I video da noi selezionati

lunedì 30 giugno 2008

L'inceneritore di Brescia inquina? Cediamolo a Napoli


Fonte: Ansa

NAPOLI - L'inceneritore più grande del mondo da Brescia a Napoli: secondo Ennio Italico Noviello, primo ricercatore del Cnr di Roma, la cittadina lombarda avrebbe proposto di vendere l'intero impianto alla Campania. "L'ho saputo proprio stamattina - ha spiegato Noviello in un incontro a Napoli - La proposta era di cederlo per 25 milioni di euro, cioé meno di quanto serve per completare quello di Acerra". Una proposta, secondo Noviello, giustificata dal fatto che "quell'impianto sta inquinando l'intera Lombardia. A Brescia non c'é un solo allevamento di bovini che sia senza diossina".

A chi dice che l'inceneritore di Brescia sia il migliore al mondo, Noviello risponde così: "Quell'impianto ha vinto un premio, certo. Ma nel comitato scientifico di chi gli ha dato il premio c'é una delle aziende che ha fatto l'impianto. Brescia è il punto più inquinato del mondo, basta guardare il satellite". L'inceneritore di Brescia è capace di bruciare 750mila tonnellate all'anno ma, conclude Noviello, "i disastri ambientali lì sono stati documentati, dimostrati e accertati sotto tutti i punti di vista. Perfino la Commissione Europea è intervenuta. E' incredibile che qualcuno proponga quell'inceneritore come modello".

Un no deciso alla costruzione di termovalorizzatori per lo smaltimento dei rifiuti: a prendere posizione non sono i cittadini della Campania né i vari comitati di protesta ma l'area di ricerca del Cnr. "La soluzione individuata per mettere a regime la gestione dei rifiuti è una non-soluzione", ha spiegato Noviello - L'incenerimento trasforma i rifiuti da solidi in aeroformi, ma restano tossici e nocivi. E, infatti, in Giappone, uno dei primi paesi a utilizzare questa tecnologia, stanno rapidamente facendo marcia indietro, mentre in paesi come la Francia si sono costruiti un centinaio di piccoli impianti per evitare di sovraccaricare una sola zona".

Dalle critiche il Cnr passa anche alle proposte. Secondo Noviello l'incenerimento dei rifiuti potrebbe essere sostituito con la "dissociazione molecolare, in grado arrivare quasi ad emissioni zero. O come la tecnologia al plasma, capace di rendere i rifiuti materiale totalmente inerte". "Purtroppo però - conclude - tutto questo non incontra il favore delle istituzioni".

giovedì 26 giugno 2008

Consigli per l' Ecoshopping


Ecco qualche consiglio sul come fare una spesa che abbia il minor impatto possibile nel...produrre munnezza. Obiettivo? Ridurre al minimo gli imballaggi usati nella distribuzione. Ovviamente non tutto è sempre possibile perché negozi e supermercati non sono ancora attrezzati, ma imparare a pensare in modo diverso può sempre essere un passo in avanti.

1. Acquistare sfusi frutta, verdura, formaggi, carni e affettati, detergenti, detersivi, pasta, cereali e legumi.

2. Bere l'acqua del rubinetto al posto di quella minerale.

3. Scegliere imballaggi riciclati o facilmente riciclabili. Preferire le ricariche e le confezioni famiglia.

4. Evitare i prodotti usa-e-getta e quelli con confezioni inutili.

5. Preferire quelli con l'etichetta ECOLABEL, il marchio europeo dei prodotti a minor impatto ambientale.

6. Andare a fare la spesa già "preparati", con buste di plastica riciclate da casa o con sacche di tela.

Per altri suggerimenti, è uscito questo libro da poco in libreria: "Ecoshopping - Idee, indirizzi, siti per fare acquisti senza trascurare ambiente, salute e... portafoglio" di Nicoletta Pennati e Rita Imwinkelried.

Gli psicologi volontari ci scrivono


Di seguito l'email che l'associazione degli psicologi volontari ci ha mandato per fare chiarezza sulla loro missione in Campania. Doverosamente riportiamo tutto.

Buondì,

abbiamo ricevuto quattro o cinque email con il testo da voi "proposto" all'attenzione dei lettori, e da lì abbiamo visto il vostro blog (che tra l'altro, e detto senza alcuna ironia, è davvero interessante).
Abbiamo quindi pensato di inoltrarvi, per copia conoscenza, e per quello che ci sembra un importante chiarimento tra... due diversi "pezzi di società civile" interessati entrambi a dare un piccolo contributo per la gestione dell'emergenza, e che sono stati forse indebitamente "contrapposti" da un mal scritto articolo di giornale, la mail che stiamo inviando a tutti coloro che ci hanno chiesto informazioni o inviato feedback sull'iniziativa in oggetto.
Ci auguriamo che la valutiate con attenzione, e, se lo riterrete opportuno, che la possiate anche diffondere, per una più articolata informazione, alle vostre liste.

Un saluto sincero, e rimanendo a vostra disposizione per ogni confronto, informazione o chiarimento,
Psicologi per i Popoli - Federazione

________________

Salve,

questa email viene inviata a tutti coloro che, in questi giorni, dopo la pubblicazione dell'articolo sul Sole 24 Ore, ci hanno contattato per esprimere una loro valutazione di merito, alcuni positiva ed altri negativa, sull'attività che l'associazione di volontariato Psicologi per i Popoli dovrebbe condurre nei prossimi mesi a Napoli, assieme alle altre 25 grandi Associazioni di Volontariato attivate dalla Protezione Civile Nazionale.

La presente ci è sembrata necessaria sia per farvi pervenire un feedback sulle osservazioni che avete voluto condividere con noi, sia per chiarire meglio alcuni punti di quell'articolo, che, per come è stato scritto e presentato, riporta una distorsione grave del reale senso o finalità dell'intervento.
Il Sole 24 Ore è già stato contattato da noi, per segnalare le numerose imprecisioni e le scivolate "spettacolarizzanti" presenti nello stesso; "spettacolarizzazioni" ed ironie fuori luogo, data la situazione in cui versa il territorio di Napoli (e che molti dei nostri volontari conoscono bene, essendo appunto campani), ed imprecisioni che trasformano il senso del nostro intervento proprio nel suo opposto; il giornale ha già dovuto accusare ricevuta.

Vorremmo quindi chiarire le peggiori imprecisioni dell'articolo, che, se prese per vere, fuorviano pesantemente la situazione in essere:

1) Nord contro Sud ?

No, non si tratta certo di una "mobilitazione di psicologi del Nord" che vanno al Sud.

Il Sole 24 Ore ha commesso un grave errore giornalistico, omettendo di indicare un'informazione essenziale: i Volontari di Protezione Civile dell'Associazione Psicologi per i Popoli provengono infatti da tutte le Regioni italiane.
Dalla Sicilia, dalla Campania, dalla Puglia, dal Veneto, dalla Lombardia, dalla Val d'Aosta, dal Lazio, dal Molise, dalla Basilicata, dalla Sardegna.... e la maggior parte delle disponibilità di volontari psicologi finora raccolte sono... proprio del Sud, a partire dalla stessa Campania.

La parodistica rappresentazione degli "psicologi settentrionali" che in stile "garibaldino" vanno a "psicoanalizzare" i Napoletani è, appunto, una parodia piuttosto surreale, che non corrisponde, nemmeno lontanamente, alla realtà dei fatti :-)

2) Cosa fanno veramente gli psicologi in situazioni di crisi sanitaria ed ambientale ?

E' molto diffusa, nella nostra società, l'abitudine di ritenere che lo psicologo "psicoanalizza", fa "terapia", va in giro con un lettino su cui far stendere "pazienti" e farli parlare a lungo, o cose di questo genere...

Si tratta però di uno stereotipo, pur molto forte e persistente, ma di solito completamente errato. Lo psicologo non necessariamente lavora con "pazienti", o fa "terapia": quello è invece lo psicoterapeuta o lo psicoanalista, che sono tutt'altre figure professionali, ben differenti dallo psicologo.
Si tratta di una distinzione fondamentale, da cui derivano molte conseguenze.

Lo psicologo è in realtà un professionista che si occupa di aspetti sociali, relazionali e di supporto sociale in senso lato, occupandosi di temi come la comunicazione; lo studio degli atteggiamenti e delle aspettative sociali; i gruppi; la formazione; le dinamiche delle grandi organizzazioni; gli interventi di comunità.... proprio nulla di "clinico", quindi.

La maggior parte degli psicologi, che non siano anche psicoterapeuti, non ha mai lavorato con un "paziente" in vita sua, nè di solito gli interessa farlo.
Si occupano di tutt'altro, ed è perfino scorretto usare termini come "pazienti", "terapia" o altro se si sta parlando dell'operato di uno psicologo sociale, come in questo caso.

Di più. Da decenni, in moltissimi paesi del mondo è considerato semplicemente di routine l'inquadrare nelle operazioni di gestione delle crisi (ambientali, sanitarie, legate a disastri o incidenti di vario tipo, etc..) proprio nuclei di sociologi, psicologi, operatori esperti di formazione, etc., che lavorano abitualmente a fianco degli altri professionisti dell'emergenza, quali gli ingegneri, gli architetti, i medici, i geologi.
Gli psicologi sono cioè solo una delle tante pedine professionali di un ampio sistema di supporto nazionale, che si attiva in situazioni di crisi territoriale a favore dell'area colpita.

In questo caso, l'ottica dell'intervento nazionale per migliorare la gestione del territorio e "demilitarizzarlo" progressivamente, punta proprio su un fortissimo coinvolgimento delle comunità locali, del volontariato campano, delle parti sane della società civile di Napoli e del suo hinterland. E di tutto il sistema di volontariato nazionale di protezione civile, ad esclusivo supporto di quello locale.

E' per questo che è stato attivato proprio il volontariato locale, prima interfaccia per il supporto alle comunità locali nella gestione del territorio.
Ma come in ogni grande emergenza o crisi territoriale di questo paese, la logica normale degli interventi di protezione civile consiste appunto nell'integrare (integrare, non sostituire) il volontariato locale con gruppi di concittadini volontari di altre regioni, che supplementano e danno "rinforzi quantitativi" ai volontari locali nel periodo di gestione dell'emergenza.

E' avvenuto così in ogni emergenza degli ultimi anni in tutta Italia; ed ogni volta che vi è un'emergenza in una regione (che sia al nord, al centro, o al sud questo non ha mai avuto alcuna rilevanza), i volontari e le colonne mobili di protezione civile di tutta Italia arrivano a dare una mano ai gruppi locali.
Non solo non vi è nulla di strano, ma è anzi il normale funzionamento della protezione civile nazionale.
E, più ampiamente, è un fondamentale concetto di collaborazione e solidarietà tra cittadini italiani; collaborazione solidale che in emergenza viene prima di qualunque differenza professionale, regionale, o di appartenenza politica, socioeconomica o di altro tipo.

In Friuli, nel 1976, i volontari della Campania sono accorsi in forze ad aiutare i concittadini friulani, ed hanno spalato fango fianco a fianco con i volontari lombardi, friulani o siciliani; a Sarno, nel 1998, i volontari friuliani o veneti sono accorsi ad aiutare i colleghi campani, ed hanno di nuovo lavorato fianco a fianco, spalando fango. A San Giuliano, dopo il terremoto del 2002, le colonne mobili di tutte le associazioni d'Italia, indifferentemente dalla Val d'Aosta alla Sicilia, hanno aiutato la popolazione molisana, costruendo campi, mettendo in sicurezza le comunità locali, sostenendo i gruppi locali nella gestione della crisi.
Nessuno, ovviamente, ha mai trovato nulla di strano in tutto questo... semplicemente perchè è normale che sia così.
Le crisi e le emergenze sono un problema di tutti, anche di chi non le subisce direttamente.

3) Psicologi o Volontari ?

Altro punto importante: gli psicologi che hanno dato la disponibilità, non vengono giù in quanto "psicologi che fanno chissà cosa", ma semplicemente in quanto normali "volontari di protezione civile"; volontari che hanno pure una competenza psicosociale, di comunicazione e di formazione.
Esattamente come è prevista l'attivazione degli Alpini dell'ANA, che non si muovono in quanto Alpini, ma... in quanto volontari con speciale competenza logistica; o come i medici volontari delle Misericordie o dell'ANPAS, che non vengono a Napoli per "colonizzare alcunchè" (!), ma, in quanto volontari esperti di questioni sanitarie e assistenziali, per dare una mano al sistema di volontariato locale durante l'aumentato carico di lavoro dei mesi estivi.
E così via.
Gli psicologi, esperti di comunicazione, formazione e gestione organizzativa, si muovono con la stessa logica. Sono attivate 26 associazioni nazionali di volontariato, ciascuna che si muove in quanto "volontariato nazionale" che porta un piccolo contributo al volontariato locale ed alla società civile, fornendo semplicemente - per solidarietà e per qualche mese - forze aggiuntive ad integrazione di quelle già presenti sul territorio. Tutto qui.

Nessuno dei volontari, per sfatare un mito, prende soldi, medagliette, o chissà cosa per il suo impegno.
Senza quell'articolo del Sole 24 Ore, anzi, non si sarebbe nemmeno forse saputo che c'erano volontari-psicologi in mezzo alle altre migliaia di volontari ingegneri, architetti, medici o geologi di tutta Italia.

Quello di cui si sta parlando è di diverse centinaia di concittadini di tutta Italia che, oltre ad essere psicologi, fanno magari da anni i volontari di protezione civile; e che quest'estate, al posto di andarsene in ferie, e senza guadagnarci nulla (se non, al momento attuale, purtroppo un pò di insulti...) vengono a Napoli in pieno agosto, a lavorare gratis per giorni, a supporto diretto della società civile locale.
Molte delle lettere che ci stanno arrivano dai colleghi sono rinfrancanti, proprio perchè la parola "impegno" e "solidarietà" sono quelle più frequenti nel testo delle candidature...

I volontari nazionali (tra cui gli psicologi) risolveranno i problemi strutturali della situazione ?
Evidentemente no, anche solo pensarlo è irrealistico.
La situazione dell'emergenza è estremamente ampia, complessa, legata a molte variabili, e va ovviamente aldilà di quanto alcune centinaia di psicologi, o medici, o geologi volontari che siano potrebbero mai fare da soli.
Il volontariato nazionale è però una delle varie, numerose ed importanti risorse di solidarietà che la società mette in campo in questa situazione, e che, nel quadro di un sistema più ampio, può magari dare un contributo, piccolo ma forse almeno parzialmente utile, per aiutare il territorio negli sforzi tesi alla progressiva risoluzione dell'emergenza.
Questo è il nostro proposito, ed il nostro progetto d'impegno.

Sinceramente, speriamo che questa email abbia potuto chiarire un pò il senso reale dell'iniziativa, che quell'articolo ha davvero travisato pesantemente... articolo, che forse non è la fonte migliore su cui basarsi per capire esattamente quale è la finalità delle attività progettate.

Rimaniamo - davvero - a vostra disposizione per ogni ulteriore chiarimento, commento o feedback sulla questione; come Associazione di volontariato lavoriamo da anni in molte situazioni in cui il contatto diretto col territorio, e con le sue forze più sane e costruttive, è l'unica via possibile per dare un contributo utile.
Questa dell'emergenza rifiuti è, in pieno, una di queste situazioni, e lo sappiamo bene.

Un saluto cordiale a tutti,
Psicologi per i Popoli - Federazione

lunedì 23 giugno 2008

Inceneritore ad Agnano: la scelta della Jervolino


A voi le considerazioni.

Fonte: Repubblica.it - di Roberto Fuccillo

Colpo di scena al Comune di Napoli, sulla vicenda del termovalorizzatore. Quando sembrava certo che fosse stata individuata l'area nella zona di Napoli est, con tanto di spiegazioni tecniche ufficiali, si è registrato invece un cambio di direzione: alle 18.20 il Comune ha preso la sua decisione: l'inceneritore si farà ad Agnano, da tutt'altra parte, dunque.

Quella individuata e scelta dal Comune di è l'area di via Scarfoglio, la zona che ospitava il cosiddetto spaccio degli americani, prima del cinema Duel. Cinque ettari all'interno di un'ex area industriale dismessa, di proprietà di privati, e che pertanto sarà soggetta ad esproprio. La ragione di questa scelta starebbe in un criterio d'equità, così definito dal Comune: l'area nord avrà la discarica di Chiaiano, l'area est la centrale elettrica di Vigliena, l'area ovest, da adesso, diventa sede del termovalorizzatore.

"Abbiamo deciso per Agnano - ha detto il sindaco Iervolino - dopo un'analisi molto lunga e molto attenta su tutto il territorio cittadino e dopo aver vagliato anche altre ipotesi. Siamo partiti da una premessa, prendendo ad esempio il termovalorizzatore di Vienna che sorge in mezzo alle case e vicino all'università e all'ospedale, e cioè che il termovalorizzatore non è un'apparecchiatura mortifera".

"Ci è parso giusto - ha sottolineato la Iervolino - scegliere un territorio che avesse alcune caratteristiche: che fosse facilmente accessibile, il cui terreno non fosse inquinato in modo da poter lavorare immediatamente, e che consentisse per superficie la realizzazione dell'impianto che sarà un termovalorizzatore di città. Non vogliamo, infatti - ha precisato - un bestione che bruci l'immondizia di tutta la Regione ma qualcosa che serva per Napoli". "Naturalmente - ha poi proseguito - non siamo in grado di fare valutazioni di impatto ambientale. Per tutte le analisi che gli organismi tecnici dovranno fare noi chiediamo la massima severità ed esigeremo che siano tutte positive per la salute dei cittadini e per l'ambiente".

domenica 22 giugno 2008

Psicologi per i napoletani? Sarebbero necessari a qualcun altro!


E' notizia di questi giorni la richiesta fatta dal sottosegretario Guido Bertolaso di "arruolare" circa 1000 "angeli della monnezza" che indottrinino i napoletani sulla materia rifiuti. Come se 15 anni di Commissariamento straordinario non avessero già permesso ad un milione di partenopei di diventare, uno per uno, esperti in materia e senza contare le centinaia di associazioni ambientaliste, le decine di comitati civici, i vari Wwf e Legambiente, le organizzazioni di medici, le assise, ecc ecc che si sono cimentate in massa a studiare le Soluzioni per risolvere il problema. Ma oltre ai mille, ora Bertolaso ha richiesto alle associazioni di psicologi del nord di "mandare" in terra campana ulteriori 300 psicologi, PSICOLOGI, sempre per sostenere i processi di apprendimento degli, evidentemente, primitivi napoletani.

Qualche chiarimento in più, lo trovate in questo articolo del Sole 24 Ore.

Di seguito trovate invece il facsimile di una email che, chi vuole, può mandare all'associazione degli psicologi, per "felicitarsi" di tanto nobile iniziativa.
L'indirizzo a cui mandarla è questo: psicologivolontari@gmail.com
“NON ABBIAMO BISOGNO DI PSICOLOGI, GRAZIE. UTILIZZATELI PER COLORO CHE HANNO AVUTO QUESTA IDEA . UTILIZZATELI VERSO I COMMISSARI DI TUTTI I GOVERNI DAL 2000 IN POI (BASSOLINO, CATENACCI, BERTOLASO) CHE HANNO BOICOTTATO L'IMPIANTISTICA DI SERVIZIO DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA, PER ESEMPIO OCCUPANDO CON LE ECOBALLE GLI IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO INDISPENSABILI PER ATTIVARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA DELL'UMIDO E OCCUPANDOSI SOLO DI DISCARICHE E DI (COSTRUENDI) INCENERITORI”
La maggioranza dei napoletani è oramai convinta che l’uscita dalla crisi è possibile se vi è l’immediata attivazione degli stessi cittadini per differenziare i rifiuti. I cittadini napoletani attendono le istituzioni preposte, lo reclamano. Tantissimi sono i volontari locali che si farebbero in quattro ma non possono fare nulla perché bloccati dall’inerzia di chi ci amministra a livello locale e nazionale. Ma la nostra volontà di reagire non può essere commissariata come tutto il resto. Perché siamo cittadini italiani ed europei come gli altri e sappiamo assumerci impegni e responsabilità in modo diretto e costruttivo. Ed ora ci mandano gli psicologi, consolidando un devastante messaggio di razzismo,disprezzo e fastidio che cresce contro i campani. Ennesima e forse maggiore responsabilità di un sistema di potere locale e commissariale che ha fallito in tutto ma rimane ancorato alle poltrone del comando."
Ovviamente, è mio personale parere, che non solo gli psicologi, ma anche magistrati e fustigatori io li manderei in quelle regioni del Nord che tanto si sono industriate, per decenni, nell'inviarci il prezioso scarto delle loro lavorazioni: monnezza tossica.

Decreto rifiuti: la "bocciatura" della Commissione Europea


E’ stata resa nota solo oggi la risposta della Commissione Europea all’interrogazione scritta presentata dall’europarlamentare Monica Frassoni sulla rispondenza del Decreto-rifiuti n. 90/2008 alle norme comunitarie. Nell’interrogazione, l’esponente dei Verdi criticava aspramente il decreto in questione, rilevando in esso numerose deroghe a norme nazionali che recepiscono le direttive comunitarie in materia di smaltimento dei rifiuti, di gestione delle discariche e della valutazione dell’impatto ambientale.

Sul blog della Frassoni oggi è stata pubblicata la risposta ufficiale della Commissione Europea, che esprime il proprio parere negativo su tale decreto e minaccia di aprire una nuova procedura di infrazione a carico dell’Italia se il decreto dovesse essere convertito in legge.

Una “bocciatura” che arriva proprio a pochi giorni dall’incontro programmato a Bruxelles per martedì 24 giugno fra il Commissario europeo per l’Ambiente, Stavros Dimas, e il sottosegretario per l’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso.

“ La Commissione - si legge nella risposta all’interrogazione - ha già espresso a livello tecnico la sua viva preoccupazione per le disposizioni contenute nel nuovo decreto che consentono ampie deroghe alle norme comunitarie, in particolare alcune disposizioni chiave della direttiva sulle discariche 1999/31/CE e di altre direttive. Anche laddove la situazione appare difficile, le autorità italiane devono rispettare la legislazione comunitaria in materia ambientale. Sarebbe paradossale - continua - se, per affrontare rischi di carattere sanitario a breve termine, fossero nuovamente messi in pericolo la salute umana e l'ambiente

ad esempio per la mancata applicazione di disposizioni chiave della direttiva sulle discariche che prevedono obblighi sanitari di lungo periodo che dipendono dalla natura, pericolosa o non pericolosa, dei rifiuti destinati a discarica”. E conclude: “Il decreto legge del 23 maggio 2008 è ora all'esame del Parlamento italiano per essere convertito in legge e la Commissione esaminerà attentamente il testo approvato in via definitiva. Qualora l'Italia varasse un atto legislativo che consenta indebite deroghe alla normativa comunitaria, la Commissione non avrà altra scelta che l'adozione di un procedimento a norma dell'articolo 226 del trattato”. In pratica, se il decreto verrà convertito in legge per l’Italia scatterà una nuova procedura di infrazione.

Per leggere il testo completo dell'interrogazione e della risposta della Commissione è possibile consultare il sito: http://www.monicafrassoni.it/

giovedì 19 giugno 2008

Un'idea da Genova


Fonte: Ansa

GENOVA, 19 GIU - Ritorno all'antico, con pannolini lavabili e riutilizzabili al posto di quelli usa e getta, per i bambini ospiti degli asili nido di Genova.
Il Comune ha infatti acquistato da una ditta specializzata 570 kit di prova, ciascuno dei quali comprende quattro pannolini lavabili in spugna di cotone anallergico, una mutandina lavabile in microfibra impermeabile e trasparente, un rotolo di 100 veli atossici e anallergici che raccolgono i residui organici eliminabili nel wc. L'iniziativa "Pannolini ecologici per i bambini del futuro" punta a sostituire progressivamente i pannolini usa e getta che costituiscono un terzo della produzione di rifiuti domestici. Si calcola anche che ogni panno usa e getta richiede 500 anni per essere smaltito. Tutte le famiglie interessate, residenti nel comune di Genova, e con bambini fino a 24 mesi di età possono acquistare lo stesso kit in negozi convenzionati il cui elenco è consultabuile sul sito del Comune.

mercoledì 18 giugno 2008

Intercettazioni, il Pm Noviello: "A rischio le indagini in campo ambientale"


Fonte: Il Mattino - 18 giugno 2008

LEANDRO DEL GAUDIO
«Il disegno di legge sulle intercettazioni mette a rischio le indagini in campo ambientale, fino a vanificare sul nascere i futuri sforzi messi in campo contro reati in materia ecologica».
Ne è convinto il pm Giuseppe Noviello, magistrato con una lunga militanza nella sezione Ecologia. Napoletano, 42 anni, studi classici al Vittorio Emanuele, Noviello oggi è in forza al pool mani pulite. È stato titolare assieme al collega Paolo Sirleo del processo a carico del commissariato per l’emergenza rifiuti, che vede imputato tra gli altri il governatore Antonio Bassolino.
Giudice, cosa non la convince del disegno di legge?
«Taglia fuori le attività organizzate per il traffico di rifiuti, esclude il reato 260 (codice ambientale), che è una delle poche armi che abbiamo per impedire sversamenti abusivi sul nostro territorio. In questo modo, invece, la Superprocura non potrà fronteggiare gran parte dei fenomeni di devastazione della regione».
Quante indagini sono nate grazie alle intercettazioni rese possibili dal traffico di rifiuti?
«Le principali indagini in campo ambientale, anche le più recenti, si sono fondate anche sulle intercettazioni rese possibili da una contestazione specifica, il reato di traffico di rifiuti. Senza intercettazioni, le indagini sono spuntate e rischiano di arrivare molto tempo dopo traffici e sversamenti abusivi».
In che senso?
«Le intercettazioni consentono di intervenire subito su un reato in corso. Se c’è ad esempio una complessa organizzazione che scarica rifiuti pericolosi in Campania, magari di un altro paese, lo strumento che mi permette di individuare il reato nel suo svolgimento è l’intercettazione. Da domani questo non sarà più possibile. O comunque sarà molto più difficile individuare un fenomeno di smaltimento illecito in una cava, in un fiume o in una discarica mentre il reato viene consumato».
Restano però metodi tradizionali di indagine.
«La sola analisi documentale o una consulenza tecnica non bastano. O meglio, questi strumenti rischiano di essere tardivi rispetto a un traffico illegale consumato sulla nostra pelle e a danno del territorio. Ragioniamo su una materia complessa, i danni ambientali possono essere avvertiti anche a distanza di vent’anni dal momento in cui vengono consumati».
Cos’altro la preoccupa?
«Non è solo un problema di tempi, ma anche di target investigativo. Senza intercettazioni pigliamo, per così dire, i pesci piccoli, non capi e mandanti che stanno dietro certi fenomeni. Sono questioni che meriterebbero un’analisi più ampia».
In che senso?
«Al di là di certe posizioni l’ambiente non è al centro del dibattito politico. In tutta Italia manca una radicata cultura dell’ambiente. Negli anni, e in maniera trasversale, chi poteva intervenire a tutela dell’ambiente non l’ha fatto in modo efficace. Quello del traffico dei rifiuti sembra un problema di nicchia, che riguarda questo o quel magistrato, mentre dovrebbe essere interesse prioritario di tutti auspicare indagini rapidi ed efficaci in questo campo».

martedì 17 giugno 2008

Meetup Napoli al Parlamento europeo. Giulietto Chiesa in città il 30 giugno


Una delegazione del Meetup Napoli "Amici di Beppe Grillo" stamattina ha partecipato alla conferenza stampa, organizzata presso il Parlamento Europeo di Strasburgo dall'Associazione francese GAIA, incentrata sul tema dell'emergenza rifiuti in Campania.
Al termine della conferenza stampa, gli europarlamentari hanno potuto assistere alla proiezione di "Biutiful cauntri", il film-documentario di Andrea D'Ambrosio.
Motivo dell'incursione dei "grillini" napoletani al Parlamento di Strasburgo, la richiesta di una bocciatura da parte della Commissione Europea del Decreto legge sui rifiuti emanato dal governo Berlusconi.
Solo pochi giorni fa, infatti, il Commissario Europeo per l'Ambiente, Stavros Dimas, aveva dichiarato che "la Commissione europea si esprimerà sulla vicenda prima della conversione del decreto in legge, valutando quello che dice "esattamente" il decreto ed esprimendo se necessario le sue preoccupazioni in merito".
I rappresentanti del Meetup Napoli oggi hanno incontrato molti europarlamentari italiani e stranieri, fra cui Monica Frassoni, Umberto Guidoni e Giulietto Chiesa, per consegnare loro un dossier in cui vengono identificati i punti del Decreto legge in questione che vanno in contrasto con la normativa europea in tema di smaltimento dei rifiuti.
In conferenza stampa, Marco Savarese, uno degli organizzatori del Meetup Napoli, ha letto un messaggio inviato dagli autori del film "Biutiful Cauntri": "E' importante per noi - si legge nel messaggio - ma soprattutto per la Campania, per l'Italia che quello che raccontiamo nel documentario diventi patrimonio a livello comunitario. Sappiamo benissimo che la Campania non è solo Biutiful Cauntri, ma eliminare dal campo visivo ciò che indigna non aiuta ad affrontare la realtà. E l' Europa non può essere indifferente rispetto a quello che succede nel nostro paese. Perchè sia chiaro che la Campania non è una area a parte, è una regione d'Europa, è Italia. Basti pensare all'ultimo decreto sui rifiuti dove si equipara l'esercito alle forze dell'ordine e lo impone a presidio degli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti. In questo modo si illude il Paese che il problema dei rifiuti campani si possa risolvere solo con la forza. L'emergenza rifiuti non dipende dalla volontà dei cittadini, che ne pagano invece le conseguenze. Laddove le amministrazioni hanno saputo avviare progetti positivi di gestione dei rifiuti urbani, la risposta dei cittadini è stata altrettanto positiva di quella delle regioni virtuose del nord.
L'europarlamentare, Giulietto Chiesa ha annunciato che il prossimo 30 giugno verrà a Napoli per incontrare l'assessore regionale della Campania, Walter Ganapini, e constatare personalmente la situazione dei rifiuti in Campania.

lunedì 16 giugno 2008

Biutiful cauntri e "grillini" partenopei al Parlamento europeo


Domani, martedì 17 giugno, alle ore 14.30 si terrà al Parlamento europeo di Strasburgo la proiezione di "Biutiful cauntri", il film-documentario di Andrea D'Ambrosio, dedicato all'emergenza rifiuti della Campania, che ha riscosso ampi successi di critica e pubblico.

L'iniziativa rientra in una campagna informativa sul tema dei rifiuti organizzata dall'Associazione internazionale GAIA.

Saranno presenti alla proiezione gli europarlamentari Monica Frassoni ed Umberto Guidoni, nonché una delegazione del Meetup Napoli "Amici di Beppe Grillo".

I "grillini" partenopei distribuiranno un loro documento agli europarlamentari italiani e stranieri, ed in particolare al Commissario per l'Ambiente, Stavros Dimas, con il quale si chiede alla Commissione europea di bocciare il Decreto rifiuti del governo Berlusconi prima che questo venga convertito in legge. In particolare Dimas ha nei giorni scorsi annunciato:"la Commissione europea si esprimerà sulla vicenda prima della conversione del decreto in legge, valutando quello che dice "esattamente" il decreto ed esprimendo se necessario le sue preoccupazioni in merito".

I principali punti criticati nel decreto presentano gravi profili di incostituzionalità e di violazione delle norme comunitarie. In particolare si contesta :

1) L'istituzione della "Superprocura" in materia di reati ambientali, un vero e proprio Tribunale Speciale e la previsione di misure coercitive che impediscono l'esercizio di alcuni elementari diritti, fra cui quello di manifestare pubblicamente il proprio dissenso nei pressi delle discariche;

2) L'equiparazione dei rifiuti combusti ai rifiuti solidi urbani e la possibilità di scaricarli in discarica così come una serie di sostanze pericolose provenienti da trattamenti in impianti industriali;

3) La concessione di incentivi governativi per lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili (CIP6) ai quattro inceneritori previsti. Tali incentivi sono considerati dalla Comunità europea come "aiuti di Stato" e quindi passibili di procedura d'infrazione

venerdì 13 giugno 2008

Napoli senza munnezza architettonica!


"Demoliamoli!" è il titolo della prima edizione del concorso di fotografia di architettura dedicato alle "brutture" urbanistiche delle città della nostra regione. I cittadini sono chiamati a segnalare con i loro scatti le peggiori testimonianze architettoniche presenti sul territorio in ossequio al principio "l'architettura è di chi la vive, di chi la guarda, di chi la fruisce".
Per chi voglia partecipare al concorso, ecco qualche utile informazione:
info@demoliamoli.com

ORGANIZZAZIONE: A.N.I.A.I. Campania (Associazione Nazionale Ingegneri ed Architetti Italiani) e Archivio Fotografico Parisio

TEMA: Le fotografie dovranno ritrarre le brutte architetture di cui si intende proporre, provocatoriamente, una immediata demolizione. I soggetti delle fotografie possono essere individuati in tutto il territorio della Campania. Viene richiesta in allegato anche una minima identificazione dell'edificio attraverso l'indicazione della città e del nome della strada dove è localizzato.

IL CONCORSO: E' possibile partecipare al concorso con fotografie inedite, in bianco e nero o a colori. La partecipazione al concorso è aperta a tutti.
Ogni autore per partecipare deve presentare un lavoro fotografico composto da un minimo di 5 ad un massimo di 10 fotografie.
Ogni autore può partecipare con un solo lavoro per categoria.
Non verranno accettate opere realizzate in computer grafica.
Le fotografie dovranno pervenire non oltre il
30 settembre 2008 (entro le ore
12.00) presso la sede dell
'Aniai: Aniai Campania - Via San Carlo 16, 80133 Napoli.

INFORMAZIONI TECNICHE: Il concorso è articolato in due sezioni, bianco e nero e colore.
Per la partecipazione al concorso si richiede la presentazione di un corpus fotografico inedito composto da un minimo di 5 ad un massimo di 10 fotografie.
Il materiale dovrà essere consegnato in un CD masterizzato sia (Pc
-MAC), contente le singole fotografie scattate: risoluzione di 150dpi ed in formato jpeg, l'indicazione dei propri dati anagrafici, il luogo e l'anno dello scatto, il titolo del lavoro generalità complete e i recapiti telefonici.

COMMISSIONE GIUDICATRICE: La giuria è così composta:

Alessandro Castagnaro – Presidente Nazionale ANIAI

Stefano Fittipaldi – Direttore dell'Archivio fotografico Parisio

Giovanni Cerami - Urbanista

Federica Cerami – Docente di fotografia

Marco Iuliano – Architetto

Pasquale Esposito – Giornalista

Massimiliano Foscati – Fotografo

Franco Cassano – Responsabile Sezione Anti abusivismo Comune di Napoli

Presidente della giuria: Alessandro Castagnaro.

PREMI: Il concorso prevede dei premi in materiale fotografico da aggiudicare ai primi tre classificati.

L'entità dei singoli premi verrà comunicata prima della data di scadenza del concorso.

Le fotografie premiate verranno esposte presso l'Archivio Fotografico Parisio

nel mese di novembre e saranno pubblicate in un catalogo.

Ciliegie in Mostra a Chiaiano



CILIEGIE IN MOSTRA
14-15 GIUGNO 2008 a CHIAIANO – MARANO c/o Rotonda Rosa dei Venti

Nello spazio presidiato dai comitati delle cave presso la Rosa dei Venti a Napoli si terrà la manifestazione "Ciliegie in mostra", dove sarà possibile degustare le ciliegie delle Cave di Chiaiano, uno dei pochi polmoni verdi della città di Napoli, che rappresentano un esempio di economia basato sui prodotti tipici delle nostre terre.

All'interno del "Parco Metropolitano delle Colline di Napoli" sono presenti numerose masserie in parte ben conservate ed estese colture di ciliegi caratterizzati dall'uso, ancora oggi, di metodi tradizionali.

Nei due giorni di festa verranno organizzati dai comitati corsi di compostaggio domestico ed altre iniziative, il tutto accompagnato dalla musica di vari artisti napoletani sensibili al problema della discarica in centro città.

Gli stand espositivi saranno affiancati da stand informativi sul corretto ciclo integrato dei rifiuti,
Il tutto sarà trasmesso in diretta tramite il sito www.chiaianodiscarica.it


PROGRAMMA:

SABATO 14 GIUGNO

Ore 18.00

Apertura area stand

Ore 19.00

Corso di differenziata e compostaggio a cura dei ragazzi del Mediacenter

Ore 21.30

Concerto

DOMENICA 15 GIUGNO

Ore 10.00

Corso di compostaggio domestico

Ore 11.00

Animazione per bambini

Ore12.00

Istruzioni per il "sapone fai-da-te"

Ore 18.00

Apertura stand

Ore 20.00

Premiazione migliori ciliegie esposte

Ore 21.00

Concerto

Comitati in difesa delle Cave

giovedì 12 giugno 2008

Il Comitato 1°Municipalità si attiva: differenziata e raccolta olio


Il Comitato civico della 1° Municipalità (Chiaia - Posillipo - San Ferdinando) si attiva per l'avvio di piccole iniziative nel quartiere che riguardino compostaggio, raccolta differenziata e riciclaggio.

Per gli abitanti della municipalità interessati, il comitato promuove un incontro per lunedì 16 giugno, nel salone della Chiesa di Piedigrotta, alle ore 19,30, per discutere sui vari argomenti. Per l'occasione verrà illustrato anche il progetto di raccolta di OLIO ESAUSTO, con le testimonianze di alcuni rappresentanti del Meetup degli Amici di Beppe Grillo di Napoli.

Nel blog del comitato si legge:

In attesa che parta il progetto comunale , pensiamo che sia utile cominciare ad effettuare piccole ma utili cose che non hanno bisogno di grossi supporti ufficiali. Pensiamo al compostaggio nelle case e/o nei condomini, alla raccolta dell’alluminio, ad una eliminazione dell’olio di frittura che non crei danni, alla creazione di borse per la spesa, ecc…Sopra tutto distribuiremo un questionario-proposta che ci consenta di sapere quanti vorranno concretamente operare offrendo collaborazione oltre a nuove idee . Dimostriamo la nostra creatività oltre alla buona volontà e all’impegno di cittadini che sono stanchi di essere considerati dalla stampa di tutta Italia gli artefici dello sfascio della nostra Napoli (oltre al danno, la beffa). Sicuramente potremo contare sul supporto dell’Asia, ma il problema é quello di essere numerosi. Contiamo sul supporto delle Parrocchie , e invitiamo il gruppo “Andare oltre” a unirsi a noi, così come invitiamo tutti coloro che apprezzano quest’iniziativa a partecipare.

Vi aspetto. Con affetto
Clelia Modesti, presidente del Comitato

mercoledì 11 giugno 2008

Maurizio Braucci e l'emergenza rifiuti: perchè non ascoltare i cittadini?


Un articolo sull'emergenza rifiuti scritto da Maurizio Braucci, scrittore e sceneggiatore di "Gomorra" di Matteo Garrone.
Fonte: La Repubblica - Napoli (11 giugno2008)


Una Guerra contro il mostro

Un articolo sulle proteste di Chiaiano potrebbe iniziare così: la Selva di Chiaiano è una grande area verde alle estreme propaggini nord-occidentali del Comune di Napoli; il suo territorio, di grande pregio paesaggistico-ambientale, si caratterizza per la presenza di alcuni borghi contadini, aree agricole, boschi di castagni… Ma se adottassi anch´io questo approccio, inteso a motivare che una discarica a Chiaiano è pura follia antiambientalista, cadrei ben presto nel tema "discarica sì / discarica no" che ha segnato l´esiguo dibattito sviluppatosi finora. Invece, la questione è più ampia e soggetta a una deformazione che ha tre cause principali: la malizia del potere politico, la lente deformante dei media, la scarsa astuzia comunicativa dei manifestanti. Quella di Chiaiano è l´ennesima protesta dopo Acerra, Parapoti, Savignano Irpino, Sant´Arcangelo Trimonte, Lo Uttaro, Pianura.

È una lotta che dal 2003 sta agitando la Campania contro quella gestione straordinaria dei rifiuti che in 14 anni ha prodotto un disastro ambientale e, a esso collegati, un processo contro Antonio Bassolino e i vertici della Fibe-Gruppo Impregilo e numerose inchieste e arresti eccellenti da parte delle magistratura. Con linguaggio militare, diremmo che Chiaiano è solo una delle battaglie di una guerra contro un mostro: la gestione straordinaria dei rifiuti. Dal 2000, con una serie di premesse nel quinquennio precedente, i soldi per il commissariamento speciale sono stati utilizzati per creare una colossale rete di affari, clientele e speculazioni che tiene imbrigliata la Campania e i cui fili portano al resto dell´Italia. L´avidità e la spregiudicatezza di questa rete, che intreccia poteri legali e illegali (l´omicidio di Michele Orsi il primo giugno solleva uno dei coperchi), ha creato nelle popolazioni che la subiscono un impeto di ribellione contro il malgoverno a cui sono sottoposte da anni. I piani programmati dai vari commissari, ultimo e ancora vigente quello del prefetto Pansa, si sono basati sull´uso delle discariche in attesa che venisse terminato l´inceneritore di Acerra in cui convogliare le ecoballe lavorate in 7 impianti di Cdr, combustibile da rifiuti. Insieme a un secondo inceneritore, nemmeno iniziato, a Santa Maria La Fossa, è questo il ciclo adottato dalla Fibe-Impregilo per la gestione dei rifiuti in Campania, un ciclo che era già vecchio quando è stato approvato nel 1998. Inadempiente, agendo in deroga alle leggi e perpetuando azioni fraudolente (le ecoballe prodotte non sono a norma), la Fibe si è vista rescindere il contratto nel 2005 ma ha continuato a gestire i 7 impianti (6 in verità, uno era da tempo sotto sequestro) di Cdr fino allo scorso 27 aprile, data in cui i carabinieri ne hanno arrestato i dirigenti.

In sintesi, un piano ormai obsoleto e nemmeno mai portato a termine, ha ridotto la Campania in ginocchio già nella prima metà di questo decennio, ma la Fibe è stata rimossa dal servizio solo apparentemente, rimanendo in Campania in attesa di recuperare i soldi investiti che, grazie alla complicità dei commissariati speciali, sono stati caricati tra le condizioni per concedere l´appalto a un nuovo soggetto, un soggetto che, finora, chiaramente, non è stato ancora trovato. Se i commissariati sono stati fallimentari nella gestione dei rifiuti, si sono invece comportati in maniera ineccepibile nel garantire il capitale della Fibe. A Chiaiano si protesta contro tutto questo, il presidio non vuole la discarica perché non accetta il piano commissariale. In attesa della comunicazione ufficiale dei risultati dei carotaggi della cava, la cui data è ancora da definire, la situazione è tranquilla, è stato allestito da alcuni attivisti un media center che trasmette video e audio sul web e dove la sera si chiacchiera attraverso un microfono aperto. La protesta è condotta da abitanti di Chiaiano, Marano e dintorni, di ogni età, da centri sociali e altri collettivi politici e dalla rete di comitati che da anni accompagna le varie proteste che avvengono in Campania contro l´emergenza rifiuti. Presenti sono anche le giunte dei Comuni interessati, facenti capo a vari partiti. Si attende così il responso finale dei tecnici, mentre il governo Berlusconi, a cui Bassolino ha fatto chapeau, si gioca qui la sua nomea di decisionista insieme al decreto 90 che promette il pugno di ferro. Se anche la questione venisse risolta secondo l´italianissimo "a tarallucci e vino", escludendo Chiaiano dalle aree di discarica, essa si riproporrà negli altri siti previsti dal decreto, ma con scontri, stavolta, ancora più tragici, a causa del potenziale repressivo contenuto nel decreto Berlusconi.

Ma la tattica più efficace perpetuata contro le proteste resta quella dell´affondare la questione nel tema "discarica sì / discarica no", tagliando così il filo con le responsabilità passate e riducendo tutto a una difesa territoriale ed egoistica, disinteressata al bene comune in una situazione d´emergenza assoluta.

Invece, facendo un po´ di interviste tra i manifestanti, vengono fuori le loro proposte alternative al ciclo dei rifiuti commissariale. Quello che si chiede, soprattutto per Napoli, è un ciclo basato sulla raccolta differenziata, quindi sul riciclaggio, in linea con la legislazione europea in materia, un ciclo generico, attivabile subito, suddiviso tra umido e secco, aggiungendo in seguito carta, vetro e plastica, che sono rifiuti riciclabili quasi al 100 per cento. I 7 impianti della Fibe andrebbero convertiti per la selezione automatizzata dei rifiuti secchi (conversione attuabile in poche settimane), e questi impianti verrebbero utilizzati anche per differenziare la spazzatura che giace ora nelle strade, la tal quale. L´umido invece verrebbe trasformato in compost, fertilizzante per le campagne, affidandolo alle aziende coltivatrici, o in altri utilizzi, come quello per la composizione morfologica delle cave. A queste modalità a valle, ne andrebbero aggiunte altre a monte: limitare gli imballaggi e obbligare le miriadi di ipermercati a creare nelle loro aree isole ecologiche per il riciclo, eliminare alcuni prodotti come i pannolini con componente plastica a vantaggio della gomma, eccetera.

Questo, molto brevemente, è lo schema che prevale tra quanti si oppongono non solo al ciclo commissariale ma anche alla sua gestione straordinaria che, visti gli effetti ottenuti finora, vorrebbero che tornasse ordinaria, cioè nelle mani delle Regione Campania. Al momento, quello che serve da parte delle istituzioni è un segno forte di discontinuità con il passato, perché senza fiducia, senza dialogo e ascolto tra le parti nessuna soluzione è accettabile. Perché si ignorano queste proposte dei comitati di base? La scusante più diffusa è che i napoletani non sono "culturalmente pronti" a effettuare la raccolta differenziata. Ma questa è una scusa credibile? Malgrado tutta la drammatica sollecitazione sul tema dei rifiuti? E perché poi i napoletani non sarebbero pronti? La verità è che la raccolta differenziata viene da tempo boicottata dalle istituzioni, vari macchinari e attrezzature per il riciclo vengono ogni tanto scovati abbandonati e ancora imballati in capannoni e piazzole (giorni fa lo ha dichiarato anche l´assessore regionale all´Ambiente Walter Ganapini) mentre gli obiettivi percentuali di soglia, in 15 anni, non sono mai stati rispettati. Il motivo sta forse nel grande profitto per chi gestisce gli inceneritori, ultima a candidarsi la municipalizzata Asìa, proprio quella che dovrebbe invece effettuare la raccolta differenziata a Napoli. Tali profitti sono dovuti al permanere, ormai solo in Italia, degli incentivi Cip6 per gli inceneritori, con cui si conferiscono ai loro gestori 50 euro per tonnellata bruciata e convertita in energia. Calcolando che esistono già 7 milioni di tonnellate di ecoballe dichiarate equiparabili, con l´ennesima deroga, a fonte energetica, queste frutterebbero già da sole 350 milioni. Se si aggiunge che i nuovi appaltatori saranno obbligati a pagare (come chiamarla?) una buonuscita alla Fibe per togliere la patata bollente Impregilo dalle mani dei suoi amici politici, di destra e di sinistra, e che il ciclo commissariale alimenta una pletora di clientele, speculatori e aziende, di sinistra e di destra, i motivi del boicottaggio non fanno altro che aumentare. Cambiare ciclo è vantaggioso solo per i cittadini, non per le lobby, l´attacco alla partecipazione popolare è necessario, confondere le acque è d´obbligo, la Campania cerca di riscattare la propria dignità ma in pochi lo capiscono. Su questo drammatico sfondo, bisogna fare uno sforzo per spiegarsi meglio, senza interrompere il dialogo, la strategia nonviolenta è la sola via per dividere il fronte avversario.

martedì 10 giugno 2008

Olio vegetale esausto: la raccolta porta a porta e l'uso nei vecchi diesel


Avreste mai pensato che l'olio che banalmente ogni giorno usiamo per cucinare può diventare una risorsa preziosa?
L'olio vegetale esausto, infatti, dopo una prima lavorazione può essere trasformato in biodiesel per trazione, glicerina per industria saponiera o lubrificante a base vegetale per macchina agricole , trasformatori ecc.. ed in generale può avere diversi usi industriali.
Inoltre recuperarlo e riciclarlo significa evitare un'ulteriore fonte di inquinamento per l'ambiente da parte di un rifiuto che, malgrado non sia classificato come pericoloso, può tuttavia comportare conseguenze dannose per il territorio se disperso. E poi last but not least, il riutilizzarlo può contribuire all'uso sostenibile delle risorse disponibili sulla terra...

Da qualche mese a Napoli si sta sperimentando una sorta di prima raccolta porta a porta dell'olio esausto (un po' come avviene per ristoranti e pizzerie), su iniziativa di alcuni membri del Meetup degli Amici di Beppe Grillo di Napoli.

Chi desidera contribuire all'iniziativa, raccogliendo l'olio esausto può contattare:

POSILLIPO - CHIAIA: Daniele Lastretti - 338 767 73 73
VOMERO - ARENELLA: Marco Savarese - 328 681 78 63
BAGNOLI - FUORIGROTTA - SOCCAVO: Paolo Russo - 340 576 12 61
LAGO PATRIA - VARCATURO: Valentino Di Giacomo - 339 213 26 20

Si tratterà di mettere da parte l'olio utilizzato per cucinare e friggere. Quando si raggiungono determinati quantitativi, si contattano i referenti per la raccolta.

Gli oli vengono consegnati alle ditte consorziate conoe ( www.consorzioconoe.it ). Qui troverete l' elenco di tutte le aziende raccoglitrici.

INFORMAZIONI UTILI:
Da ogni litro di olio esausto si ricava mediamente: a) 8-10 % di glicerina 84-86 % di biodiesel 4-5 % di scarto di lavorazione b) 90-92 % di olio lubrificante a base vegetale 8-10 % di scarto di lavorazione Il C.O.N.O.E. ha recuperato ed avviato al riutilizzo dal 2001, primo anno di attività, al 31/12/2005 circa ton. 90.000 di rifiuto; il suo valore può essere stimato in 36 milioni di euro.
Il mercato totale viene valutato in ton. 220-260.000/anno di cui: - ton. 45-55.000 dal settore ristorazione recuperato e riciclato per l'80% circa di cui oltre il 50% dal C.O.N.O.E. - ton. 35-45.000 dalle industrie alimentari che essendo strutture consolidate, provvedono direttamente al riciclo o smaltimento - dal settore domestico viene recuperato solamente il 10-15%; è in questo settore che deve essere indirizzato lo sforzo maggiore teso a recuperare ton. 120-140.000 di rifiuto che viene oggi disperso nell'ambiente.

PER CHI POSSIEDE UN VECCHIO DIESEL
Se invece si possiede un vecchio diesel e si desidera risparmiare sul gasolio, si può utilizzare l' olio esausto come carburante anche se bisogna stare attenti alle percentuali di diluizione (più fa caldo tanto più olio si può usare) e sul tipo di motore (quanto più vecchio è il diesel meglio è, i nuovi diesel non sono assolutamente adatti a questo tipo di carburante).
Per avere maggiori informazioni si può consultare questo sito www.eco2tour.com .

La questione, però, deve essere considerata anche dal punto di vista legale. Usare olio vegetale puro come carburante in Italia è illegale se non vengono corrisposte le accise. Infatti, la legge italiana prevede una sanzione amministrativa per chi evade l'accisa sui carburanti: il decreto legislativo n. 504 del 26 ottobre 1995, il Testo Unico in materia di accise, all'art. 40 prevede:
"è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa dal doppio al decuplo dell'imposta evasa, non inferiore in ogni caso a euro 7.746, chiunque: ...omissis... destina ad usi soggetti ad imposta od a maggiore imposta prodotti esenti o ammessi ad aliquote agevolate".
Pertanto chi dovesse essere colto sul fatto dalla Guardia di Finanza mentre versa olio vegetale non gravato da accise nel serbatoio, sarebbe indubbiamente punito e sanzionato.
Il problema consiste nel fatto che le accise vanno corrisposte all'erario da parte del produttore, e non dall'acquirente del prodotto. Questo comporta l'impossibilità di fare rifornimento in modo legale fino al momento in cui non esista un produttore d'olio che decida di pagare le accise per fornire ai suoi clienti l'olio vegetale correttamente tassato.
Il problema sussiste in virtù del fatto che la vigente normativa non prevede la tassazione per il consumo di prodotti in base alla loro composizione chimica, bensì in base all'uso. Pertanto, un olio vegetale utilizzato in luogo del gasolio è soggetto ad imposta al pari del gasolio. L'aliquota esatta applicata si calcola in base al rapporto tra il potere calorifico dell'olio utilizzato e quello del gasolio.

domenica 8 giugno 2008

La lista nera: i rifiuti tossici sversati a Pianura


Fonte: Il Mattino (7 giugno 2008 - Leandro Del Gaudio)

L’ultimo blitz è dello scorso 24 aprile e porta la firma dei carabinieri del Noe di Venezia. Poche pagine per ribadire che anche la ditta «Servizi costieri srl» di Porto Marghera ha sversato «rifiuti tossici e nocivi». Non in un centro di bonifica a tenuta stagno del Veneto, ma a Pianura, Napoli, Campania. Poche pagine, l’ultima conferma sul flusso di rifiuti dal nord industrializzato a Napoli, destinazione finale «Contrada pisani», l’ultima discarica pubblica cittadina rimasta attiva fino a metà anni Novanta. Una lunga lista nera che basta da sola a confermare il recente monito del presidente Giorgio Napolitano sulle discariche usate a pieno regime dalle industrie settentrionali. Fascicolo 1499/08, è l’inchiesta nata sull’onda d’urto della mobilitazione popolare che lo scorso gennaio riuscì ad impedire la riapertura della discarica da tempo abbandonata. Indaga il pm Stefania Buda, in un’inchiesta coordinata dall’aggiunto Rosario Cantelmo, che punta decisamente in alto: epidemia colposa (un presunto incremento di tumori e malformazioni negli ultimi vent’anni sul versante occidentale dell’area metropolitana); e disastro colposo, in relazione a un possibile inquinamento di falde acquifere e stato dei luoghi. La lista è lunga e abbraccia un ampio lasso di tempo (dal 1987 al 1992), gli anni in cui il cratere di Napoli inghiottiva a pieno ritmo i rifiuti locali. E non solo, a giudicare, dagli accertamenti condotti finora dalla polizia giudiziaria delegata nell’indagine. Sono infatti decine gli scarichi autorizzati provenienti dalle province più disparate d’Italia. E a colpire di più sono i timbri di entrata e in uscita. Non solo quello delle ditte private, ma spunta sempre in bella vista il bollo delle Province di provenienza e della provincia di Napoli. Palazzo Matteotti, dunque, autorizzava sversamenti abusivi, illegali, di rifiuti tossici e pericolosi nel grande invaso gestito dalla ditta Di.Fra.Bi di Napoli. L’elenco fa rabbrividire: la provincia di Torino ha «vistato» lo scarico di «polveri di amianto bricchettate», quelle prodotte dal Centro di stoccaggio di Robassomero (centro stoccaggio Antonini Ferrara); mentre la Ferolmet di San Giuliano Milanese ha spedito a Napoli «fanghi a base inorganica», «pezzame esausto e terre di fonderia»; la Cimis di Sannazzaro di Pavia ha ottenuto invece il via libera per spedire a Pianura «terre di bonifica inquinate da gasolio». Passano gli anni, ma cambia di poco lo scenario, sempre per rimanere alle spedizioni autorizzate nel periodo finito sotto inchiesta: si va dai fanghi filtropressati di Chivasso, ai residui ospedalieri di Orbassano. Il profondo nord lombardo offre di tutto alla discarica di Pianura: la Jelli Wax di Opera nel 1990 ha scaricato a Napoli 52mila chili di «cosmetici scaduti e/o triturati»; le Fonderie Riva di Parabbiago hanno spedito in una sola gittata un milione e mezzo di chili di «scorie e ceneri di alluminio». C’è tutto il campionario di rifiuti tossici e speciali anche dalla verde e produttiva area padana: la provincia di Pavia, nel corso del 1992, autorizza cinque sversamenti della Set di Parona, dagli «scarti di resina alle morchie e residui di cabina». Quanto basta agli occhi del pm per puntare a precise responsabilità amministrative, prima ancora di stabilire l’incidenza dei rifiuti sulle condizioni di salute della popolazione residente. Un’inchiesta parallela viene invece condotta da tre mesi sulla ex discarica di Villaricca, quella indicata in un’intercettazione telefonica «a rischio Vajont», vista la pericolosa abbondanza di percolato, «una piscina di percolato», che rischiava di tracimare a causa di missioni dal nord più o meno autorizzate.

venerdì 6 giugno 2008

Grillo: Napoli è la punta dell'iceberg


Fonte: Beppegrillo.it

Napoli è solo la punta dell’iceberg. L’Italia è una penisola attraversata da montagne di spazzatura, ingentilita da pianure di rifiuti tossici, percorsa da fiumi di liquidi nocivi e circondata da un mare di merda.
Napoli è ovunque. Discariche abusive, puzze insopportabili, carogne a cielo aperto, veleni sversati nei campi sono una caratteristica del paesaggio italiano. E’ sufficiente un giro in bicicletta fuori porta per scoprire i nuovi tesori. Una macchina fotografica, una mascherina contro gli odori pestilenziali. Tutti possiamo diventare cercatori di monnezza.
Napoli non è sola. Napoli è ovunque ci sia un’amministrazione pubblica corrotta. Un partito che usa il voto di scambio per gonfiare le assunzioni nelle società di raccolta dei rifiuti. Ovunque sia presente un’azienda che paga dei criminali per buttare le scorie nei campi, mescolati con la terra fertile. Napoli è ovunque i cittadini si voltino dall’altra parte per paura, per indifferenza o per mancanza dello Stato. Ovunque ci sia un sindaco, un assessore, un parlamentare che si faccia eleggere grazie alle tangenti sui rifiuti o alla contiguità con le ecomafie.
La spazzatura è il simbolo della seconda Repubblica. L’ultimo e più lucroso business dei partiti. Il pozzo nero di San Patrizio delle concessionarie dello Stato, delle municipalizzate ripiene di funzionari di partito quotate in Borsa. I partiti sono la vera piovra. Si sono divorati il sistema industriale italiano. Gli rimane il business degli inceneritori e delle discariche.
Napoli è a Castellamonte, nel verde Canavese, con sindaci, dirigenti e impiegati dell’ASA, azienda per il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, finiti sotto inchiesta o agli arresti domiciliari. La Procura li accusa di aver disperso e mescolato i rifiuti in terreni agricoli o stoccati in discariche abusive. Napoli è in Piemonte dove, prima dell’esito dell’inchiesta: “I sindaci sono schierati al fianco degli indagati” e: “I lavoratori sono solidali con i vertici”.
Napoli è in Lombardia, nelle discariche di Gorla Maggiore e di Olgiate. Nell’inchiesta Monnezza Connection. I rifiuti provenienti dal Sud invece di essere trattati erano mescolati con scarti industriali, tramutati nelle carte in rifiuti non pericolosi e spediti a Grottaglie in provincia di Taranto.
Napoli è nei cinquecentomila metri cubi di spazzatura in una discarica abusiva in Puglia che ha inquinato il fiume Cervaro.
Napoli è nel degrado del Parco dell’Etna dove, più che la natura, sono protette le discariche abusive, con un degrado spaventoso.
Basterebbero poche parole per cambiare tutto: “Raccolta differenziata” e “La spazzatura è una risorsa”. La peste è intorno a noi. Napoli può essere la tua terra, il tuo assessore, il tuo sindaco, il tuo partito. Un’epidemia trasmessa dall’indifferenza.

Traffici illeciti dal Nord: la parola ad un broker della monnezza


Fonte: Repubblica.it

La storia dei traffici illeciti dal Nord al Sud è documentata dagli atti delle Commissioni e fu denunciata nel 1995 da manager e parlamentari
"Bolle false e finti trattamenti così camuffiamo i veleni"
Parla un broker della monnezza: questa truffa è nota a tutti
di CARLO BONINI


ROMA - "Il presidente della Repubblica ha ragione. La Campania è stata per molti anni la pattumiera del nord. E dico anche, mi scuseranno i napoletani, che come questo sia stato possibile è ormai il segreto di Pulcinella". L'uomo ha l'accento marcato delle valli lombarde. Ha meno di 40 anni e da più di 15 sposta e spinge rifiuti da un estremo all'altro del Paese. Chiede l'anonimato, perché qualche problema di giustizia lo ha già avuto e non intende averne altri. Perché di "monnezza", pericolosa o innocua che sia, speciale o meno che sia, ci campa.

Gli imprenditori come lui li chiamano "broker". Intermediano tra il rifiuto che caricano e la discarica in cui lo sversano. Al committente, pubblico o privato, offrono un servizio chiavi in mano: trasporto, conferimento e smaltimento. Formalmente, "clean", pulito, proprio come vuole la battuta di Toni Servillo nel film "Gomorra". Ma che lo sia davvero, "clean", questo dipende solo da loro. Perché l'industriale che firma per lo smaltimento di fanghi, vernici, acidi o altri residui di lavorazioni tossiche non vuole e non deve sapere che fine quei rifiuti faranno. Perché non vuole e non deve portarne la responsabilità per eventuali danni alle persone e all'ambiente. Dal sistema ci guadagnano o quantomeno ci hanno guadagnato tutti i protagonisti del ciclo. L'imprenditore che dimezza il costo di smaltimento. Il broker che ricarica sui costi fino al cinquanta per cento. La discarica non autorizzata che interra i veleni.

Di aziende di "intermediazione rifiuti" in Italia ce ne sono almeno un migliaio. "Di fatto - spiega il nostro broker lombardo - parliamo sempre delle stesse cinquanta persone cui quelle società, in un modo o in un altro, fanno capo". La storia dei traffici illeciti di rifiuti nord-sud documentata dagli atti parlamentari delle diverse commissioni di inchiesta è quella di indagini a loro modo esemplari come "Re Mida" o "Eldorado". E' quella che, a partire dal 1995, denunciarono con forza e nel completo disinteresse parlamentari come Massimo Scalia (presidente della prima commissione di inchiesta sui rifiuti) e quindi manager coraggiosi come Roberto Cetera e Lorenzo Miracle di "Ecolog" (la società del gruppo Fs che in sette anni di emergenza ha smaltito circa due milioni di tonnellate di rifiuti in Germania), oggi costretti agli arresti domiciliari dall'accusa della procura di Napoli di aver commesso ciò contro cui hanno pubblicamente combattuto in solitudine per anni (traffico illecito di rifiuti), a cominciare dalla denuncia del ruolo opaco dei centri di stoccaggio e trasformazione umbri, per finire alle società di trasporti campane.

Il broker lombardo sorride. "Il Sistema del traffico illecito dei rifiuti ha sempre camminato su due gambe. Il trasporto su gomma e l'intermediazione fasulla dei centri di stoccaggio e trasformazione. Da questo punto di vista, ovviamente i treni per la Germania sono sempre stati visti come fumo negli occhi. Detto questo, il Sistema non ha funzionato sempre nello stesso modo. E' andato affinandosi con il tempo. Cambiavano le leggi in senso restrittivo, si trovavano nuovi mezzi per aggirarle".

In principio - correvano i primi anni '90 - fu davvero "l'età dell'oro". Nessun controllo, libera circolazione dei mezzi lungo l'Autosole. "Per un chilo di rifiuti tossici, l'industriale del nord arrivava a pagare anche 600 lire. Il costo effettivo per lo smaltimento nelle discariche campane era tra le 20 e le 30 lire. L'utile, dunque, di circa il 90 per cento". A Pianura finirono i fanghi venefici dell'Acna di Cengio e Dio solo sa cos'altro, se è vero come è vero, racconta l'uomo, che "in una discarica di Giugliano venivano interrati direttamente i cassoni dei camion che arrivavano dalla Lombardia, dal Veneto, dal Piemonte".
Poi venne approvato il decreto Ronchi, cominciò l'emergenza campana e le cose, almeno apparentemente, si complicarono. Ai rifiuti (quale che ne fosse la natura) venne attribuito un codice di identificazione che avrebbe dovuto consentire di tracciarne il percorso dalla sorgente alla foce. Per impedire ai committenti di dichiarare in partenza rifiuti diversi da quelli che venivano caricati e alla discarica di accettare monnezza per la quale non era autorizzata allo smaltimento.
Il Sistema si adeguò. "I trucchi erano e restano a tutt'oggi due. Il primo si chiama "girobolla". Il secondo, che ne è una variante, è lo "scarico di conferimento"".
Il girobolla funziona come il gioco delle tre carte. "Il rifiuto pericoloso esce dalla fabbrica del nord con un codice e una destinazione finale. Diciamo in Campania. Lungo la strada si ferma almeno due o tre volte in altrettanti impianti di stoccaggio e trasformazione, che sono per lo più concentrati tra Toscana e Umbria. In questi centri, al trasportatore viene consegnata una nuova bolla di accompagnamento che non è più quella originaria, ma un documento di trasporto che certifica, in modo falso, che il carico di rifiuti è stato trattato e trasformato in innocuo materiale di recupero. In realtà, l'immondizia non è mai scesa dal camion. Ma quando arriva in discarica può essere accolta perché risulta essere altro da ciò che è".

L'industriale a monte è libero da ogni sospetto o seccatura perché avrà da mostrare un documento che attesta il trattamento intermedio di quei rifiuti e per la stessa ragione lo saranno il broker e la discarica che quei rifiuti ha interrato. Lo "scarico di conferimento" è ancora più semplice. Nel centro di stoccaggio e trasformazione il carico di rifiuti cambia di mano. "Il camion che ha fatto la prima tratta se ne torna indietro e la responsabilità dello smaltimento diventa del centro di stoccaggio. A questo punto arrivano i camion dal sud. Caricano e sversano dove solo loro sanno. In Campania o anche in regioni limitrofe".

Il finto declassamento dei rifiuti o il loro passaggio di mano rendono di fatto irrintracciabile la reale origine del carico e la sua effettiva destinazione. Fanno da diga tra chi i veleni li produce e chi li interra. Dice l'uomo: "Faccio un esempio per far capire come andassero le cose ancora nel 2003. Milano era in piena emergenza e l'Amsa conferiva i suoi rifiuti solidi urbani, dunque non nocivi, in Campania, dove però era scoppiata a sua volta l'emergenza. A Napoli, l'allora commissario straordinario vietò l'importazione di rifiuti da altre regioni, ma con il meccanismo del conferimento dei rifiuti a centri di stoccaggio intermedi i rifiuti milanesi continuarono ad affluire nella discarica di Trentola Ducenta, in provincia di Caserta".

Tutti sapevano. Tutti sanno. Compresi, evidentemente, chi i carichi velenosi li trasporta. "Loro sono davvero le ultime ruote del carro. Lo fanno per mangiare. I camion fanno una prima tratta da sud a nord trasportando merci regolari e per non tornare indietro vuoti caricano immondizia. Quale che sia". Del resto, i controlli lungo il tragitto pare non spaventino proprio nessuno. "Un conto è essere bloccati dalla Forestale o dai carabinieri del Nucleo di tutela ambientale. Ma questo succede soltanto quando si è finiti in un'indagine, magari si è stati intercettati e si sa quale è il camion da fermare. Un altro conto è essere controllati dalla polizia stradale. Il camion viaggia chiuso e se i pesi sono rispettati e le bolle di accompagnamento sono a posto, nessuno andrà ad aprire i cassoni per vedere se davvero ciò che c'è dentro è o meno materiale nocivo. E il gioco è fatto".

Rifiuti campani bloccati ad Amburgo: sono radioattivi


Fonte: Ansa.it

BERLINO - La città-regione di Amburgo ha sospeso temporaneamente la smaltimento dei rifiuti campani dopo aver trovato in un carico, questa settimana, tracce di radioattività superiori ai normali livelli riscontrati nell'ambiente. Lo ha detto all'ANSA il portavoce della società di nettezza urbana che smaltisce l'immondizia proveniente dalla Campania. L'attività, ha spiegato il portavoce, riprenderà non appena la società tedesca riceverà dalle autorità italiane la garanzia scritta che tutti i carichi di rifiuti diretti ad Amburgo saranno controllati all'origine contro la radioattività.

La radioattivita' rilevata in un carico di rifiuti campani proveniva da ''materiale sanitario'', ha detto il portavoce spiegando che il livello di radiottivita' riscontrato nel carico in questione ''e' paragonabile a quello delle radiazioni cosmiche a cui sono esposti gli aerei che volano a una quota di diecimila metri di altezza''. In termini assoluti, ha proseguito, ''se il normale livello di radiattivita' riscontrato nell'ambiente e' di 0,1 unita', il livello che abbiamo trovato nel container era di otto unita'''. Il contenuto di questo particolare container, ha precisato il portavoce, e' stato gia' smaltito, ma in uno speciale impianto utilizzato per le sostanze radioattive. Una procedura, questa, ha aggiunto, che costera' ''qualche migliaio di euro in piu' all'Italia''.

''Non accetteremo piu' treni finche' le autorita' italiane non ci garantiranno che controlleranno i livelli di radioattivita' dei carichi prima che i treni lascino la Campania'', ha detto ancora il portavoce. E poi: ''In questo momento non accettiamo altri treni italiani perche' non abbiamo ancora ricevuto la garanzia scritta che le autorita' controlleranno i treni prima della partenza per la Germania - ha aggiunto -. Noi abbiamo gia' informato le autorita' italiane della nostra decisione e sappiamo che la nostra lettera e' arrivata a destinazione''. Il prossimo treno dalla Campania e' atteso ad Amburgo per la settimana prossima, ha spiegato il portavoce, ''ma se non riceviamo la lettera prima, non lo accetteremo, lo rimanderemo indietro'', ha tenuto a precisare.

Anche il percolato è oro: l'inchiesta de L'Espresso


Ecco alcuni pezzi estratti dall'articolo de L'Espresso (anticipato qui: L'Espresso.it)
sull'inchiesta della Procura di Napoli sullo smaltimento del PERCOLATO, il liquido che è parte più inquinante e pericolosa dei rifiuti. Dagli scritti si evince che veniva (e viene) deliberatamente sparso in fiumi e sulle strade. Inoltre il pezzo si concentra anche sul costo delle bonifiche dei territori inquinati da rifiuti tossici, affidati alla Jacorossi, ma mai effettivamente partite.
Qui il Piano Regionale di bonifica delle aree inquinate della Regione Campania.
Buona lettura.

A Napoli pure il percolato è oro di Claudio Pappaianni

Percolato. È l'ultimo vocabolo del dizionario dei rifiuti finito nel linguaggio comune dei campani. È la parte liquida che la monnezza rilascia con la decomposizione: la sorgente dell'odore di morte che imprigiona interi quartieri. È anche la frazione più inquinante e pericolosa, che infiltra nelle falde le sostanze tossiche. Ma quello del percolato è anche l'ultimo scandalo su cui si concentrano le attenzioni della Procura di Napoli.

L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, che ha portato all'arresto del braccio destro di Guido Bertolaso, Marta Di Gennaro, ha fatto luce sul destino di questo liquido micidiale. Agli atti dell'indagine ci sono le proteste di un sindaco "perché i camion percolano", ossia seminano una macchia nera sull'asfalto. La Di Gennaro, sempre lei, lo rassicurava mandando i carabinieri a controllare e a convincerlo che "percolavano poco". Ma a fare quei controlli erano i militari in forza alla Protezione civile. Gli altri, 'i nemici' di cui si parla nelle intercettazioni, erano i carabinieri del Nucleo tutela ambiente guidati dal generale Umberto Pinotti, di cui la Di Gennaro si spinge addirittura a chiedere la rimozione.

Quei camion non perdevano liquido per errore, lo scaricavano deliberatamente. E molti sapevano. Così, il nuovo filone di indagine sui rifiuti condotta dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, ancora top-secret, ma che porterà presto a sviluppi di rilievo, è proprio sul destino del percolato in Campania. Un veleno che andrebbe trattato in impianti specializzati e che invece sarebbe stato sistematicamente sparso nei corsi d'acqua, nelle fogne o addirittura lungo le strade e nei campi. Ogni giorno, nelle discariche autorizzate dal Commissariato c'è un via vai di mezzi che aspirano il liquido nerastro dalle vasche per portarlo ai centri di bonifica. Ma lungo il percorso almeno la metà del carico finisce per essere smaltito illegalmente. Così ci guadagna la ditta che trasporta, che paga meno, e quella che smaltisce, che incassa lo stesso. Resta il fiume tossico, che penetra nel terreno e nelle acque e che nessuno si è curato di disinquinare.


Quello della mancata bonifica della Campania è uno scandalo nello scandalo. Per rimettere in sesto un territorio ammorbato da rifiuti, anche quelli tossici interrati per anni dalla camorra, nel 2001 il governo aveva istituito l'ennesimo commissariato. L'incarico fu affidato ad Antonio Bassolino, che era già commissario ai rifiuti. Un anno dopo, veniva siglato un accordo di programma con la Jacorossi Spa sponsorizzata dal ministero del Lavoro (allora retto da Roberto Maroni, ndr): 140 milioni di euro per rimuovere i veleni da 80 comuni. L'incarico fu affidato senza gara, grazie all'impegno della società di assumere 380 lavoratori socialmente utili. Lo prevede una legge dello Stato, che garantisce pure la gran parte degli stipendi per i primi tre anni. Una manna, che ha permesso alla Jacorossi di affidare senza alcun vincolo lavori in subappalto e tenersi, allo stesso tempo, gran parte di quegli operai fermi a giocare a carte, come loro stessi hanno denunciato.

Alla scadenza dei tre anni, il licenziamento e la cassa integrazione: paga sempre lo Stato. A Jacorossi, intanto, sono stati liquidati i primi lavori, ma a un prezzo troppo caro, specie per l'ambiente. L'incarico aveva scadenze ben precise e un rimborso garantito solo a operazioni eseguite. C'era poco tempo da perdere. Così, le scorie raccolte sarebbero state spacciate per scarti di edilizia per poi finire, sistematicamente, in cave della provincia di Caserta e Napoli non molto lontano da quelle di Chiaiano. Andavano separati, trattati, smaltiti ognuno secondo le procedure previste: la plastica con la plastica, i copertoni di auto con i copertoni, l'amianto con l'amianto. E invece, oltre un milione di tonnellate di monnezza sarebbe finita sepolta sotto strati di terreno in luoghi non certo idonei e, anche lì, il percolato ha fatto la sua strada infiltrandosi fin dove ha potuto. Hanno documentato tutto gli uomini del Noe di Napoli guidati dal Maggiore Giovanni Caturano e nei giorni scorsi la Procura ha notificato il provvedimento di chiusura indagini a 12 tra ex dirigenti della Jacorossi e delle ditte subappaltatrici.
Secondo gli inquirenti, l'imperativo per i vertici della società romana era solo uno: 'Fatturare! Fatturare! Fatturare!'. I rifiuti andavano rimossi e portati ovunque, purché il Commissariato pagasse. Anche più del doppio di quanto dovuto: "Non valgono così tanto, lei lo sa: valgono la metà. Ma al Commissariato non facciamo conoscere le quotazioni al ribasso, sennò le royalties su cosa le prendiamo?", dicono tra di loro al telefono. Dei circa 60 milioni di euro già versati alla Jacorossi, almeno 46 sarebbero frutto di quello che per i carabinieri è stata una 'gestione illecita'. In pratica: frutto di uno smaltimento di rifiuti che in realtà sono stati solo spostati e di una bonifica dei terreni mai effettuata.

Le indagini si sono concluse nel 2006, ma ci sono voluti due anni per i provvedimenti. Un periodo durante il quale per la Jacorossi è arrivato anche un premio: un nuovo incarico da 101 milioni, oltre a 20 milioni come risarcimento per il mancato rispetto del contratto da parte del Commissariato. E quando all'inizio dell'anno Palazzo Chigi ha deciso di togliere a Bassolino l'autorità sulla bonifiche, la Jacorossi ha affidato il timone delle attività a Ciro Turiello, considerato un fedelissimo del governatore che lo volle accanto a sé nel Commissariato, salendo tutti i gradini fino a diventare vice di Bertolaso nel 2007. Nell'ultimo anno, Turiello è stato amministratore delegato di Asia, la società napoletana per i rifiuti con 2.200 dipendenti e una percentuale di raccolta differenziata di poco sopra il 10 percento, nonostante spenda 1,5 milioni all'anno solo per il leasing degli automezzi (parte dei quali forniti dalla Oram srl di proprietà di sua cognata, ndr). L'uomo giusto per il piano della Jacorossi: entrare nel mercato degli appalti comunali per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. In Campania si ricicla tutto, tranne che la spazzatura.