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venerdì 9 maggio 2008

Ostaggi in casa nostra - Una testimonianza da Chiaiano


Vi lascio leggere le parole piene di rabbia della giovanissima sociologa Marianna Sansone, della redazione di Radio F2, ma soprattutto in questo momento rappresentante della comunità di Chiaiano.

"Siamo ostaggi di un manipolo di violenti che nel rovesciare rifiuti e chiudere le strade agli altri trova la sua dimensione. Non so se mi fanno più schifo loro che sbraitano contro chi vorrebbe uscire o entrare dalla zona Chiaiano-Marano-Mugnano per tornare a casa o andare a lavorare, o le forze dell'ordine con i loro posti di blocco in zone tranquille a 500 metri dal vero "presidio" che controllano le cinture di sicurezza.

Nessuno che si occupi più di come la libertà, la salute – diritti fondamentali dell'uomo – siamo per noi fortemente in forse, quaggiù.

Stamattina per andare a via Partenope ho dovuto arginare la "zona rossa" e prendere la linea 1 da Scampia. Nessuno è salito a Chiaiano. Per tornare a casa mia stasera ho dovuto fare il giro del mondo. All'altezza dell'incrocio fra la Toscanella e Chiaiano la strada era sbarrata. Poco prima due vigili aiutati da un cartello che indicava "Strada chiusa" dirigevano il traffico di chi stasera azzardava a volersi spostare nonostante il coprifuoco imposto. Alla fine della strada due-tre cassonetti erano rovesciati con il loro contenuto e tre ragazzi tra i 25-30 anni intimavano di non passare. Quello con la felpa gialla, i lineamenti duri e i capelli rasati doveva essere il "capo", era lui che sbraitava più forte se qualcuno avanzava il desiderio di passare per tornare a casa sua.

Poco distante da questo presidio a due incroci, quello dell'ospedale Monaldi e di Marano verso i Camaldoli, c'erano rispettivamente due volanti dei Carabinieri e una della Polizia.

Tutto intorno lo scempio continuava, i rifiuti erano stati sparpagliati lungo le strade e i marciapiedi. Per strada nessuno. Uno spicchio di luna illuminava questo pessimo quadro senza il Golfo.

Capisco e comprendo che i criteri di notiziabilità subiscono un profondo mutamento davanti al protrarsi di una situazione d'emergenza, ma non condivido. La velina o la pubblicità shock di turno non possono avere più importanza del fatto che qui stiamo vivendo una guerra civile.

La tensione è salita esponenzialmente in queste ore, e non potrà salire per sempre. Prima o poi questa pentola a pressione in cui viviamo e a cui siamo assuefatti esploderà e non travolgerà solo i napoletani."

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