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martedì 27 maggio 2008

25 arresti. I nomi

Fonte: La Repubblica 27 maggio 2008


NAPOLI - La Procura di Napoli ha ordinato l'arrresto di 25 funzionari pubblici e rappresentanti di aziende collegate al Commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania. Tra i reati contestati agli indagati, l'associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito; truffa aggravata ai danni dello Stato; falsità ideologia commessa da pubblici ufficiali. A tutti sono stati concessi gli arresti domiciliari.


Ecco l'elenco dei 25:

Marta Di Gennaro, responsabile del settore sanitario della Protezione civile, in passato il vice di Bertolaso all'epoca in cui era stato commissario straordinario per l'emergenza rifiuti

Lorenzo Bragantini, direttore tecnico Ecolog, l'azienda che organizza il trasporto dei rifiuti in treno verso la Germania

Roberto Cetera, amministratore delegato Ecolog

Massimo Malvagna, amministratore delegato Fibe spa

Andrea Orazio Monaco, capo impianto Cdr, combustibile derivato da rifiuti, presso l'impianto Caivano

Sergio Asprone, responsabile gestione impianti Fibe

Elpidio Angelino, capo impianto Cdr Giugliano (Napoli)

Silvio Astronomo, capo impianto Cdr Casalduni (Benevento)

Pasquale Moschella,
capo impianto Cdr Santa Maria Capua a Vetere (Caserta)

Giuseppina Marra, funzionario Provincia di Caserta

Alessandro Di Giacomo, capo impianto Cdr di Pianodardine (Avellino)

Ernesto Picarone, responsabile ambiente ingegneria di Fibe e Fisia-Italimpianti

Domenico Ruggiero, capo impianto Cdr di Battipaglia (Salerno)

Giovanni De Laurentiis, responsabile operatore Fisia-Italimpianti

Angelo Pelliccia, dirigente Fibe e Fibe Campania

Leonello Serva, ex Commissariato, oggi dipendente dell'Apat, agenzia per la protezione dell'ambiente

Filippo Rallo, responsabile per i Cdr Campania della Fisia

Massimo Cortese, responsabile gestione dei Cdr campani

Giuseppe Sorace

Michele Greco, dirigente della Regione Campania, già dipendente della Protezione civile




UN ANNO FA, INVECE



Fonte : La Repubblica
04-04-07, pagina 2 sezione NAPOLI
Camorra e rifiuti, la grande retata arrestato anche il vice di Bertolaso


antonio corbo

L' architetto Claudio Di Biasio aveva un impegno urgente. Controllare a Caserta la discarica che attenuerà l' emergenza rifiuti in Campania. Lo ha arrestato la Finanza all' alba, nella prima retata che rivela il sistema dell' Affare Immondizia, con camorra, politica, consorzi, società miste. Al centro c' è una truffa allo Stato di 9,1 milioni di euro. Spiega in scala ridotta il fluviale spreco di denaro pubblico. «Lo dico con orgoglio: è la prima operazione con arresti sulla raccolta dei rifiuti», Giandomenico Lepore apre così la conferenza stampa, il procuratore aveva poco prima insinuato: «Chi diceva che sui rifiuti eravamo fermi?» ed è facile capire che è solo l' inizio il blitz di ieri con sette arresti in carcere, due in casa per Claudio Di Biasio e Giuseppe Valente, irreperibile Giuseppe Diana, presente anche nelle indagini sul caso Chinaglia. Il sessantenne ex centravanti che voleva comprare la sua Lazio con 21 milioni di dollari presi in Ungheria. Stratagemma per riportarli in Italia, secondo la Procura di Napoli, maggio 2006. L' inchiesta dei pm Raffaele Cantone e Alessandro Milita tocca il vertice del Commissariato Rifiuti. Con Guido Bertolaso, c' è un terzetto da un mese: Marta De Gennaro che da tempo assiste il capo della Protezione civile è il vicario, sono arrivati poi Alberto Pierobon da Treviso dove fu salutato con qualche critica e Claudio Di Biasio, proposti al ministro dell' Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, il cui nome non ricorrere in nessun atto dell' inchiesta. A chi era legato Di Biasio? Lo dicono per telefono i dirigenti di Eco 4, braccio operativo di Caserta 4: «è uno dei nostri», raccomandano l' ex direttore della società mista Eco 4. Le accuse toccano solo quella fase della sua carriera. Cantone e Milita evidenziano le «pressioni per far transitare Di Biasio ai vertici del Commissariato». Ne avevano chiesto forse l' arresto in carcere. Il gip ha deciso per i domiciliari, con una interpretazione dell' articolo 7, aggravante per chi favorisce una organizzazione criminale. Né Valente né Di Biasio, secondo il gip, pensavano di trattare con clan. Ma il senatore Tommaso Sodano, presidente della Commissione Ambiente, chiede la «rimozione immediata» del subcommissario. «Bisogna fare luce piena, è inquietante: camorra in un organismo con tanti prefetti e funzionari», Sodano darà battaglia. «La camorra non è solo omicidi. Anzi quando non c' è emergenza vuol dire che prosperano i suoi affari, l' indagine ricostruisce i meccanismi finanziari», rileva Franco Roberti, capo del pool Antimafia. Indagine molto complessa che impegna ancora gli specialisti della Finanza, «in un piccolo comando come la tenenza di Mondragone che merita il nostro plauso», rimarcano i magistrati. E il generale Vito Bardi, presente, amplifica gli elogi ai finanzieri del tenente Luigi Scarpetta: «Puntiamo anche in sedi periferiche su lavoro e uomini di grande qualità». Ma qual era il meccanismo per distrarre danaro pubblico con i rifiuti? La società mista. Il pubblico che assume il 51 per cento, il privato il 49. Una sofisticata ingegneria finanziaria consente al privato di drenare gli utili con fatture false: le finte spese riportano i conti alla pari. Significativa una telefonata intercettata. Chiede un impiegato: «Abbiamo avuto 250 mila mila euro, che facciamo?» ma c' è chi lo tranquillizza: «Qui ci vuole subito una fatturella». E i soldi finiscono ai privati. Facile, se manca qualsiasi controllo da parte del socio pubblico e delle istituzioni. Nell' inchiesta sono già inciampati un viceprefetto, un funzionario del lavoro, un magistrato di Santa Maria Capua Vetere, in un groviglio di raccomandazioni per un porto d' armi e per evitare una interdittiva antimafia. Il convolgimento del pm casertano portò una tranche dell' inchiesta a Roma. La Eco 4 serviva 18 comuni da Sessa Aurunca a Castelvolturno passando per Mondragone, Cellole, Calvi, Cancello Arnone. «La camorra pagava alla camorra». Due i clan: i Mondragonesi e i Casalesi, ramo Bidognetti, che incassavano 15 mila euro al mese. C' erano poi i posti di lavoro ad amici dei clan e dei partiti. Il voto di scambio ricorre. La parte pubblica della gestione consentiva di aggirare le norme della contabilità di Stato, quella privata assorbiva il denaro sistemando i conti con fatture false per 910 mila euro. Ma spuntano anche società fittizie quando i protagonisti decidono di defilarsi consegnando una decotta Eco 4 al consorzio Caserta 4. Gonfiano i crediti a dismisura, con una perizia truccata. «Quello che valeva 1, risultava 1000» spiega un investigatore. «Hanno venduto il nulla, quindi». Il prezzo: 9.100.000 euro, 18 miliardi di vecchie lire per una scatola vuota. Una fortunata parabola per la Eco 4. La società mista fu creata attraverso una gara: prevalse l' Ati "Flora Ambiente", Flora come la figlia di Michele Orsi, il principale imputato con il fratello Sergio, più volte arrestati. Sconfitta "Eco Campania", ricondotta a Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur, segretario del partito casertano prima che fosse commissariato. I fratelli Orsi sono legati a Giuseppe Diana, irreperibile, considerato il punto di contatto tra clan dei Mondragonesi e Eco 4. Sua la Dianagas che rileva nel 2001 la Domizia Gas da Gennaro Sorrentino, arrestato nel 2004 per estorsione a due imprenditori. Un incidente giudiziario che tronca le sue aspirazioni politiche in una formazione di nuovi socialisti. All' interno di Domizia gas furono presi due latitanti, uno era Giuseppe Fragnoli, considerato il capo del clan vincente sui La Torre, quasi tutti pentiti. Nella retata di ieri figurano i fratelli Orsi, Gennaro Fiorentino, Giuseppe Fragnoli con il fratello Giacomo, oltre a Vincenzo Filoso e Augusto La Torre. C' era questo dietro il consorzio Caserta 4, ora si sa meglio come siano stati divorati i milioni dell' emergenza rifiuti. Lo Stato tenta con affanno il recupero: sequestrati ieri venti appartamenti, due palazzi, auto, quote societarie. Ma sono molti gli indagati, i libri contabili, le intercettazioni che si ignorano. è stato arrestato un subcommissario e lo scandalo sembra non sia ancora esploso. (a.c.)

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