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giovedì 26 giugno 2008

Gli psicologi volontari ci scrivono


Di seguito l'email che l'associazione degli psicologi volontari ci ha mandato per fare chiarezza sulla loro missione in Campania. Doverosamente riportiamo tutto.

Buondì,

abbiamo ricevuto quattro o cinque email con il testo da voi "proposto" all'attenzione dei lettori, e da lì abbiamo visto il vostro blog (che tra l'altro, e detto senza alcuna ironia, è davvero interessante).
Abbiamo quindi pensato di inoltrarvi, per copia conoscenza, e per quello che ci sembra un importante chiarimento tra... due diversi "pezzi di società civile" interessati entrambi a dare un piccolo contributo per la gestione dell'emergenza, e che sono stati forse indebitamente "contrapposti" da un mal scritto articolo di giornale, la mail che stiamo inviando a tutti coloro che ci hanno chiesto informazioni o inviato feedback sull'iniziativa in oggetto.
Ci auguriamo che la valutiate con attenzione, e, se lo riterrete opportuno, che la possiate anche diffondere, per una più articolata informazione, alle vostre liste.

Un saluto sincero, e rimanendo a vostra disposizione per ogni confronto, informazione o chiarimento,
Psicologi per i Popoli - Federazione

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Salve,

questa email viene inviata a tutti coloro che, in questi giorni, dopo la pubblicazione dell'articolo sul Sole 24 Ore, ci hanno contattato per esprimere una loro valutazione di merito, alcuni positiva ed altri negativa, sull'attività che l'associazione di volontariato Psicologi per i Popoli dovrebbe condurre nei prossimi mesi a Napoli, assieme alle altre 25 grandi Associazioni di Volontariato attivate dalla Protezione Civile Nazionale.

La presente ci è sembrata necessaria sia per farvi pervenire un feedback sulle osservazioni che avete voluto condividere con noi, sia per chiarire meglio alcuni punti di quell'articolo, che, per come è stato scritto e presentato, riporta una distorsione grave del reale senso o finalità dell'intervento.
Il Sole 24 Ore è già stato contattato da noi, per segnalare le numerose imprecisioni e le scivolate "spettacolarizzanti" presenti nello stesso; "spettacolarizzazioni" ed ironie fuori luogo, data la situazione in cui versa il territorio di Napoli (e che molti dei nostri volontari conoscono bene, essendo appunto campani), ed imprecisioni che trasformano il senso del nostro intervento proprio nel suo opposto; il giornale ha già dovuto accusare ricevuta.

Vorremmo quindi chiarire le peggiori imprecisioni dell'articolo, che, se prese per vere, fuorviano pesantemente la situazione in essere:

1) Nord contro Sud ?

No, non si tratta certo di una "mobilitazione di psicologi del Nord" che vanno al Sud.

Il Sole 24 Ore ha commesso un grave errore giornalistico, omettendo di indicare un'informazione essenziale: i Volontari di Protezione Civile dell'Associazione Psicologi per i Popoli provengono infatti da tutte le Regioni italiane.
Dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Puglia, dal Veneto, dalla Lombardia, dalla Val d'Aosta, dal Lazio, dal Molise, dalla Basilicata, dalla Sardegna.... e la maggior parte delle disponibilità di volontari psicologi finora raccolte sono... proprio del Sud, a partire dalla stessa Campania.

La parodistica rappresentazione degli "psicologi settentrionali" che in stile "garibaldino" vanno a "psicoanalizzare" i Napoletani è, appunto, una parodia piuttosto surreale, che non corrisponde, nemmeno lontanamente, alla realtà dei fatti :-)

2) Cosa fanno veramente gli psicologi in situazioni di crisi sanitaria ed ambientale ?

E' molto diffusa, nella nostra società, l'abitudine di ritenere che lo psicologo "psicoanalizza", fa "terapia", va in giro con un lettino su cui far stendere "pazienti" e farli parlare a lungo, o cose di questo genere...

Si tratta però di uno stereotipo, pur molto forte e persistente, ma di solito completamente errato. Lo psicologo non necessariamente lavora con "pazienti", o fa "terapia": quello è invece lo psicoterapeuta o lo psicoanalista, che sono tutt'altre figure professionali, ben differenti dallo psicologo.
Si tratta di una distinzione fondamentale, da cui derivano molte conseguenze.

Lo psicologo è in realtà un professionista che si occupa di aspetti sociali, relazionali e di supporto sociale in senso lato, occupandosi di temi come la comunicazione; lo studio degli atteggiamenti e delle aspettative sociali; i gruppi; la formazione; le dinamiche delle grandi organizzazioni; gli interventi di comunità.... proprio nulla di "clinico", quindi.

La maggior parte degli psicologi, che non siano anche psicoterapeuti, non ha mai lavorato con un "paziente" in vita sua, nè di solito gli interessa farlo.
Si occupano di tutt'altro, ed è perfino scorretto usare termini come "pazienti", "terapia" o altro se si sta parlando dell'operato di uno psicologo sociale, come in questo caso.

Di più. Da decenni, in moltissimi paesi del mondo è considerato semplicemente di routine l'inquadrare nelle operazioni di gestione delle crisi (ambientali, sanitarie, legate a disastri o incidenti di vario tipo, etc..) proprio nuclei di sociologi, psicologi, operatori esperti di formazione, etc., che lavorano abitualmente a fianco degli altri professionisti dell'emergenza, quali gli ingegneri, gli architetti, i medici, i geologi.
Gli psicologi sono cioè solo una delle tante pedine professionali di un ampio sistema di supporto nazionale, che si attiva in situazioni di crisi territoriale a favore dell'area colpita.

In questo caso, l'ottica dell'intervento nazionale per migliorare la gestione del territorio e "demilitarizzarlo" progressivamente, punta proprio su un fortissimo coinvolgimento delle comunità locali, del volontariato campano, delle parti sane della società civile di Napoli e del suo hinterland. E di tutto il sistema di volontariato nazionale di protezione civile, ad esclusivo supporto di quello locale.

E' per questo che è stato attivato proprio il volontariato locale, prima interfaccia per il supporto alle comunità locali nella gestione del territorio.
Ma come in ogni grande emergenza o crisi territoriale di questo paese, la logica normale degli interventi di protezione civile consiste appunto nell'integrare (integrare, non sostituire) il volontariato locale con gruppi di concittadini volontari di altre regioni, che supplementano e danno "rinforzi quantitativi" ai volontari locali nel periodo di gestione dell'emergenza.

E' avvenuto così in ogni emergenza degli ultimi anni in tutta Italia; ed ogni volta che vi è un'emergenza in una regione (che sia al nord, al centro, o al sud questo non ha mai avuto alcuna rilevanza), i volontari e le colonne mobili di protezione civile di tutta Italia arrivano a dare una mano ai gruppi locali.
Non solo non vi è nulla di strano, ma è anzi il normale funzionamento della protezione civile nazionale.
E, più ampiamente, è un fondamentale concetto di collaborazione e solidarietà tra cittadini italiani; collaborazione solidale che in emergenza viene prima di qualunque differenza professionale, regionale, o di appartenenza politica, socioeconomica o di altro tipo.

In Friuli, nel 1976, i volontari della Campania sono accorsi in forze ad aiutare i concittadini friulani, ed hanno spalato fango fianco a fianco con i volontari lombardi, friulani o siciliani; a Sarno, nel 1998, i volontari friuliani o veneti sono accorsi ad aiutare i colleghi campani, ed hanno di nuovo lavorato fianco a fianco, spalando fango. A San Giuliano, dopo il terremoto del 2002, le colonne mobili di tutte le associazioni d'Italia, indifferentemente dalla Val d'Aosta alla Sicilia, hanno aiutato la popolazione molisana, costruendo campi, mettendo in sicurezza le comunità locali, sostenendo i gruppi locali nella gestione della crisi.
Nessuno, ovviamente, ha mai trovato nulla di strano in tutto questo... semplicemente perchè è normale che sia così.
Le crisi e le emergenze sono un problema di tutti, anche di chi non le subisce direttamente.

3) Psicologi o Volontari ?

Altro punto importante: gli psicologi che hanno dato la disponibilità, non vengono giù in quanto "psicologi che fanno chissà cosa", ma semplicemente in quanto normali "volontari di protezione civile"; volontari che hanno pure una competenza psicosociale, di comunicazione e di formazione.
Esattamente come è prevista l'attivazione degli Alpini dell'ANA, che non si muovono in quanto Alpini, ma... in quanto volontari con speciale competenza logistica; o come i medici volontari delle Misericordie o dell'ANPAS, che non vengono a Napoli per "colonizzare alcunchè" (!), ma, in quanto volontari esperti di questioni sanitarie e assistenziali, per dare una mano al sistema di volontariato locale durante l'aumentato carico di lavoro dei mesi estivi.
E così via.
Gli psicologi, esperti di comunicazione, formazione e gestione organizzativa, si muovono con la stessa logica. Sono attivate 26 associazioni nazionali di volontariato, ciascuna che si muove in quanto "volontariato nazionale" che porta un piccolo contributo al volontariato locale ed alla società civile, fornendo semplicemente - per solidarietà e per qualche mese - forze aggiuntive ad integrazione di quelle già presenti sul territorio. Tutto qui.

Nessuno dei volontari, per sfatare un mito, prende soldi, medagliette, o chissà cosa per il suo impegno.
Senza quell'articolo del Sole 24 Ore, anzi, non si sarebbe nemmeno forse saputo che c'erano volontari-psicologi in mezzo alle altre migliaia di volontari ingegneri, architetti, medici o geologi di tutta Italia.

Quello di cui si sta parlando è di diverse centinaia di concittadini di tutta Italia che, oltre ad essere psicologi, fanno magari da anni i volontari di protezione civile; e che quest'estate, al posto di andarsene in ferie, e senza guadagnarci nulla (se non, al momento attuale, purtroppo un pò di insulti...) vengono a Napoli in pieno agosto, a lavorare gratis per giorni, a supporto diretto della società civile locale.
Molte delle lettere che ci stanno arrivano dai colleghi sono rinfrancanti, proprio perchè la parola "impegno" e "solidarietà" sono quelle più frequenti nel testo delle candidature...

I volontari nazionali (tra cui gli psicologi) risolveranno i problemi strutturali della situazione ?
Evidentemente no, anche solo pensarlo è irrealistico.
La situazione dell'emergenza è estremamente ampia, complessa, legata a molte variabili, e va ovviamente aldilà di quanto alcune centinaia di psicologi, o medici, o geologi volontari che siano potrebbero mai fare da soli.
Il volontariato nazionale è però una delle varie, numerose ed importanti risorse di solidarietà che la società mette in campo in questa situazione, e che, nel quadro di un sistema più ampio, può magari dare un contributo, piccolo ma forse almeno parzialmente utile, per aiutare il territorio negli sforzi tesi alla progressiva risoluzione dell'emergenza.
Questo è il nostro proposito, ed il nostro progetto d'impegno.

Sinceramente, speriamo che questa email abbia potuto chiarire un pò il senso reale dell'iniziativa, che quell'articolo ha davvero travisato pesantemente... articolo, che forse non è la fonte migliore su cui basarsi per capire esattamente quale è la finalità delle attività progettate.

Rimaniamo - davvero - a vostra disposizione per ogni ulteriore chiarimento, commento o feedback sulla questione; come Associazione di volontariato lavoriamo da anni in molte situazioni in cui il contatto diretto col territorio, e con le sue forze più sane e costruttive, è l'unica via possibile per dare un contributo utile.
Questa dell'emergenza rifiuti è, in pieno, una di queste situazioni, e lo sappiamo bene.

Un saluto cordiale a tutti,
Psicologi per i Popoli - Federazione

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