pistole e kalashnikov contro gli africani riuniti dentro e davanti la sartoria 'Ob Ob Exotic Fashion' di Castel Volturno. Muoiono Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano forse a che fare con la droga, gli altri erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove capitava, e pure nella sartoria.

Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato. Neanche si era a conoscenza da Roma in su di questa scia di sangue e di questo terrorismo, che non parla arabo, che non ha stelle a cinque punte, ma comanda e domina senza contrasto.

Ammazzano chiunque si opponga. Ammazzano chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno. La lista dei morti potrebbe essere più lunga, molto più lunga. E per tutti questi mesi nessuno ha informato l'opinione pubblica che girava questa 'paranza di fuoco'. Paranza, come le barche che escono a pescare insieme in alto mare. Nessuno ne ha rivelato i nomi sino a quando non hanno fatto strage a Castel Volturno.

Ma sono sempre gli stessi, usano sempre le stesse armi, anche se cercano di modificarle per trarre in inganno la scientifica, segno che ne hanno a disposizione poche. Non entrano in contatto con le famiglie, stanno rigorosamente fra di loro. Ogni tanto qualcuno li intravede nei bar di qualche paesone, dove si fermano per riempirsi d'alcol. E da sei mesi nessuno riesce ad acciuffarli.

Castel Volturno, territorio dove è avvenuta la maggior parte dei delitti, non è un luogo qualsiasi. Non è un quartiere degradato, un ghetto per reietti e sfruttati come se ne possono trovare anche altrove, anche se ormai certe sue zone somigliano più alle hometown dell'Africa che al luogo di turismo balneare per il quale erano state costruite le sue villette. Castel Volturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola.

Ottocentosessantatremila metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del Mediterraneo. Abusivo l'ospedale, abusiva la caserma dei carabinieri, abusive le poste. Tutto abusivo. Ci andarono ad abitare le famiglie dei soldati della Nato. Quando se ne andarono, il territorio cadde nell'abbandono più totale e divenne tutto feudo di Francesco Bidognetti e al tempo stesso territorio della mafia nigeriana.

I nigeriani hanno una mafia potente con la quale ai Casalesi conveniva allearsi, il loro paese è diventato uno snodo nel traffico internazionale di cocaina e le organizzazioni nigeriane sono potentissime, capaci di investire soprattutto nei money transfer, i punti attraverso i quali tutti gli immigrati del mondo inviano i soldi a casa. Attraverso questi, i nigeriani controllano soldi e persone. Da Castel Volturno transita la coca africana diretta soprattutto in Inghilterra. Le tasse sul traffico che quindi il clan impone non sono soltanto il pizzo sullo spaccio al minuto, ma accordi di una sorta di joint venture. Ora però i nigeriani sono potenti, potentissimi. Così come lo è la mafia albanese, con la quale i Casalesi sono in affari.

E il clan si sta slabbrando, teme di non essere più riconosciuto come chi comanda per primo e per ultimo sul territorio. Ed ecco che nei vuoti si insinuano gli uomini della paranza. Uccidono dei pesci piccoli albanesi come azione dimostrativa, fanno strage di africani - e fra questi nessuno viene dalla Nigeria - colpiscono gli ultimi anelli della catena di gerarchie etniche e criminali. Muoiono ragazzi onesti, ma come sempre, in questa terra, per morire non dev'esserci una ragione. E basta poco per essere diffamati.

I ragazzi africani uccisi erano immediatamente tutti 'trafficanti' come furono 'camorristi' Giuseppe Rovescio e Vincenzo Natale, ammazzati a Villa Literno il 23 settembre 2003 perché erano fermi a prendere una birra vicino a Francesco Galoppo, affiliato del clan Bidognetti. Anche loro furono subito battezzati come criminali.

Non è la prima volta che si compie da quelle parti una mattanza di immigrati. Nel 1990 Augusto La Torre, boss di Mondragone, partì con i suoi fedelissimi alla volta di un bar che, pur gestito da italiani, era diventato un punto di incontro per lo spaccio degli africani. Tutto avveniva sempre lungo la statale Domitiana, a Pescopagano, pochi chilometri a nord di Castel Volturno, però già in territorio mondragonese. Uccisero sei persone, fra cui il gestore, e ne ferirono molte altre. Anche quello era stato il culmine di una serie di azioni contro gli stranieri, ma i Casalesi che pure approvavano le intimidazioni non gradirono la strage. La Torre dovette incassare critiche pesanti da parte di Francesco 'Sandokan' Schiavone. Ma ora i tempi sono cambiati e permettono di lasciar esercitare una violenza indiscriminata a un gruppo di cocainomani armati.

Chiedo di nuovo alla mia terra che immagine abbia di sé. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole.

Come vi immaginate questa terra? Se è vero, come disse Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se è sognato, voi come ve li sognate questi luoghi? Non c'è stata mai così tanta attenzione rivolta alle vostre terre e quel che vi è avvenuto e vi avviene. Eppure non sembra cambiato molto. I due boss che comandano continuano a comandare e ad essere liberi. Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli?

È storia antica quella dei latitanti ricercati in tutto il mondo e poi trovati proprio a casa loro. Ma è storia nuova che ormai ne abbiano parlato più e più volte giornali e tv, che politici di ogni colore abbiano promesso che li faranno arrestare. Ma intanto il tempo passa e nulla accade. E sono lì. Passeggiano, parlano, incontrano persone.

Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. Saviano merda. Saviano verme. E un'enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: 'Quello s'è fatto i soldi'. Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e, per fortuna, pagarmi gli avvocati. E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno le strade asfaltate?

Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a 500 milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale di far lievitare fino al 24% certi tumori, e le malformazioni congenite fino all'84% per cento? Soldi veri che generano, secondo l'Osservatorio epidemiologico campano, una media di 7.172,5 morti per tumore all'anno in Campania. E ad arricchirsi sulle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole, o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com'è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? Com'è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra, di fronte a tutto questo io rimango incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce.

Perché il dolore porta ad ammutolire, perché l'ostilità porta a non sapere a chi parlare. E allora a chi devo rivolgermi, che cosa dico? Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli? Oggi qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. Penso a tutti i compleanni passati così, da quando ho la scorta, un po' nervoso, un po' triste e soprattutto solo.

Penso che non potrò mai più passarne uno normale nella mia terra, che non potrò mai più metterci piede. Rimpiango come un malato senza speranze tutti i compleanni trascurati, snobbati perché è solo una data qualsiasi, e un altro anno ce ne sarà uno uguale. Ormai si è aperta una voragine nel tempo e nello spazio, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E penso pure e soprattutto a chi vive la mia stessa condizione e non ha come me il privilegio di scriverne e parlare a molti.

Penso ad altri amici sotto scorta, Raffaele, Rosaria, Lirio, Tano, penso a Carmelina, la maestra di Mondragone che aveva denunciato il killer di un camorrista e che da allora vive sotto protezione, lontana, sola. Lasciata dal fidanzato che doveva sposare, giudicata dagli amici che si sentono schiacciati dal suo coraggio e dalla loro mediocrità. Perché non c'era stata solidarietà per il suo gesto, anzi, ci sono state critiche e abbandono. Lei ha solo seguito un richiamo della sua coscienza e ha dovuto barcamenarsi con il magro stipendio che le dà lo stato.

Cos'ha fatto Carmelina, cos'hanno fatto altri come lei per avere la vita distrutta e sradicata, mentre i boss latitanti continuano a poter vivere protetti e rispettati nelle loro terre? E chiedo alla mia terra: che cosa ci rimane? Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar deve avere l'autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita delle marche più prestigiose di pentole)?

Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Votare i loro politici che riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche nazionali? Lavorare nei loro centri commerciali, costruiti per creare posti di lavoro e sudditanza dovuta al posto di lavoro, ma intanto non c'è perdita, perché gran parte dei negozi sono loro? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Sedervi al bar vicino ai loro figli, i figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E trovarli simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri.

E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma di smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell'unico mondo possibile sicuramente.

Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c'è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati? Come è possibile che solo gli ultimi degli ultimi, gli africani di Castel Volturno che subiscono lo sfruttamento e la violenza dei clan italiani e di altri africani, abbiano saputo una volta tirare fuori più rabbia che paura e rassegnazione? Non posso credere che un sud così ricco di talenti e forze possa davvero accontentarsi solo di questo.

La Calabria ha il Pil più basso d'Italia ma 'Cosa Nuova', ossia la ?ndrangheta, fattura quanto e più di una intera manovra finanziaria italiana. Alitalia sarà in crisi, ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del Mediterraneo. Una terra condannata a far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero, e invece ha danaro, profitto, cemento che ha il sapore del saccheggio, non della crescita.

Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla.

Ma non avere più paura non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.

'Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?', domanda Ivan Karamazov a suo fratello Aljo?a. Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia. Accontentarvi di questo pensate che vi metta al riparo da ansie e dolori. E forse ci riuscite, riuscite a trovare una dimensione in cui trovate serenità. Ma a che prezzo?

Se i vostri figli dovessero nascere malati o ammalarsi, se un'altra volta dovreste rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finirebbero nel vuoto, quando faticherete ad ottenere un mutuo per la vostra casa mentre i direttori delle stesse banche saranno sempre disponibili con chi comanda, quando vedrete tutto questo forse vi renderete conto che non c'è riparo, che non esiste nessun ambito protetto, e che l'atteggiamento che pensavate realistico e saggiamente disincantato vi ha appestato l'anima di un risentimento e rancore che toglie ogni gusto alla vostra vita.

Perché se tutto ciò è triste la cosa ancora più triste è l'abitudine. Abituarsi che non ci sia null'altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via. Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, pensarsi libera. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini.

Quegli uomini possono strapparti alla tua terra e al tuo passato, portarti via la serenità, impedirti di trovare una casa, scriverti insulti sulle pareti del tuo paese, possono fare il deserto intorno a te. Ma non possono estirpare quel che resta una certezza e, per questo, rimane pure una speranza. Che non è giusto, non è per niente naturale, far sottostare un territorio al dominio della violenza e dello sfruttamento senza limiti. E che non deve andare avanti così perché così è sempre stato. Anche perché non è vero che tutto è sempre uguale, ma è sempre peggio.

Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbrutiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l'immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più.

Paul Connet a Ponticelli


Venerdì 26 settembre 2008, alle ore 18.00, al Centro Sociale del
Rione INCIS di Ponticelli (viale Hemingway),si terrà una conferenza del prof. Paul
Connet, docente di chimica ambientale e tossicologia alla Saint Lawrence Univesity di Canton (New York) e fondatore della rivista “Waste Not” (Rifiuti Zero). L'incontro è organizzato dal Coordinamento dei comitati contro l'inceneritore.

sabato 20 settembre 2008

"Ecoballe" in tour


Paolo Rabitti, l'autore del libro "Ecoballe", sarà in Campania per una serie di incontri per presentare il suo lavoro.
Ecco le tappe del "tour":

- Lunedi 22 settembre - 18.30 - Libreria Intra Moenia, piazza Bellini (Napoli). Con padre Alex Zanotelli.

-Martedi 23 Settembre - 19.00 - Auditorium della Scuola Giovanni XXIII, corso Chiaiano 50 (Napoli). Con prof. Alberto Lucarelli.

-Mercoledi 24 Settembre - 20.00 - Libreria Masone, viale dei Rettori 73f (Benevento). Con Guido Viale.

-Giovedi 25 Settembre - 19.00 - Libreria Mondadori, corso Trieste 198 (Caserta). Con il giornalista Pietro Treccagnoli.

-Venerdi 26 Settembre - 18.30- sala conferenze Associazione Oltre il Chiostro, piazza Santa Maria la Nova 44 (Napoli). Con Franco Ortolani e Raffaele Raimondi.

martedì 16 settembre 2008

Un invito per la Napoli che vogliamo


C'è spazio per una Napoli ideale con la risoluzione definitiva del problema rifiuti?
La città più tormentata d'Italia può aspirare a diventare un modello?
Possono essere risolti alcuni suoi problemi?
Se la cittadinanza si unisse per costruire un progetto non solo urbanistico, ma anche di vita, di cambiamento, anzi, di stili di vita, in modo lungimirante, saggio, moderno, Napoli potrebbe veramente "risorgere"?
Alcuni concittadini se lo stanno chiedendo e hanno voglia di confrontarsi con altre persone per iniziare a delineare un'ideale progetto di rinascita partenopea.
Martedì 23 settembre alle ore 17.00 è prevista una prima riunione all'Hotel Tiro al Volo (via San Gennaro 69 A - tel. 0815705407).

Per la presentazione del progetto: http://lanapolichevogliamo.tk/

lunedì 15 settembre 2008

Ecoshopping da Mani Tese


Dove fare "ecoshopping" a Napoli? Continuate a segnalarcelo!

Intanto vi indichiamo la bottega di MANI TESE a piazza Cavour 190 (all'interno dei giardini - vicino ingresso metropolitana collinare).

Renato Briganti ci scrive:
Mani Tese vende detersivi alla spina da almeno 2 anni (piatti, pavimenti, lavatrice, vetri e ammorbidente), oltre a olio bio extravergine d'oliva alla spina, a prodotti biologici e del commercio equo e solidale, borse per la spesa riutilizzabili e tante altre buone pratiche.
Si raccolgono cartucce e toner esausti, libri e oggetti usati per mercatino del giovedi.
Le buste della spesa sono riciclate.
Manitese e una associazione che dal 1964 si occupa di pace, ambiente e diritti.

Inceneritore a San Giovanni, la VI municipalità si riunisce


Domani, martedi 16 settembre, si riunisce alle 10.00 il consiglio della VI municipalità, il cui territorio è stato scelto per la costruzione dell'inceneritore di Napoli. La riunione si svolgerà nell'aula consiliare in via Atripalda 1 (San Giovanni a Teduccio, vicino laghetto Parco Troisi).
Rappresentanti del Coordinamento cittadino contro l'inceneritore hanno chiesto di mettere all'ordine del giorno anche la necessità di una rapida espansione della Raccolta Differenziata "Porta a Porta" a tutti e 3 i quartieri che compongono l'attuale Municipalita'.
Inoltre il comitato si fa portare di un deciso "SI" per la scelta dell'unica tecnologia, davvero eco-compatibile, alternativa ai termodistruttori, vale a dire gli impianti TMB (trattamento meccanico biologico a freddo). "In tutto il mondo (nonche' in alcune regioni del notro Paese) - fanno sapere i militanti- stanno dimostrando la loro efficacia e un ridottissimo impatto ambientale". Il coordinamento invita tutta la cittadinanza a partecipare al consiglio perchè "tutta la citta' sarà coinvolta dall'aumento di malattie tumorali e cardiovascolari provocato dalle emissioni di un impianto con un cosi' alto impatto sulla salute pubblica".
Per chi volesse contattare membri del coordinamento:
noponticellinceneritore@yahoo.it

domenica 14 settembre 2008

Continua il lavoro de La TERRA DEI FUOCHI

Continua il lavoro di denuncia e di segnalazione dei roghi di rifiuti (speciali e non) nel napoletano fatto dai ragazzi de "La terra dei fuochi". Ve lo avevamo segnalato poche settimane fa.
Cambia l'indirizzo di riferimento:da ora in poi cliccate qui http://www.laterradeifuochi.it
Di seguito uno dei loro reportage, fatto il 12 settembre scorso.

Emergenza finita?


Un'isola ecologica a Marano


A pochi passi dalla (futura) discarica di Chiaiano e dalla Rotonda Rosa dei Venti c'è un'isola ecologica. Leggo la notizia dal blog di Note Ecologiche.
Sono i volontari dell' Associazione Marano Solidale a raccogliere in questo piccolo recinto le frazioni di carta, plastica e alluminio.
Fuori i cartelli indicano gli orari e i giorni in cui portare le diverse frazioni: plastica e alluminio il martedì e carta e cartone il giovedì, due ore al mattino e due la sera (10.00-12.00 e 19.00-21.00) e le piccole accortezze da adottare, schiacciare le bottiglie di plastica e i cartoni, sciacquare i contenitori.

Ecco il commento di Marianna dal suo blog:
C'è un gran via vai alle ore e ai giorni prefissati. Le signore conoscono questi ragazzi perché sono gentili, sono educati e hanno la faccia pulita. Sono lontani mille miglia da quella gioventù che nulla rispetta e va a finire sui giornali marchiando a fuoco la città e i suoi abitanti. Si scambia qualche parola, il sole scotta e c'è solo un albero a fare ombra su questi volenterosi ragazzi. (...)
Una signora saluta i ragazzi non senza rammarico "se parte la raccolta porta-a-porta non ci vediamo più, vengono a prenderlo a casa", una coppia arriva in motorino con una grossa busta.

Allora è vero, qualcosa si muove nel verso giusto da queste parti.

Dacci un tappo!

Un semplice gesto: prima di buttare una bottiglia di plastica, svitare il tappo e metterlo da parte.
Una banale abitudine che potrebbe aiutare tanti villaggi in Kenya con problemi di approvvigionamento d'acqua. In Campania l'iniziativa è di Popolorum Progressio (a Marigliano in via Nicotera e a San Vitaliano in via Risorgimento, questi punti di raccolta della plastica). I tappi raccolti sono portati all'azienda di riciclo Erreplast. Il ricavato della vendita dei tappi è utilizzato dall'associazione per progetti nella regione di Meru Herbs.
Qui tutte le informazioni: Popolorum Progressio
Qui sotto lo spot

venerdì 12 settembre 2008

"Così ho avvelenato Napoli"


Temo per la mia vita e per questo ho deciso di collaborare con la giustizia e dire tutto quello che mi riguarda, anche reati da me commessi. In particolare, intendo riferire sullo smaltimento illegale dei rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all'anno 2005. Smaltimenti realizzati in cave, in terreni vergini, in discariche non autorizzate e in siti che posso materialmente indicare, avendo anche io contribuito... Comincia così il più sconvolgente racconto della devastazione di una regione: venti anni di veleni nascosti ovunque, che hanno contaminato il suolo, l'acqua e l'aria della Campania. Venti anni di denaro facile che hanno consolidato il potere dei casalesi, diventati praticamente i monopolisti di questo business sporco e redditizio. La testimonianza choc di una follia collettiva, che dalla fine degli anni Ottanta ha spinto sindaci, boss e contadini a seminare scorie tossiche nelle campagne tra Napoli e Caserta. Con il Commissariato di governo che in nome dell'emergenza ha poi legalizzato questo inferno.

Gaetano Vassallo è stato l'inventore del traffico: l'imprenditore che ha aperto la rotta dei rifiuti tossici alle aziende del Nord. E ha amministrato il grande affare per conto della famiglia Bidognetti, seguendone ascesa e declino nell'impero di Gomorra.

Inizia così l'inchiesta del settimanale L'Espresso, in edicola da oggi, sul traffico di rifiuti tossici in Campania. Stamattina stessa, all'alba, sono state perquisite da agenti della Guardia di Finanza le abitazioni dei due reporter che hanno firmato il pezzo, Emiliano Fittipaldi e Gianluca Di Feo, nonchè la redazione del giornale stesso.

L'inchiesta: Così ho avvelenato Napoli
L'intervento della Guardia di finanza: Perquisito l'Espresso
Dichiarazioni: Cdr

giovedì 11 settembre 2008

Così ho avvelenato Napoli

Salve a tutti,
vi invito a leggere questo interessante articolo su L'Espresso. Cliccate sul link seguente
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Cosi-ho-avvelenato-Napoli/2040653&ref=hpsp

Aspetto vostri feedback.

Grazie Valentino e in bocca al lupo!


Questo post è per dire un grazie, vivo e sentito, e per fare un enorme in bocca al lupo ad una persona speciale che segue questo blog dall'inizio.
Ci ha visti "nascere", "crescere" un pochino, ci ha sempre sostenuti, ci ha pubblicizzati, anche segnalando il sito a Strasburgo, ad alcuni parlamentari e funzionari europei!
E, soprattutto, ci ha fatto un regalo bellissimo.
Valentino Di Giacomo ha scritto la sua tesi di laurea in Scienze della Comunicazione. Il titolo è: "La comunicazione virale di Grillo e l'espansione dei Meetup".
Ma quello che vogliamo condividere con tutti, e per cui ringraziamo tantissimo il nostro laureando, è che nella "sitografia" dell'opera, il blog di Napolisenzamunnezza è citato come una delle fonti.
E così facciamo il nostro ingresso in un'aula universitaria!
Dalla redazione di Napolisenzamunnezza e da tutti i nostri lettori, un grande in bocca al lupo a Valentino per la tesi e per tutto quello che, di meraviglioso e soddisfacente, avverrà dopo!

Detersivi alla spina: un rivenditore al Vomero

Un consiglio di eco-shopping. Chi è del quartiere Vomero a Napoli può acquistare detersivi alla spina in un negozio su Via Aniello Falcone (incrocio con via Belvedere, prima del ponte di via Cilea)
Vende ammorbidente, detersivo per lavatrice (0.80 euro al litro) e quello per i piatti (1 euro al litro).
Potete rifornirvi portando la vostra bottiglia oppure comprarne una lì (il negozio ricicla bottiglie d'acqua).
I vantaggi, in termini di riduzione di rifiuti, sono enormi!
Qui sotto le indicazioni stradali. Chi conosce altri negozi di questo tipo, li può segnalare al nostro indirizzo: napolisenzamunnezza@googlemail.com