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sabato 31 maggio 2008

Marco Travaglio: Rifiuti e Magistratura al guinzaglio


Fonte: L'Unità

"Non potevano trovare un nome migliore gli inquirenti napoletani per l'inchiesta su politica&monnezza. "Operazione Rompiballe" allude alle ecoballe, niente eco e molto balle. Ma anche, involontariamente, all'ennesima porcata del governo per mettere la magistratura al guinzaglio del potere politico con la scusa dell'emergenza rifiuti. Perchè è di questo che stiamo parlando, come spiega Rodotà su Repubblica e come sostengono 75 pm campani: il decreto del governo è incostituzionale, perché sospende de jure lo Stato di diritto in una regione dove già era sospeso de facto.
Le trombette berlusconiane sono già al lavoro per rivoltare la frittata e far passare per ribelli proprio i magistrati che difendono la Costituzione, non il governo che la calpesta. Spettacolare il Corriere che, sorpreso il giudice Nicola Quatrano, a spasso per Chiaiano, lo torchia per bene per sapere che ci facesse lì, vedi mai che alzasse barricate e lanciasse molotov. Come se un libero cittadino non potesse andare dove gli pare. In effetti, secondo il decreto, non si può più manifestare liberamente, in Campania: si rischia di passare per sabotatori delle discariche, dunque nemici pubblici.
Intanto il governo si fabbrica un bel superprocuratore regionale per i rifiuti, roba mai vista nemmeno sotto il fascismo, che accentra le competenze delle procure territoriali. Nessun giudice potrà più sequestrare discariche irregolari o pericolose, anche perchè i rifiuti tossici e nocivi vengono equiparati a quelli urbani ordinari, per decreto, in barba a tutte le leggi nazionali ed europee, e soprattutto alla salute di chi se li beve o se li respira. Insomma, vietato disturbare il manovratore: che oggi è il supercommissario di governo - l'ineffabile Bertolaso, l'uomo per tutte le stagioni, quello che due anni fa da commissario non combinò un bel nulla e ora, chissà perché, dovrebbe fare il miracolo - ma domani potrebbe essere il presidente del Consiglio. Perché, se passa il precedente di un "governo che si sceglie i magistrati che devono controllare le sue iniziative" (Rodotà), poi non ci si ferma più.
Lo Stato italiano ha sconfitto il terrorismo e combattuto la mafia con ottimi risultati - per due o tre anni, non di più - senza strappi alla Costituzione. Non si vede perché oggi non possa rimuovere la monnezza senza violentare la Carta costituzionale. Se le nuove discariche saranno a norma di legge, nessun giudice le bloccherà. Ma impedire preventivamente ai giudici di bloccarle è come ammettere di sapere in anticipo che saranno irregolari, dunque inquinanti, dunque pericolose per la salute pubblica. Dunque l?intervento della magistratura rimane l?unico scudo per i cittadini.
Resta da capire perché mai, dal Pd, non si sia levata una sola voce critica contro il colpo di mano berlusconiano. Anzi, dopo la parentesi dell?ostruzionismo su Rete4, si è tornati precipitosamente a un "dialogo" che conviene solo al governo. Eppure non occorre un genio per intuire che la guerra all?indipendenza e autonomia delle toghe con la monnezza non c'entra niente. C'entra con altre monnezze: per esempio, con l'ansia di vendetta del Cainano contro i pm di Napoli per l'inchiesta sull?acquisto di Saccà e di alcuni senatori. "Questi pm sono ingovernabili", ha denunciato, sgomento per l'esistenza di qualche toga che ancora prende sul serio la Costituzione ("la magistratura è autonoma e indipendente da ogni altro potere"): un pericoloso precedente che va subito sanzionato.
Intanto si cerca un pretesto per varare l'agognata legge contro le intercettazioni, che proprio sulla monnezza han dimostrato la loro efficacia, dunque vanno abrogate. Il ministro ad personam Alfano annuncia che la nuova porcata è pronta. Meno pronta è la reazione dell'Anm, che seguita a "dialogare" col governo che si accinge a disarmarla. E ancor meno pronta è quella del Pd, che ha addirittura avviato consultazioni del ministro-ombra della Giustizia, tal Tenaglia, con l'Alfano medesimo, non si sa bene a che pro. Intanto Ermete Realacci si associa agli alti lai berlusconiani pro Bertolaso e contro il blitz dei giudici: "Intervento spettacolare e fuori contesto che rischia di ?ostacolare la soluzione del problema rifiuti". La prossima volta, prima di arrestare qualcuno, i giudici chiederanno il permesso a lui (?Ci scusi, Realacci, avremmo intenzione di arrestare Tizio e Caio. Le pare il contesto giusto o gradisce un rinvio? Ha qualche data libera, in agenda??). Dio salvi i rompiballe."

Un grido da Chiaiano

"A voi tutti che dite che è giusta l'apertura della discarica a Chiaiano e che avete la presunzione di dire che le proteste sono gestite dalla camorra, chiedo di fare una riflessione sugli arresti e sugli indagati tra cui il prefetto Pansa e l'ex vice di Bertolaso.
A mio avviso lo scandalo non è la monnezza per le strade ma è questo.
Concludo facendovi una domanda: secondo voi tutto quello che sta succedendo e che sta uscendo e che uscirà sulla questione rifiuti; sarebbe uscito senza le proteste dei cittadini comuni come me?"
Fabio


Segue video dell'oncologo Antonio Marfella dal presidio di Chiaiano-Marano

Ivrea senza monnezza!! Il nord virtuoso???


Uno scandalo ad alto rischio ecologico: i Comuni della zona pagavano per la raccolta differenziata. Ma i rifiuti erano dispersi ovunque
ALESSANDRO BALLESIO, GRAZIA LONGO - IVREA (TORINO)

La patria dell?Olivetti, alle porte di Torino, non è certo Napoli, ma quelle centinaia di tonnellate non smaltite hanno lo stesso effetto nauseabondo. E non solo per la puzza. Mentre gli abitanti di 54 Comuni intorno ad Ivrea pagavano suon di bollette per la raccolta differenziata dei rifiuti e lo smaltimento di quelli pericolosi, i vertici del Consorzio a partecipazione pubblica competente, l?Asa, la disperdevano in discariche abusive e campi agricoli vicino a Torino ed ad Alessandria.

Con tutti i rischi d?impatto ambientale che ne derivano e il terremoto politico che si è scatenato per la vicinanza al partito democratico dei massimi dirigenti arrestati. La realtà è venuta a galla grazie alle indagini della Procura e dei carabinieri di Ivrea e di quelli del Nucleo operativo ecologico. Cinque persone sono finite agli arresti domiciliari, due hanno l?obbligo di dimora, altre tre sono indagate a piede libero. Le accuse sono pesanti: produzione di false analisi - che attestavano che i rifiuti erano stati trasformati in compost - e di falsi documenti di trasporto. Non basta. Varie quantità di spazzatura pericolosa, tra cui lastre di eternit contenenti amianto, sono state depositate senza le apposite autorizzazioni e le dovute garanzie ambientali.

L?unica discarica autorizzata di rifiuti non pericolosi a Vespia di Castellamonte è stata riempita quasi dieci volte il limite previsto (900 tonnellate di rifiuti invece di 170). Proprio la mole immensa e maleodorante di rifiuti aveva dato il via alle indagini, per via delle lamentele dei cittadini di Castellamonte per i miasmi che ammorbavano alcune zone della città. Le indagini e le intercettazioni dei carabinieri del comando provinciale, guidato dal colonnello Antonio De Vita, hanno inchiodato i manager e i dipendenti Asa alle loro responsabilità. A partire dal direttore Emidio Filipponi, ai domiciliari come i responsabili dell?area stoccaggio rifiuti Bruno Adage e Giuseppe Ansinello (sindaco di Salassa, un piccolo Comune dell?area) ingegnere dipendente dell?Asa, Paolo Pagge, responsabile tecnico della Onix-Sarm di Vinovo, Fabrizio Fegatelli, addetto al trasporto rifiuti. La gestione illecita consentiva al consorzio di risparmiare enormemente sui costi dello smaltimento.

Dalle intercettazioni telefoniche disposte dal procuratore capo di Ivrea, Elena Daloisio, emerge l?uso ricorrente di parole in codice. Per quanto riguarda la carta, ad esempio, si sosteneva che doveva essere «tombata», seppellita cioè sotto terra. «Tombata» e non consegnata alle ditte per il riciclo, lo stesso avveniva per gli sfalci verdi che invece di essere destinati al compostaggio marcivano nel cortile. Tutto per risparmiare sui costi di smaltimento, che si aggirano intorno ai 55 euro a tonnellata. I controlli di tecnici dell?Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) e dei carabinieri del Noe, diretto in Nord Italia dal colonnello Michele Sarno, ipotizzano che i reati siano stati commessi negli ultimi tre anni.

Verifiche recenti dimostrano come centinaia tonnellate di spazzatura fossero state abbandonate non solo in discariche abusive ma anche su terreni agricoli. Per gli inquirenti è stato messo in atto un vero e proprio disegno criminoso: ipotizzano la violazione della normativa ambientale anche perché, dopo i falsi certificati di trasporto del materiale, sono arrivati anche quelli, altrettanto fasulli, emessi dal laboratorio analisi dell?azienda che ha evitato di segnalare infiltrazioni di rifiuti (anche pericolosi) nel terreno e nelle falde acquifere. Ulteriori accertamenti sono in corso sull?assetto finanziario dell?Asa. Tanto più che il consorzio si occupa anche di altro: ha un distributore di benzina, gestisce case di riposo e un impianto di sci. Gestisce inoltre il teleriscaldamento in una decina di Comuni del Canavese.

Le intercettazioni: «Nascondiamo la schifezza sotto il liquami trattati»



Fonte: Corriere.it - 28 maggio 2008

Una discarica da truccare: "Aiutateci voi"
di Fulvio Bufi

NAPOLI — Sindaci «cafoni», ecoballe che in realtà sono «mucchi di merdaccia», la discarica di Macchia Soprana che è «una vera porcata». E poi ancora «la schifezza» di riempire la discarica di Terzigno di rifiuti qualsiasi - puzzolenti e inquinanti - solo in superficie metterci quelli trattati e stabilizzati, che «all'inizio non si può fare», perché c'è il rischio «che il primo Ortolani (Franco Ortolani, esperto che fa spesso da consulente ai comitati antidiscariche, e sta lavorando ora per i cittadini di Chiaiano) che passa ci manda tutto per aria». Emergono discorsi così dalle intercettazioni che riempiono le oltre seicento pagine dell'ordinanza in cui è ricostruita l'inchiesta della Procura di Napoli sulla gestione commissariale dell'emergenza rifiuti tra il 2005 e la fine del 2007.

Un'inchiesta che punta a dimostrare come il ciclo di smaltimento dei rifiuti in Campania sia stato «imperniato su una attività di lavorazione assolutamente fittizia». Secondo la Procura di Napoli, cioè, il trattamento al quale la spazzatura deve essere sottoposta nel prima fase del ciclo di smaltimento, e cioè separazione dell'umido dal secco e tutti gli altri processi che portano alla stabilizzazione del rifiuto, venivano certificati ma non eseguiti. Con la conseguenza che in discarica sono finite tonnellate e tonnellate di immondizia «tal quale», cioè puzzolente e inquinante perché produce percolato, e che la Campania è piena di ecoballe che in realtà di ecologico non hanno niente. E non solo. Roba del genere sarebbe stata anche «esportata» in Germania, perché anche i treni diretti agli impianti di smaltimento della Sassonia sarebbero stati caricati grazie a false certificazioni con immondizia che presentava le stesse caratteristiche di quella smaltita nelle discariche della Campania. L'indagine raccoglie ore e ore di conversazioni intercettate, e una una delle voci più ascoltate è quella di Marta Di Gennaro, il nome di maggior rilievo nell'elenco degli arrestati. È lei che il 28 giugno 2007 telefona a Bertolaso dopo aver una riunione sulla discarica di Terzigno, e gli riferisce ciò che ha detto ai suoi interlocutori: «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare».

Esisteva quindi un utilizzo arbitrario dei rifiuti, ritengono i magistrati. Che ha molte conseguenze. La prima è la puzza che si sprigiona da quella che dovrebbe essere spazzatura stabilizzata ma non lo è. La Di Gennaro ne parla con Gianfranco Mascazzini, alto funzionario del ministero dell'Ambiente, e lui spiega di essere alla ricerca di una polverina magica, tipo la calce, che mischiata con la roba la rende meno puzzolente». L'Ambiente, ai tempi guidato da Pecoraro Scanio, non sta nel cuore di Bertolaso. Gli ha bloccato il progetto della discarica di Serre. Il 17 maggio 2007 ne parla con la Di Gennaro: «Voglio sputtanare i tecnici del ministero». Ma alla fine Bertolaso cede. Lo dice a Pansa: «Ho mollato l'incarico alla luce di questa devastante vicenda di vigliaccheria dello Stato». E l'amarezza della resa è ancora più esplicita nelle parole della Di Gennaro: «Guido basta. Centinaia di sindaci cafoni che rivendicano diritti, pretendono e se la prendono con noi. Ammucchiamo balle e facciamo mucchi di merdaccia. Chi ci ha portato in questa storia merita la morte...».


Commissione europea: parere negativo sul decreto rifiuti del governo Berlusconi


Fonte: sito di VALORI - Mensile di economia sociale e finanza etica (30/05/2008)

Ue boccia decreto rifiuti - 30/05/2008

Ad esprimersi contro il testo approvato il 21 maggio scorso, la direzione generale Ambiente della Commissione europea

La Direzione Generale Ambiente della Commissione europea ha bocciato, nella serata di venerdì, il decreto rifiuti approvato dal Consiglio dei ministri a Napoli il 21 maggio scorso. Secondo i funzionari della Direzione generale, il provvedimento risulta in contrasto con la normativa comunitaria in materia di trattamento e smaltimento dei rifiuti.


Come tutte le leggi nazionali in materia di ambiente, anche il decreto rifiuti del governo italiano è stato infatti sottoposto al vaglio della Direzione generale ambiente della Commissione, con l'obiettivo di verificare eventuali contrasti con la normativa comunitaria. Contrasti che, secondo fonti vicine ai tecnici di Bruxelles, sono valsi una bocciatura del decreto-rifiuti.


Le obiezioni dell'Ue riguardano soprattutto gli articoli che contengono deroghe: alla Commissione non sono andati giù, in particolare, l'articolo 9 (relativo alle deroghe sulla valutazione di impatto ambientale per i siti che saranno adibiti a discariche) e l'articolo 18 (che prevede un lungo elenco di deroghe alla normativa vigente in materia ambientale, igienico-sanitaria, di prevenzione incendi, sicurezza sul lavoro, urbanistica, paesaggio e beni culturali).


I tecnici avrebbero sollevato le loro obiezioni direttamente ai rappresentanti del governo italiano a Bruxelles, indicando i punti critici del decreto. Va detto che il parere della Commissione europea non è vincolante per il governo di uno Paese membro. Naturalmente, però, qualora Berlusconi e suoi ministri decidessero di andare avanti e di non ascolare i rilievi dell'Ue, si aprirebbe una procedura d'infrazione contro l'Italia. Sarebbe però la seconda volta: il nostro Paese è già in procedura d'infrazione, e sempre per lo scandalo dei rifiuti.

Inceneritore a Bagnoli? Una giornata di informazione


Sabato 7 Giugno
Giornata di contro-informazione sul problema rifiuti
Viale Campi Flegrei, area pedonale di Bagnoli dalle ore 10.30

Mattina: a partire dalle 10.30, nell'area pedonale di Bagnol,i ci saranno gazebo, banchetti, pannelli illustrativi e cartelloni informativi. Esponenti dei comitati civici e del Meetup di Napoli e Pozzuoli distribuiranno volantini, per sensibilizzare la gente sull'importanza della raccolta differenziata e del compostaggio. Inoltre saranno date tutte le informazioni sulle conseguenze ambientali e sanitarie che provoca un inceneritore e le alternative possibili come gli impianti di trattamento meccanico biologico (TMB).

Pomeriggio: si terrà un'assemblea popolare, sempre su Viale Campi Flegrei, alla quale interverranno il Presidente della X municipalità Giuseppe Balzamo, il geologo prof. Franco Ortolani e altri esponenti della cultura cittadina.

Sera: verranno proiettate delle interviste ai massimi esperti sulle questioni ambientali come lo scienziato Paul Connet, il ricercatore Stefano Montanari e l'oncologa Patrizia Gentilini.

La giornata si concluderà con la proiezione del film Biutiful Cauntri.

venerdì 30 maggio 2008

Gli eurodeputati Frassoni e Guidoni: verificare articoli decreto Berlusconi



Gli eurodeputati Monica Frassoni e Umberto Guidoni con il sostegno dei colleghi Marco Cappato, Giulietto Chiesa, Claudio Fava, Luisa Morgantini, Roberto Musacchio, Pasqualina Napoletano, hanno presentato delle interrogazioni urgenti alla Commissione europea in merito al decreto del 23 maggio approvato dal governo Berlusconi per affrontare l'emergenza rifiuti: "Abbiamo chiesto alla Commissione europea di verificare con urgenza la compatibilità del decreto rifiuti con la normativa europea, soprattutto alla luce della sterminata serie di deroghe in esso contenute. Ci sono vari e importanti aspetti della normativa ambientale europea che vengono praticamente calpestati dal decreto, a partire dalle direttive sui rifiuti. Il decreto di Berlusconi di fatto abolisce la differenza tra rifiuti ammissibili e non ammissibili nelle discariche, autorizzando in pratica lo smaltimento di rifiuti anche tossici nelle discariche comuni. Inoltre si depenalizza il divieto di diluizione e mescolamento dei rifiuti praticato per raggirare la normativa. Si consente di realizzare discariche prive di barriere geologiche, si continuano a chiamare depositi quelle che in realtà sono discariche. Si pretende di poter giungere ad una valutazione d'impatto ambientale nel giro di sette giorni, rendendo impossibile una seria analisi degli impatti, delle alternative ed escludendo la possibilità per il pubblico coinvolto di presentare osservazioni prima dell'avvio dei lavori. Assistiamo al paradossale tentativo, nel nome dell'emergenza, di legittimare le pratiche di smaltimento tipiche della camorra, come se ad illegalità si potesse rispondere solo con illegalità, mentre la via d'uscita dalla crisi campana non può non passare attraverso una forte riaffermazione del diritto e del rispetto delle leggi, nazionali ed europee. Chiediamo alla Commissione europea di intervenire affinché il ricorso di Berlusconi allo "stato d'emergenza" non crei un pericoloso precedente, inaugurando un progressivo smantellamento del diritto comunitario nel nostro Paese in materia di salute e ambiente. "


Marco Furfaro - Ufficio Stampa Umberto Guidoni

giovedì 29 maggio 2008

Per farci due risate: Facite ammuina!


Ecco come le autorità politiche, commissariali, governative e amministrative della Campania affrontano da quindici anni in qua il problema della raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani:

In occasione delle "emergenze rifiuti" i responsabili del "sistema campano" si regolino secondo le disposizioni seguenti, raccogliendo i rifiuti e diferenziandoli per tipologia:

a) carta e cartone vann'a 'na parte;
b) butteglie, buttigliune e butteglielle vann'a 'n'ata parte;
c) mierecine scadute vann'a ritta;
d) batterie fernute vann'a manca;
e) buatte 'e pummarole vann'a coppa;
f) buattelle 'e cocacole vann'abbascio;
g) rimanenza 'e robba mangiata, cunzervatela pe' cuncimà 'a 'nzalata;
h) chelle che nun sapìte addò s'ha da jettà, arremenatel'accà e allà;
...
ecc.
...
ecc.
...
z) e quann'avìte fernuto 'a spartenza, accuminciate a creà l'emergenza: ammiscate tutto 'n'ata vota, e aspettate fin'a quanne se vota; po' spilàte 'nu bello fiasco 'e vino, e bevìte a' saluta 'e ...

qui la rima offre due possibilità, a vostra scelta:
1- il cognome di donna Rosetta la sguaiata;
2- il cognome di don Antonio 'e Afraòla.


Raccomandazione: tutta la procedura suddetta scatta rigorosamente, e con alto senso dello Stato, non appena partono le parole d'ordine:
"FACITE AMMUINA!"

martedì 27 maggio 2008

Operazione ROMPIBALLE: PM, COLOSSALE OPERA INQUINAMENTO DEL TERRITORIO


Fonte Ansa

NAPOLI, 27 MAG - Una "colossale opera di inquinamento del territorio, posta in essere anche grazie a connivenze presenti ai più alti livelli e perseguita anche confidando nella possibilità di nascondere, proprio sotto le tonnellate di quei rifiuti che si dovrebbero smaltire correttamente, la pessima gestione degli stessi". Così i pm della procura di Napoli Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo descrivono, nell'ordinanza firmata dal gip Rosanna Saraceno, lo scenario dei presunti illeciti alla base dell'operazione "Rompiballé. Secondo i magistrati, per quanto riguarda i soggetti privati coinvolti nell'inchiesta "le vicende dimostrano la persistenza di un modello di gestione piegato esclusivamente ad interessi economici e quindi incline, anzi aduso a violare qualsiasi interesse collettivo" compresi "quelli della salute e dell'ambiente". Le responsabilità dei soggetti pubblici riguardano invece "l'assoluta lontananza dell'anelito, o quantomeno, dal 'mero' dovere di garantire il rispetto della legge e, attraverso questa, la tutela degli interessi pubblici sottesi, in favore di una attività preordinata solo a garantire l'apparenza della 'propria efficienza ed efficacia di funzionari addetti''.

Sul nome "ecoballe" si ironizza da tempo, nell'ambito dell'emergenza rifiuti in Campania: ora l'inchiesta della procura di Napoli che ha portato a 25 arresti domiciliari è stata chiamata "rompiballe" perché, tra le accuse rivolte agli indagati, c'é quella di aver consentito in alcune occasioni che le balle di spazzatura - teoricamente rifiuti trattati e resi così idonei allo smaltimento in un termovalorizzatore - venissero aperte, e il contenuto inviato in discarica. Dai capi d'accusa della procura emerge, in generale, "un sistema imperniato su una attività di lavorazione dei rifiuti assolutamente fittizia". I rifiuti che uscivano imballati dai cdr presentavano, secondo i magistrati, "identiche caratteristiche fisico-chimiche" rispetto alla spazzatura d'origine. Dall'inchiesta emerge che la frazione umida dei rifiuti non sarebbe stata sottoposta ad alcun trattamento di "stabilizzazione", procedura necessaria ad eliminare i cattivi odori ed a "igienizzare" la spazzatura. In pratica si sarebbero persi tempo e quattrini per produrre "finte" ecoballe, che in realtà sarebbero state solo spazzatura impacchettata.

Intercettazioni telefoniche hanno poi permesso di accertare come in talune circostanze fossero state illecitamente smaltite in discarica proprio le cosiddette ecoballe: l'involucro plastico veniva lacerato, e camion e trattori passavano più volte sul contenuto, al fine di far apparire il tutto come "un mero scarto composto da inerti" e dunque formalmente autorizzato per finire in una discarica. Il tutto, secondo i pm, avveniva alla luce del sole, sul piazzale degli impianti per la produzione del cdr. Dall'inchiesta sono emerse anche analisi false per "accompagnare" questi rifiuti nei siti di smaltimento. Si era insomma instaurata, secondo gli inquirenti, una "consolidata e articolata rete di complicità all'interno della struttura commissariale" da parte di pubblici funzionari e dipendenti che violavano "i precisi compiti di vigilanza sulle attività di lavorazione dei rifiuti affidata alle società Fibe e Fisia", dando direttive che di fatto violavano le ordinanze commissariali. Il tutto "con l'assoluta complicità di dipendenti e collaboratori" di Fibe e Fisia, che determinava una realtà "di mancata lavorazione dei rifiuti, falsa qualificazione degli stessi e illecito smaltimento nelle discariche, con grave pregiudizio per l'ambiente e la salute pubblica".

25 arresti. I nomi

Fonte: La Repubblica 27 maggio 2008


NAPOLI - La Procura di Napoli ha ordinato l'arrresto di 25 funzionari pubblici e rappresentanti di aziende collegate al Commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania. Tra i reati contestati agli indagati, l'associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito; truffa aggravata ai danni dello Stato; falsità ideologia commessa da pubblici ufficiali. A tutti sono stati concessi gli arresti domiciliari.


Ecco l'elenco dei 25:

Marta Di Gennaro, responsabile del settore sanitario della Protezione civile, in passato il vice di Bertolaso all'epoca in cui era stato commissario straordinario per l'emergenza rifiuti

Lorenzo Bragantini, direttore tecnico Ecolog, l'azienda che organizza il trasporto dei rifiuti in treno verso la Germania

Roberto Cetera, amministratore delegato Ecolog

Massimo Malvagna, amministratore delegato Fibe spa

Andrea Orazio Monaco, capo impianto Cdr, combustibile derivato da rifiuti, presso l'impianto Caivano

Sergio Asprone, responsabile gestione impianti Fibe

Elpidio Angelino, capo impianto Cdr Giugliano (Napoli)

Silvio Astronomo, capo impianto Cdr Casalduni (Benevento)

Pasquale Moschella,
capo impianto Cdr Santa Maria Capua a Vetere (Caserta)

Giuseppina Marra, funzionario Provincia di Caserta

Alessandro Di Giacomo, capo impianto Cdr di Pianodardine (Avellino)

Ernesto Picarone, responsabile ambiente ingegneria di Fibe e Fisia-Italimpianti

Domenico Ruggiero, capo impianto Cdr di Battipaglia (Salerno)

Giovanni De Laurentiis, responsabile operatore Fisia-Italimpianti

Angelo Pelliccia, dirigente Fibe e Fibe Campania

Leonello Serva, ex Commissariato, oggi dipendente dell'Apat, agenzia per la protezione dell'ambiente

Filippo Rallo, responsabile per i Cdr Campania della Fisia

Massimo Cortese, responsabile gestione dei Cdr campani

Giuseppe Sorace

Michele Greco, dirigente della Regione Campania, già dipendente della Protezione civile




UN ANNO FA, INVECE



Fonte : La Repubblica
04-04-07, pagina 2 sezione NAPOLI
Camorra e rifiuti, la grande retata arrestato anche il vice di Bertolaso


antonio corbo

L' architetto Claudio Di Biasio aveva un impegno urgente. Controllare a Caserta la discarica che attenuerà l' emergenza rifiuti in Campania. Lo ha arrestato la Finanza all' alba, nella prima retata che rivela il sistema dell' Affare Immondizia, con camorra, politica, consorzi, società miste. Al centro c' è una truffa allo Stato di 9,1 milioni di euro. Spiega in scala ridotta il fluviale spreco di denaro pubblico. «Lo dico con orgoglio: è la prima operazione con arresti sulla raccolta dei rifiuti», Giandomenico Lepore apre così la conferenza stampa, il procuratore aveva poco prima insinuato: «Chi diceva che sui rifiuti eravamo fermi?» ed è facile capire che è solo l' inizio il blitz di ieri con sette arresti in carcere, due in casa per Claudio Di Biasio e Giuseppe Valente, irreperibile Giuseppe Diana, presente anche nelle indagini sul caso Chinaglia. Il sessantenne ex centravanti che voleva comprare la sua Lazio con 21 milioni di dollari presi in Ungheria. Stratagemma per riportarli in Italia, secondo la Procura di Napoli, maggio 2006. L' inchiesta dei pm Raffaele Cantone e Alessandro Milita tocca il vertice del Commissariato Rifiuti. Con Guido Bertolaso, c' è un terzetto da un mese: Marta De Gennaro che da tempo assiste il capo della Protezione civile è il vicario, sono arrivati poi Alberto Pierobon da Treviso dove fu salutato con qualche critica e Claudio Di Biasio, proposti al ministro dell' Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, il cui nome non ricorrere in nessun atto dell' inchiesta. A chi era legato Di Biasio? Lo dicono per telefono i dirigenti di Eco 4, braccio operativo di Caserta 4: «è uno dei nostri», raccomandano l' ex direttore della società mista Eco 4. Le accuse toccano solo quella fase della sua carriera. Cantone e Milita evidenziano le «pressioni per far transitare Di Biasio ai vertici del Commissariato». Ne avevano chiesto forse l' arresto in carcere. Il gip ha deciso per i domiciliari, con una interpretazione dell' articolo 7, aggravante per chi favorisce una organizzazione criminale. Né Valente né Di Biasio, secondo il gip, pensavano di trattare con clan. Ma il senatore Tommaso Sodano, presidente della Commissione Ambiente, chiede la «rimozione immediata» del subcommissario. «Bisogna fare luce piena, è inquietante: camorra in un organismo con tanti prefetti e funzionari», Sodano darà battaglia. «La camorra non è solo omicidi. Anzi quando non c' è emergenza vuol dire che prosperano i suoi affari, l' indagine ricostruisce i meccanismi finanziari», rileva Franco Roberti, capo del pool Antimafia. Indagine molto complessa che impegna ancora gli specialisti della Finanza, «in un piccolo comando come la tenenza di Mondragone che merita il nostro plauso», rimarcano i magistrati. E il generale Vito Bardi, presente, amplifica gli elogi ai finanzieri del tenente Luigi Scarpetta: «Puntiamo anche in sedi periferiche su lavoro e uomini di grande qualità». Ma qual era il meccanismo per distrarre danaro pubblico con i rifiuti? La società mista. Il pubblico che assume il 51 per cento, il privato il 49. Una sofisticata ingegneria finanziaria consente al privato di drenare gli utili con fatture false: le finte spese riportano i conti alla pari. Significativa una telefonata intercettata. Chiede un impiegato: «Abbiamo avuto 250 mila mila euro, che facciamo?» ma c' è chi lo tranquillizza: «Qui ci vuole subito una fatturella». E i soldi finiscono ai privati. Facile, se manca qualsiasi controllo da parte del socio pubblico e delle istituzioni. Nell' inchiesta sono già inciampati un viceprefetto, un funzionario del lavoro, un magistrato di Santa Maria Capua Vetere, in un groviglio di raccomandazioni per un porto d' armi e per evitare una interdittiva antimafia. Il convolgimento del pm casertano portò una tranche dell' inchiesta a Roma. La Eco 4 serviva 18 comuni da Sessa Aurunca a Castelvolturno passando per Mondragone, Cellole, Calvi, Cancello Arnone. «La camorra pagava alla camorra». Due i clan: i Mondragonesi e i Casalesi, ramo Bidognetti, che incassavano 15 mila euro al mese. C' erano poi i posti di lavoro ad amici dei clan e dei partiti. Il voto di scambio ricorre. La parte pubblica della gestione consentiva di aggirare le norme della contabilità di Stato, quella privata assorbiva il denaro sistemando i conti con fatture false per 910 mila euro. Ma spuntano anche società fittizie quando i protagonisti decidono di defilarsi consegnando una decotta Eco 4 al consorzio Caserta 4. Gonfiano i crediti a dismisura, con una perizia truccata. «Quello che valeva 1, risultava 1000» spiega un investigatore. «Hanno venduto il nulla, quindi». Il prezzo: 9.100.000 euro, 18 miliardi di vecchie lire per una scatola vuota. Una fortunata parabola per la Eco 4. La società mista fu creata attraverso una gara: prevalse l' Ati "Flora Ambiente", Flora come la figlia di Michele Orsi, il principale imputato con il fratello Sergio, più volte arrestati. Sconfitta "Eco Campania", ricondotta a Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur, segretario del partito casertano prima che fosse commissariato. I fratelli Orsi sono legati a Giuseppe Diana, irreperibile, considerato il punto di contatto tra clan dei Mondragonesi e Eco 4. Sua la Dianagas che rileva nel 2001 la Domizia Gas da Gennaro Sorrentino, arrestato nel 2004 per estorsione a due imprenditori. Un incidente giudiziario che tronca le sue aspirazioni politiche in una formazione di nuovi socialisti. All' interno di Domizia gas furono presi due latitanti, uno era Giuseppe Fragnoli, considerato il capo del clan vincente sui La Torre, quasi tutti pentiti. Nella retata di ieri figurano i fratelli Orsi, Gennaro Fiorentino, Giuseppe Fragnoli con il fratello Giacomo, oltre a Vincenzo Filoso e Augusto La Torre. C' era questo dietro il consorzio Caserta 4, ora si sa meglio come siano stati divorati i milioni dell' emergenza rifiuti. Lo Stato tenta con affanno il recupero: sequestrati ieri venti appartamenti, due palazzi, auto, quote societarie. Ma sono molti gli indagati, i libri contabili, le intercettazioni che si ignorano. è stato arrestato un subcommissario e lo scandalo sembra non sia ancora esploso. (a.c.)

Nelle 10 discariche anche ceneri pesanti e scorie


Fonte: Il Mattino 27-05-2008

Ceneri pesanti e scorie: anche questo dovrebbe finire nelle nostre discariche. È scritto nel decreto Berlusconi sui rifiuti. E la protesta trova nuove motivazioni. «Non è possibile che a Chiaiano, vicino alla zona ospedaliera finisca tutto questo», spiega Francesco, uno degli animatori del presidio. Sui siti degli ambientalisti già impazzano le interpretazioni. All’articolo 9 del decreto si legge: «Gli impianti di cui al comma 1 (le dieci discariche da creare in Campania) sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici cer» E segue un elenco di sigle. Di che si tratta? Per saperlo basta consultare internet. E così si scopre che il cer 19.01.11 indica ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose; il 19.01.13 ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose; il 19.02.05 fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose; 19.12.11: altri rifiuti,compresi i materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose. Parole inquietanti, destinate ad alimentare le ansie dei napoletani vittime per decenni degli smaltimenti illeciti di rifiuti tossici. Ma spiega lo staff del sottosegretario Bertolaso: «Abbiamo inserito quei codici perché bisogna eliminare i residui dei roghi di questi giorni. E comunque il rispetto della normativa europea, previsto dal decreto legge garantisce i cittadini che non avverrà nessun conferimento indiscriminato di rifiuti speciali, o peggio, tossici, presso le discariche». Argomentazioni che non convincono il comitato allarme rifiuti tossici che dal sito Peacelink sostiene: «Sia i termovalorizzatori e sia le discariche devono nascere con lo scopo ben preciso di bruciare o interrare anche rifiuti pericolosi o non meglio specificati. Tutti dicono che l’inceneritore non fa male, nessuno che le ceneri prodotte sono vere e proprie bombe ecologiche». d.d.c.

Berlusconi ingrassa Impregilo e grazia l'ex nemico Bassolino



Fonte: Il Manifesto

Il decreto «salva Napoli» cancella di fatto l'inchiesta della magistratura che ha coinvolto la società dei Romiti e il super-governatore della regione. Ripartono affari e appalti che faranno della Campania la «Romania d'Italia»

24 maggio 2008 - Francesca Pilla

Può finire senza responsabili la quindicennale emergenza di Napoli? E soprattutto può diventare una risorsa appetibile per l'imprenditoria settentrionale del nostro paese?

La risposta è nella prima uscita pubblica del nuovo sottosegretario ai rifiuti Guido Bertolaso che ieri nella conferenza stampa di presentazione del decreto «salva Napoli» parlava a nome di Berlusconi. Tre i punti che l'ancora capo della protezione civile ha messo sul piatto e presentato come una strategia vincente: l'Impregilo termina i lavori per l'inceneritore di Acerra, i cdr chiudono e sono sostituiti con quelli per il compostaggio, mentre parte la costruzione di altri tre termovalorizzatori a Santa Maria La Fossa, Salerno e Napoli.
Possibile? Le motivazioni di un Bertolaso in piena forma sembrano ineccepibili: «Sarebbe stato troppo complicato chiamare altri imprenditori per finire un lavoro quasi terminato», primo; «Chiudiamo gli impianti e bruciamo il rifiuto tal quale perché le ecoballe, il fos e i sovvalli sono una barzelletta. Si tratta dello stesso materiale tritato e ridotto in poltiglia», secondo; «Servono 4 termovalorizzatori per smaltire 8 milioni di ecoballe che sostano in Campania e non sono mai uscite dalla regione», terzo.
Progetto ambizioso, minimo sforzo e tre effetti immediatamente efficaci: rivalutando l'Impregilo si svuota alla base l'impianto accusatorio della Procura napoletana contro una delle multinazionali più importanti (e potenti) del nostro paese e si creano le premesse per poter guadagnare miliardi di euro su una «monnezza» che fino a ieri era un problema.
Così i primi a tirare un sospiro di sollievo dopo le decisioni del Berlusconi IV potrebbero essere proprio Pier Giorgio Romiti a capo dell'Impregilo, Paolo Romiti direttore commerciale della controllata Fibe, gli ex-dirigenti Armando Cattaneo e Vincenzo Urciuoli, che insieme ad altre 23 persone sono attualmente processati per truffa aggravata nei confronti della regioni a causa dell'utilizzo di impianti non a norma.
I provvedimenti cautelari la scorsa estate erano costati al gruppo la confisca di 750 milioni di euro in beni, nonché l'interdizione alla partecipazione di gare pubbliche di smaltimento rifiuti. Oggi dopo tre anni di indagini, 100mila pagine di fascicoli, 900 testimoni chiamati da accusa e difesa, il governo Berlusconi ci dice che non era poi così grave. Che negli inceneritori si può bruciare tutto senza creare danni all'ambiente. Che quella del rifiuto sostenibile è una boutade. Che l'industrializzazione della filiera rappresenta il paradiso dello «smaltitore». E perfino che Antonio Bassolino non è tanto responsabile per aver permesso ieri quello che diventa legge domani.
«E' proprio così, anche perché la stessa normativa europea è ambigua al riguardo, affermando che in determinati tipi di inceneritore è possibile farci finire il tal quale». La conferma arriva dal nemico numero uno della multinazionale leader nella costruzione di inceneritori, l'ex presidente della commissione ambiente del senato Tommaso Sodano (Prc). L'uomo da cui tutto è iniziato, quando ha sporto la prima denuncia e subodorato la truffa.
Tempo e soldi buttati? «In realtà ora dovrebbero dirci perché allora hanno sperperato miliardi di euro, visto che Acerra è progettato per smaltire solo cdr. Ma ho il sentore che si voglia impedire una seria raccolta differenziata: quanto più si brucia tanto più si guadagna». Tra i comitati ambientalisti in molti temono però che questi provvedimenti possano anche nascondere l'intenzione di trasformare la Campania nella Romania del paese. Basta fare un po' di conti.
Acerra sarà dotato di un impianto in grado di fagocitare 2000 tonnellate quotidiane, stesso carico a Santa Maria La Fossa, 1000 a Salerno, 1500 a Napoli, per un totale di 6500 tonnellate di monnezza: la produzione giornaliera della regione che si volatilizza per magia. Delle due l'una: o si pensa di buttare a mare il riciclo oppure di spingere la differenziata al 50 per cento usando un solo termovalorizzatore per la giacenza e «importando» qualche migliaio in tonnellate di «combustibile» dalle altre regioni. In questo caso, visto che Impregilo oppure A2A, l'altra cordata interessata all'affare, rappresentano l'imprenditoria del Nord, il risultato finale sarebbe semplice tra chi guadagna e riceve energia e chi si becca le scorie. Per Sodano sono «tutte ipotesi praticabili» ma è ancora più pericoloso che «per il ministro ombra Realacci vada tutto bene così».
Di sicuro chi si «aggiudica» la gallinella dalle uova d'oro per bruciare le 8 milioni in tonnellate di ecoballe si mette automaticamente in tasca 400 milioni. E' la cifra totale di quel famoso «Cip6» che esce dai nostri portafogli per le energie «rinnovabili o assimilate» con la trattenuta del 7% su ogni bolletta dell'elettricità: in Campania va a finanziare ogni tonnellata di «monnezza», con 50 euro, ancora da termovalorizzare. Ma che questo vada bene così l'ha deciso il governo Prodi.

Rifiuti tossici nelle discariche indicate dal decreto Berlusconi?



Valutazioni su alcuni articoli del decreto rifiuti del 24 maggio operate dal Comitato Allarme Rifiuti Tossici. Fonte: Sito Comitato Peacelink

Una prima analisi degli articoli 8 e 9 del decreto rifiuti del 24 maggio, evidenzia la estrema gravità delle scelte in materia di smaltimento dei rifiuti pericolosi. Giocare con la vita di una intera popolazione per favorire innominabili interessi economici.
26 maggio 2008 - Comitato Allarme Rifiuti Tossici

Gli artt 8 e 9 sono quelli della verità, sono quelli dove va ricercata la motivazione di tutto.
Sia i termovalorizzatori e sia le discariche devono nascere con lo scopo ben preciso di bruciare o interrare (in discariche su cui non viene effettuata alcuna VIA) anche rifiuti pericolosi o non meglio specificati.
Le stesse ceneri tossiche, prodotte dalla combustione dei futuri inceneritori, che andrebbero conferite in discariche speciali, si prevede vengano sversate nei 10 siti stabiliti dal decreto: tutti dicono che l'inceneritore non fa male, nessuno che le ceneri prodotte sono vere e proprie bombe ecologiche.

I comma 2 dell'art 8 e 9 sono di portata criminale e per questo sono scritti in un modo scarsamente comprensibile. L'urgenza di aprire nuove discariche appare così una scusa con cui poter aggirare normative nazionali ed europee in tema di smaltimento rifiuti.

Ancora una volta sorge il dubbio che la crisi campana sia stata studiata a tavolino per avviare, con la scusa dell'emergenza, discariche ed inceneritori, col pericolo di affossare eventuali procedimenti in corso (si veda la vicenda Lo Uttaro) e far sparire dietro 2 commi di un decreto un po' di disastri ambientali pregressi.
Il business dei rifiuti tossici è il business per eccellenza, più del petrolio e del tabacco. Questi rifiuti pericolosi vengono prodotti tutti i giorni in ogni parte del mondo e in quantità mostruose: del loro smaltimento è in atto una rudimentale semplificazione ai danni della salute dei cittadini campani.

Di seguito gli articoli incriminati:

Art. 8, comma 2: In deroga alle disposizioni di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, ed agli articoli 191 e 208 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' autorizzato nella regione Campania, per un triennio rispetto al termine di cui al citato articolo 2, l'esercizio degli impianti in cui i rifiuti, aventi codice CER 19.12.10, 19.12.12, 19.05.01, 19.05.03, 20.03.01, sono scaricati e stoccati al fine di essere preparati per il successivo trasporto in un impianto di recupero, trattamento o smaltimento.

Art. 8, comma 3: E' prorogato per un triennio rispetto al termine di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 13 gennaio 2003, n. 36, lo stoccaggio dei rifiuti aventi codice CER 19.12.10, 19.12.12, 19.05.01, 19.05.03, 20.03.01, in attesa di smaltimento, nonche' il deposito dei rifiuti stessi presso qualsiasi area di deposito temporaneo.

Art. 9, comma 2: Gli impianti di cui al comma 1 sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.12.12; 19.05.01; 19.05.03; 20.03.01; 19.01.12; 19.01.14; 19.02.06; presso i suddetti impianti e' inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.01.11*; 19.01.13*; 19.02.05*, nonche' 19.12.11* per il solo parametro «idrocarburi totali», provenienti dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani, alla stregua delle previsioni derogatorie di cui all'articolo 18.

Come si legge, gli impianti individuati dal decreto sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER:

19.12.12:: altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19.12.11 (che sarebbe altri rifiuti. compresi i materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

19.05.01: parte di rifiuti urbani e simili non compostata

19.05.03: compost fuori specifica

20.03.01: rifiuti dei mercati

19.01.12: ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 19.01.11 (ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

19.01.14: ceneri leggere, diverse da quelle di cui alla voce 19.01.13 (ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

19.02.06: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, diversi da quelli di cui alla voce 19.02.05 (fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose) [cmq previste sotto]

ed ancora:

19.01.11*: ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose (tipicamente ceneri prodotte dagli inceneritori)
19.01.13*: ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose (tipicamente ceneri prodotte dagli inceneritori, sono considerate pericolose e vengono solitamente smaltite in discariche speciali)
19.02.05*: fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici contenenti sostanze pericolose
19.12.11*: altri rifiuti (compresi i materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, contenenti sostanze pericolose

Vedi anche il testo del decreto


lunedì 26 maggio 2008

La prima Isola Ecologica di Napoli


L' Isola Ecologica di Napoli, gestita dall'Asia, si trova a Ponticelli.

Si può accedere anche con l'auto e dirigersi verso i vari container a seconda della tipologia di rifiuto.

RIFIUTI:

- Cartone
- Vetro
- Multimateriale (contenitori in plastica, alluminio, acciaio)
- Sfalci, potature e scarti da giardino
- RAEE bianchi (cucine, lavastoviglie, lavatrici)
- RAEE freddo (frigoriferi, congelatori, condizionatori)
- Ingombranti (mobilio, legno, materassi)
- Olio vegetale
- Olio minerale (lubrificante)
- Toner e cartucce di stampante
- Neon
- Batterie al piombo
- Sorgenti luminose (faretti, lampadine...)
- Piccoli elettrodomestici
- Apparecchi informatici e simili (computer, tv, cellulari, fax, videoregistratori...)
- Pile
- Farmaci
- Tessili
- Colle, antiparassitari e simili

Orari:
LUN 14-19
MAR-SAB 10-19
DOM 8-14


L'Isola si trova in via Salgari, in quel rettangolino verde sopra la rotonda. Raggiungerla è molto semplice, dalla rotonda dell'Arin (via Argine) ci sono le indicazioni ed è meno di 1km.

Per arrivare alla rotonda Arin:

- dalla tangenziale, uscita Corso Malta e subito a destra SS162 dir Pomigliano, uscita Barra/Ponticelli e seguire le indicazioni

- da Napoli centro: prendere il raccordo autostradale da via Reggia di Portici (in fondo a via Marina), dopo poco al bivio salire a destra verso A1 e prendere la prima uscita, Napoli Centro Direzionale tenendosi sulla destra in direzione Ottaviano/Volla. Uscire a Barra/Ponticelli e seguire le indicazioni

- TRENO: stazione Madonnelle della Circumvesuviana (compare l'immagine a sinistra della mappa)

domenica 25 maggio 2008

Chiaiano: la discarica sommersa - VIDEO

Nel costruire le barricate i cittadini scoprono che il sottosuolo era già pieno di rifiuti.

VIDEO

Chiaiano:Lettera di Beppe Grillo al Presidente della Repubblica Italiana

Signor Presidente della Repubblica Italiana,

permettetemi, grato, per la benevola accoglienza che un giorno avete fatto, di inviarmi la vostra approvazione per mia la raccolta di testimonianze sul precariato, di dirvi che la Vostra stella, se felice fino ad ora, è minacciata dalla più offensiva ed inqualificabile delle macchie. Ma quale macchia di fango sul Vostro nome, stavo per dire sulla Repubblica che rappresentate, soltanto quell'abominevole affare della Campania!
Per ordine di un Consiglio dei ministri, la gestione criminale dello smaltimento dei rifiuti in Campania degli ultimi venti anni è stata trasformata in un problema di ordine pubblico, ignorando la verità e qualsiasi giustizia. È finita, l’Italia ha sulla guancia questa macchia, la Storia scriverà che sotto la Vostra presidenza non è stato punito questo crimine sociale. E poiché è stato osato, oserò anche io. La verità, la dirò io, la chiederò io, poiché ho promesso di dirla e di cercarla, se la giustizia, regolarmente osservata non la proclamasse interamente. Il mio dovere è di parlare, non voglio essere complice. Le mie notti sarebbero abitate dallo spirito delle persone innocenti che espiano colpe non loro. Ed è a Voi signor Presidente, che io griderò questa verità.
Per prima cosa, la verità sulle discariche dei rifiuti industriali delle aziende del nord Italia sepolte in discariche abusive dalla Camorra. La verità sull’aumento dei tumori nel triangolo della morte di Nola, Acerra e Marigliano. La verità sulle sostanze radioattive, sui rifiuti cancerogeni scaricati alla luce del sole, in modo incessante, con i camion, dove le autorità non potevano non sapere. Emma Marcegaglia stanzi un fondo della Confindustria per la bonifica a carico delle aziende che hanno inquinato la Campania, se così non fosse, sia lo Stato a ricercare i responsabili, a liquidare le loro aziende e destinare i proventi a un Commissariato sotto la Sua autorità.
Per seconda cosa, la verità sulle connivenze tra la Camorra e le istituzioni in Campania, sulla gestione dei politici che hanno devastato la Sua regione in questi anni, sulle assunzioni clientelari, sulle coperture di partito bipartisan, sulla mancata destituzione del Presidente della Regione Antonio Bassolino, sotto processo per il ruolo di commissario per l’emergenza rifiuti insieme a Pier Giorgio Romiti, ex amministratore delegato della Impregilo e ad altri nomi eccellenti. La verità sulla mancata destituzione di Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli, alla quale si può imputare, senza ombra di dubbio, una totale incapacità come amministratrice per l’emergenza rifiuti. La verità sulla mancata ricerca dei responsabili delle decine di società di smaltimento dei rifiuti, così vicini ai politici e per questo inamovibili. La verità sulla loro mancata sostituzione di fronte all’evidenza del disastro annunciato.
Per terza cosa, la verità sui fondi europei, sui miliardi di euro destinati alla Campania in questi molti anni. La verità sul loro ammontare, sulla loro destinazione, sul loro utilizzo, su chi li ha gestiti, sui depuratori non funzionanti e, forse, neppure avviati, sulle bonifiche dei siti inquinati mai portate a termine, sulle strutture inesistenti per la raccolta differenziata, sugli impianti per il riciclo di carta, vetro, plastica che dovrebbero esserci, ma non ci sono.
Solo dopo l’accertamento di queste verità, si potrà procedere a porre sotto segreto di Stato le discariche, a militarizzare la Campania, a inviare la Polizia contro i cittadini, anche a manganellarli, se necessario. Solo dopo l’accertamento di queste verità si potrà pretendere dai campani un comportamento rigoroso, ispirato alla correttezza civile senza alcuno sconto verso le Istituzioni e verso la propria coscienza. Solo dopo l’accertamento di queste verità, caro Presidente, solo dopo la cacciata dei primi responsabili politici dello sfascio, si potranno chiedere sacrifici ai cittadini, prima si devono porgere loro le scuse dello Stato che non ha saputo proteggerli e che oggi li criminalizza.
Quanto alla gente che accuso, non ho contro di loro né rancore né odio. Sono per me solo entità, spiriti di malcostume sociale. E l'atto che io compio non è che un mezzo per accelerare l'esplosione della verità e della giustizia. Ho soltanto una passione, quella della luce, in nome dell'umanità che ha tanto sofferto e che ha diritto alla felicità. La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima.
Vogliate gradire, signor Presidente, l'assicurazione del mio profondo rispetto.”

Beppe Grillo

Lettera liberamente ispirata a "J'accuse" di Emile Zola.



Testimonianza da Chiaiano: Giornalista RAI picchiato

ANSA - ROMA, 24 MAG - Articolo 21 ha raccolto la testimonianza di Romolo Sticchi, il giornalista del Tg3 colpito ieri durante gli sconti alla discarica di Chiaiano."Mi trovavo qui in piazza Rosa dei Venti, con la troupe esterna", racconta Sticchi. "Anch'io avevo una telecamera portatile, di proprietà della Rai. Stavamo passando accanto ai furgoni della polizia. Ho iniziato a riprendere gli agenti che affluivano. A quel punto ho visto uno di loro che mi diceva di non riprendere. Ho fatto per chiedergli, perché? Ma si era già avvicinato e mi ha piantato una manganellata sul collo. Mi sono piegato dal dolore e ho fatto per aggrapparmi a qualcosa, ho ricevuto un'altra manganellata al braccio. Lì ho perso il contatto con la telecamerina ed ho ricevuto un'altra manganellata sulla schiena. L'ho visto raccogliere la telecamera e portarsela via. Inutile protestare"."La telecamera, secondo la questura, è andata perduta nella concitazione della piazza", continua Sticchi, spiegando che l'altra telecamera invece "ha ripreso tutto: si vede benissimo l'agente con la telecamerina in mano che si allontana"."Raccontiamo quel che accade in condizioni oggettivamente difficili. Non si possono ammettere intemperanze, da qualunque parte. E' giusto che Ordine, associazioni e la stessa Rai, proprietaria della telecamera - conclude il giornalista del Tg3 - facciano valere i nostri diritti".Nonostante gli sia stato consigliato di "stare sette giorni a casa", Sticchi è rimasto a Chiaiano: "C'é una storia da raccontare". (ANSA).

sabato 24 maggio 2008

Testimonianze live da Chiaiano


Ieri sera appena firmato il decreto che identificava i siti per lediscariche si sono presentati decine e decine di PoliziottiCarabinieri e Finanzieri in assetto antisommossa che hanno preso amanganellate Donne e persone anziane che manifestavano pacificamentecon le mani alzate.sono testimone di quanto affermo.nessun poliziotto è stato colpito da nulla non sono state lanciatepietre ma sono stati feriti una decina di manifestanti donne e personeanziane!ad un giornalista di rai tre i poliziotti hanno rotto la telecamerache aveva ripreso la rappresaglia fatta dai poliziotti contro gentenon armata con volti scoperti e con mani alzate!!!!!ragazzi quello che si è visto qualche tempo fa in CINA contro i monaciieri l'ho visto qui sotto casa mia ad opera DEI TUTORIdell'oridine!!!!E' scandaloso inaccettabile incivile antidemocratico!!!!guardate i video su youtube fatti con cellulari telecamere etc etc chenon sono soggetti ne a montagig ne a censura.I media stanno come sempre dichiarando cio che più fa comodo aipadroni dell'Italia.
saluti tom


Guerra civile anti-discarica di Chiaianodi Marianna Sansone Ore 20.00 - Un elicottero rimane fisso su un punto ben noto. Il rombo delle sue pale rende l'aria pesante, tesa, nulla in confronto a quello che si sta consumando un po' più in là. Un primo cordone di polizia in tenuta antisommossa transenna la grande arteria stradale che porta alla rotonda "Rosa Dei Venti" di Marano. Sono poliziotti grandi, navigati, compatti non lasciano passare nessuno e si chiudono come un contagocce sempre più stretto. Riusciamo ad arginare il primo blocco, siamo del posto e conosciamo un piccolo vialetto sterrato che bypassa il Bivio di Mugnano chiuso. Siamo più vicini al sit-in adesso. Scavalchiamo un cancello e ci troviamo al di là di quella che è stata battezzata "piazza". Non lo è e non lo è mai stata, questa rotonda era chiamata il "Titanic" adesso sarà ribattezzata. Centinaia di persone la riempiono.Un autobus è stato messo di traverso all'imbocco del Poggio Vallesana, dove da settimane c'è il presidio anti-discarica. La folla prosegue a perdita d'occhio verso il Corso di Marano, riempie gli spazi lasciati liberi dalla rotonda e si ferma troncata da un cordone di Poliziotti, Guardie di Finanza e Carabinieri. Questi sono più giovani del primo troncone, forse vorrebbero essere al di là della barricata, rimangono immobili. Cittadini e cittadini, separati da scudi e manganelli. Il capopopolo è giovane ha un foulard colorato al collo, urla con il megafono di stare seduti. Qualcuno si sente male e cercano di fargli spazio, le guardie non arretrano e la tensione sale. Dopo un po' – un po' troppo – arriva l'ambulanza e le camionette sono costrette ad arretrare per farla passare. I manifestanti fanno passare le donne avanti, a loro il compito di fare da prima barriera. Quelle madri possiamo star certi che da lì non si schioderanno.
-- Marianna SansoneDottoressa in Sociologia


da "La Repubblica"Ecco il racconto di una docente di Storia testimone ocularedegli scontri dell'altra sera davanti alla discarica di Chiaiano"Così ho visto i poliziotti scatenatipicchiare donne e persone anziane""Ho avuto la netta sensazaione che tutto fosse preordinato. Una carica non motivataLa gente aveva le braccia alte, quelli strappavano gli orologi per farle abbassare"
Un momento degli scontri di ieri seraNAPOLI - Dalla professoressa Elisa Di Guida, docente di storia e filosofia in un liceo di Napoli, riceviamo questa testimonianza suglia scontri di ieri sera a Chiaiano: "Io sono nata in quella zona - ci ha raccontato per telefono - ma non abito più lì da tempo. Però mi sento legata a quella gente e a questa brutta vicenda. Così ieri sera ero lì e ho visto cose terribili. Ho avuto la sensazione che tutto fosse preparato, che la polizia abbia caricato improvvisamente senza una ragione, una scintilla. Perciò ho deciso di provare a scrivere quello che avevo visto".
Ecco il racconto della professoeressa Di Guida
"Datemi voce e spazio perché sui giornali di domani non si leggerà quello che è accaduto. Si leggerà che i manifestanti di Chiaiano sono entrati in contatto con la polizia. Ma io ero lì. E la storia è un'altra".
"Alle 20 e 20 almeno 100 uomini, tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno caricato la gente inerme. In prima fila non solo uomini, ma donne di ogni età e persone anziane. Cittadini tenaci ma civili - davanti agli occhi vedo ancora le loro mani alzate - che, nel tratto estremo di via Santa Maria a Cubito, presidiavano un incrocio. Tra le 19,05 e le 20,20 i due schieramenti si sono solo fronteggiati. Poi la polizia, in tenuta antisommossa, ha iniziato a caricare. La scena sembrava surreale: a guardarli dall'alto, i poliziotti sembravano solo procedere in avanti. Ma chi era per strada ne ha apprezzato la tecnica. Calci negli stinchi, colpi alle ginocchia con la parte estrema e bassa del manganello. I migliori strappavano orologi o braccialetti. Così, nel vano tentativo di recuperali, c'era chi abbassava le mani e veniva trascinato a terra per i polsi. La loro avanzata non ha risparmiato nessuno. Mi ha colpito soprattutto la violenza contro le donne: tantissime sono state spinte a terra, graffiate, strattonate. Dietro la plastica dei caschi, mi restano nella memoria gli occhi indifferenti, senza battiti di ciglia dei poliziotti. Quando sono scappata, più per la sorpresa che per la paura, trascinavano via due giovani uomini mentre tante donne erano sull'asfalto, livide di paura e rannicchiate. La gente urlava ma non rispondeva alla violenza, inveiva - invece - contro i giornalisti, al sicuro sul balcone di una pizzeria, impegnati nel fotografare".
"Chiusa ogni via di accesso, alle 21, le camionette erano già almeno venti. Ma la gente di Chiaiano non se ne era andata. Alle 21.30, oltre 1000 persone erano ancora in strada. La storia è questa. Datemi voce e spazio. Perché si sappia quello che è accaduto. Lo stato di polizia e l'atmosfera violenta di questa sera somigliano troppo a quelli dei regimi totalitaristi. Proprio quelli di cui racconto, con orrore, ai miei studenti durante le lezioni di storia".
Elisa Di Guida(docente di Storia e Filosofia - Napoli)

giovedì 22 maggio 2008

In Germania i rifiuti campani non finiscono negli inceneritori


fonte: Ansa

BERLINO, 21 MAG - I rifiuti campani già smaltiti in Sassonia non sono
stati bruciati nei termovalorizzatori tedeschi, ma sono stati riciclati
per ricavarne materie prime secondarie e composti organici che verranno
venduti all’industria. Il ’percorsò dell’immondizia italiana in
Germania lo ha spiegato all’ANSA una portavoce del Ministero
dell’Ambiente della Sassonia, sottolineando che niente è finito in
discarica.«Questi rifiuti non sono stati bruciati» negli inceneritori,
ha detto la portavoce. Anzitutto, ha spiegato sono stati separati i
rifiuti organici da quelli solidi, che diventeranno poi materie prime
secondarie (plastica, metallo, etc.). Il resto, «una parte minore - ha
proseguito - è statotrattato in un impianto meccanico-biologico e verrà
venduto alle industrie», le quali bruciano questo materiale
trasformandolo così in energia. Ma il grosso dei rifiuti campani
diventa materia prima secondaria. E l’Italia, oltre a fornire
l’immondizia, svolge anche un ruolo importante nella fase successiva del
percorso di quest’ultima. Il Paese, infatti, è al terzo posto, con 2,01 milioni di tonnellate, della graduatoria degli acquirenti di materie prime secondarie.

mercoledì 21 maggio 2008

Il Piano Berlusconi per l'emergenza rifiuti


Ecco cosa prevede il decreto legge varato oggi dal Consiglio dei ministri per fronteggiare l'emergenza rifiuti a Napoli e in Campania.

Che ne pensate??

Bertolaso sottosegretario. Il Consiglio dei ministri ha dato via libera alla nomina di Guido Bertolaso a sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'emergenza rifiuti.

Discariche segrete in tutte le province. Il governo aprirà siti per le discariche in tutte le cinque province campane. I luoghi verranno resi noti solo con la pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale.

Compensazioni ai comuni. "I Comuni che ospiteranno gli impianti avranno compensazioni ambientali", ha spiegato il premier Silvio Berlusconi, specificando che queste compensazioni consisteranno in "bonifiche ambientali e realizzazione di opere pubbliche".

Da combustione a compost. Il governo ha deciso di chiudere sette impianti di combustione dei rifiuti e di trasformarli in impianti per il compostaggio di qualità. Un provvedimento che nelle intenzioni del premier "permetterà la raccolta differenziata".

Quattro termovalorizzatori. "Tra trenta mesi sarà pronto il termovalorizzatore di Salerno", poi ce ne sarà uno "a Santa Maria La Fossa e uno nel comune di Napoli". Tre nuovi che si andranno ad aggiungere al quarto già esistente ad Acerra che il governo intende far entrare in funzione entro il 2008.

Trenta giorni al sindaco. Il sindaco di Napoli ha 30 giorni per indicare a Bertolaso il sito dove costruire il termovalorizzatore, altrimenti il neo sottosegretario con delega all'emergenza rifiuti potrà scegliere da solo.

Differenziata o sanzioni. I Comuni che non rispettano gli obiettivi fissati per la raccolta differenziata dei rifiuti rischiano sanzioni. La tabella prevista dal governo è la seguente: 25% entro il 2008, 35% entro il 2009 e 50% entro il 2010. In caso di fallimento sarà imposta una maggiorazione della tariffa per lo smaltimento pari rispettivamente al 25%, al 35% e al 50% per ogni tonnellata di rifiuti".

Trenta giorni per la differenziata. Il comune di Napoli ha 30 giorni di tempo per presentare un piano per la raccolta differenziata. In caso contrario, "provvederà autonomamente il sottosegretario Bertolaso".

Commissariati i comuni inadempienti. Il decreto prevede che "il sottosegretario Guido Bertolaso, se verificherà la mancata attuazione delle norme delle ordinanze" decise per affrontare l'emergenza rifiuti "potrà nominare immediatamente commissari ad acta che si sostituiranno alle amministrazioni comunali".

Giro di vite sulle pene. Saranno più severe le pene per chi crea disordini e ostacola la gestione dei rifiuti in Campania. Le discariche saranno considerate "aree di interesse strategico nazionale" e saranno presidiate dalle forze dell'ordine. Chi si introduce nelle discariche o ne impedisce l'accesso rischia l'arresto da tre mesi a un anno e chi crea difficoltà nella gestione dei rifiuti che vanno in discarica rischia l'arresto fino a un anno o fino a cinque se si è promotori di disordini.

Competenza unica per i reati. Sarà la direzione distrettuale antimafia di Napoli ad occuparsi di tutti i procedimenti per reati in materia ambientale e di rifiuti. Il premier ha chiarito anche che la competenza a decidere in materia di rifiuti passerà ad un organo collegiale e non più al pubblico ministero "per evitare che un pm possa adottare singole azioni cautelari in via d'urgenza e bloccare così il ciclo dei rifiuti".

Corsi nelle scuole e piano sanitario. Le misure varate oggi dal Consiglio dei ministri prevedono inoltre corsi didattici nelle scuole per una corretta gestione dei rifiuti domestici, mentre a margine è stato approvato anche un piano operativo da dieci milioni di
euro in tre anni per il monitoraggio degli eventuali rischi sanitari affidato a 200 medici sentinella.

L'U.E: "Inquinare diventa reato penale"


Fonte: Ansa.it

STRASBURGO - Le "gravi violazioni" delle norme europee sulla tutela ambientale saranno punibili con sanzioni penali. Potranno essere colpite persone fisiche e giuridiche e starà agli Stati Ue definirle. E' quanto prevede il rapporto del popolare tedesco Hartmut Nassauer, che gli eurodeputati hanno approvato oggi. Adottando un pacchetto di compromesso messo a punto col Consiglio, l'approvazione di Strasburgo è definitiva e i Ventisette avranno due anni di tempo per mettersi in regola.

Grande soddisfazione è stata espressa dalla Commissione Ue, secondo la quale questa norma farà sì che non ci siano piu" "porti sicuri" per gli inquinatori. Dopo la carota arriva il bastone, ha commentato Vittorio Prodi, eurodeputato del Pd in commissione Ambiente, riferendosi agli incentivi per la tutela ambientale adottati nelgi anni dall'Ue. Per Guido Sacconi (Pse), relatore sul cambiamento climatico, l'approvazione di oggi segna un passaggio " quasi storico" considerando gli anni trascorsi in un "ping pong" fra Consiglio e Parlamento e ai quali ha posto fine una sentenza della Corte di giustizia Ue.

Nel 2005, infatti, la Corte ha stabilito la competenza europea ad adottare misure nell'ambito del diritto penale per garantire la tutela ambientale. Nel 2007 la Corte ha però stabilito che sta agli Stati e non all'Ue fissare le modalità delle sanzioni. Per questo la direttiva approvata oggi fornisce ai paesi Ue una cornice all'interno della quale ogni stato europeo dovrà fissare le sanzioni penali, che dovranno essere "effettive, proporzionate e dissuasive".

Nella formula di compromesso approvata è saltata la proposta originaria della Commissione Ue di stabilire già nel testo dei paletti per le sanzioni contro chi inquina intenzionalmente o per grave negligenza e che prevedevano, per le persone fisiche, fino a dieci anni di carcere e l'eventuale obbligo di pagare i danni e per le persone giuridiche una multa fino a 1 milione e mezzo di euro.

La norma Ue punta l'indice contro varie forme di inquinamento grave, provocate da impianti che gestiscono sostanze pericolose, dalla gestione dei rifiuti e delle scorie nucleari, ma colpisce anche il possesso, la cattura, l'uccisione o la distruzione di specie protette di animali e piante e qualsiasi azione che provochi il significativo deterioramento di un habitat all'interno di un sito protetto.

Per quanto riguarda i RIFIUTI, sono sanzionabili penalmente la raccolta, il trasporto, il recupero e l'eliminazione, comprese la vigilanza dei siti di smaltimento che provochino o possano provocare il decesso o lesioni gravi alle persone o danni rilevanti alla qualità dell'aria, del suolo, delle acque alla fauna e alla flora. Sono altrettanto sanzionabili la produzione, l'importazione, l'esportazione e l'immissione sul mercato o l'uso di sostanze che riducono lo strato di ozono.

Camorra, mala amministrazione e i treni per la Germania: inchiesta della Procura di Napoli


Da "La Repubblica"

Le lettere del dirigente della Regione Campania Francesco Santonastasi Ieri su Repubblica l'inchiesta sul ruolo della camorra sui trasferimenti Treni dei rifiuti, scatta l'inchiesta Così è partito il boicottaggio

di CARLO BONINI

ROMA - Sui treni dei rifiuti per la Germania, la Procura della Repubblica di Napoli ha aperto un fascicolo per venire a capo di chi e perché ha lavorato al loro silenzioso e metodico boicottaggio. Dove sia arrivata la mano della camorra e la sua capacità di intimidazione, se e quali responsabilità vi siano nel ruolo svolto nel tempo dalla pubblica amministrazione, dagli amministratori locali. Quali ragioni abbiano sollecitato l'estromissione improvvisa dal ciclo di smaltimento di una società del gruppo Fs, "Ecolog", che in 8 anni ha trasferito 2 milioni di tonnellate di rifiuti negli inceneritori tedeschi.

Dice oggi Tommaso Sodano, campano di Pomigliano D'Arco, ex parlamentare di Rifondazione comunista, già presidente della commissione ambiente: "I treni eliminano i rifiuti dal territorio. Per sempre. E questo è inaccettabile per chi dall'emergenza trae profitto. La camorra e l'indotto sociale, economico e politico che alimenta hanno un interesse vitale a che i rifiuti restino sul territorio campano, possibilmente passando da un sito di stoccaggio all'altro, allungando così il ciclo provvisorio dello smaltimento e le possibilità di infiltrazione".

E' un fatto che dal carteggio riservato intercorso negli ultimi cinque mesi tra "Ecolog", il Commissario Straordinario e la Regione Campania si rintracciano ora, oltre a quello del commissario delegato Maurizio Bruschi, nuovi nomi. E nuove curiose circostanze.
Il 2 gennaio di quest'anno, mentre Napoli brucia dei primi roghi, convincendo Prodi alla nomina di Gianni De Gennaro quale nuovo commissario straordinario all'emergenza, un oscuro funzionario dell'ufficio ambiente della Regione Campania scrive alla "Ecolog" comunicando che i treni diretti in Germania, "con partenza prevista per i giorni 2, 3, 4 e 6 gennaio non potranno aver luogo".

Il funzionario si chiama Francesco Santonastasi e ha lavorato, fino a qualche mese prima, a Benevento per l'assessorato regionale alla sanità che è stato travolto dall'inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere. L'argomento di Santonastasi per bloccare i convogli è singolare. "Le autorizzazioni al trasporto - scrive - sono scadute il 31 dicembre 2007". In realtà - come replicherà la Ecolog il 7 gennaio - non è scaduta alcuna autorizzazione. Semplicemente, il 31 dicembre 2007 è decaduto dall'incarico il commissario straordinario Alessandro Pansa senza che questo abbia pregiudicato né lo stato di emergenza (prorogato sino al novembre 2008), né le decisioni che sin lì sono state assunte, treni per la Germania compresi.

Non è il primo, né il solo caso di ostilità della Regione. Il 23 gennaio, Santonastasi scrive ancora alla "Ecolog". Chiede con urgenza "chiarimenti/precisazioni" sulle "circostanze imprevedibili" che hanno sollecitato la società Fs a chiedere l'autorizzazione a una modifica dei luoghi di destinazione e smistamento dei rifiuti in Germania nella previsione di un aumento dei treni giornalieri diretti oltre frontiera. La "Ecolog" risponde con sarcasmo: "Le circostanze imprevedibili, come Ella ben sa, sono legate all'emergenza rifiuti che investe il territorio della Regione Campania".

Forse è solo la passione per il cavillo. O forse no. Perché già a inizio 2007, alla "Ecolog" è stato fatto capire che sarebbe meglio facesse un passo indietro. Roberto Cetera, amministratore delegato della società e Lorenzo Miracle, direttore tecnico, vengono convocati negli uffici della Protezione civile a Roma per un incontro con tale Michele Greco, consulente del dipartimento ed ex professore di ingegneria idraulica all'università di Potenza. Con lui è Tiziano Brembilla, broker internazionale di rifiuti, titolare della "Tbr", società con sede a 200 metri da piazza del Plebiscito, coinvolto in inchieste giudiziarie su smaltimenti illeciti ancora nel 2004. A Cetera e Miracle viene fatto capire che sarebbe meglio se "Ecolog" cedesse lo smaltimento in Germania accontentandosi del solo trasporto.

I due ringraziano e si alzano dal tavolo. Quest'anno, Greco sarà nominato dirigente del servizio rifiuti della Regione Campania. Santonastasi si metterà a scrivere. Ecolog sarà estromessa dalla partita dei treni.

(21 maggio 2008)

lunedì 19 maggio 2008

Porta le bottiglie di plastica e ti offrono un caffè!

Più bottiglie porti, e più caffè ti verrà offerto. La simpatica iniziativa per incentivare il riciclaggio in tempi in cui un'azione del genere è necessaria a Napoli è promossa dalla Rd Italia, una società partenopea (con sede in via dei Mille 1) che si occupa di sistemi tecnologici innovativi per promuovere la raccolta differenziata dei materiali riciclabili. Ebbene si: un'azienda napoletana è leader nel mercato italiano per l'inserimento di macchine automatiche studiate ad hoc per il deposito di bottiglie o lattine. Si tratta di apparecchi tecnologicamente avanzati che coniugano la raccolta differenziata con un sistema di incentivazione che premia l'impegno del cittadino che differenzia i propri rifiuti e contribuisce al riciclo. In sintesi: si raccoglie a casa materiale riciclabile come i contenitori in plastica. Poi si portano a queste macchinette (diffusissime in paesi come la Germania, dove sono presenti praticamente in tutti i supermercati) che ti "premiano" regalandoti sconti sulla spesa.
A Napoli uno di questi apparecchi è stato sistemato vicino la Torteria (via Filangieri 75). Qui se si portano bottiglie di plastica, si riceve in omaggio un caffè.

Ecco come funziona:Napoli Blogolandia



Rifiu.ti.AMO!

L'associazione Archintorno presenta Rifiu.ti.AMO! una serie di incontri, seminari, proiezioni, dibattiti, esposizioni e workshop, con lo scopo di affrontare le problematiche connesse con l'emergenza rifiuti, presso la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Napoli - Federico II.

Fino al 27 Giugno - c/o Facoltà di Architettura via Forno Vecchio, 36 Napoli

QUI il PROGRAMMA

Rifiu.ti.AMO! nasce con lo scopo di affrontare dal basso le tante problematiche connesse con all'emergenza rifiuti, inquadrandole dal triplice punto di vista etico, sociale e tecnico, coinvolgendo realtà locali, nazionali e internazionali che da anni propongono strategie alternative ed efficaci per incidere in maniera significativa sulla situazione dei rifiuti, del loro ciclo di smaltimento e sul loro riuso.

L'obiettivo è quello di far partecipare agli eventi quanti vogliono approfondire i temi dell'eterna "emergenza" e conoscere possibili soluzioni alternative a quelle adottate per prassi dalle istituzioni pubbliche.

Partendo dal concetto di rifiuto come materiale, anche l'architettura può partecipare attivamente al cambiamento di rotta, proponendo un atteggiamento consapevole e soluzioni pratiche per un uso appropriato del territorio e delle sue risorse.

Sulla base degli obiettivi auspicati di Riduzione alla fonte, Riutilizzo/Riuso, Raccolta differenziata, Riciclo/Recupero dei materiali, l’iniziativa si propone di:

  • restituire un quadro articolato delle problematiche esistenti sul tema dei rifiuti;
  • sensibilizzare le istituzioni e rendere più consapevole la società civile;
  • mostrare alcune risposte alternative, realizzate e in via di sperimentazione da associazioni, movimenti, membri della comunità scientifica, liberi professionisti, tecnici e singoli cittadini dando voce alle esperienze reali e positive che nel martoriato territorio campano ancora sopravvivono;
  • confrontare la realtà campana con quella europea su temi legati al rapporto uomo-territorio;
  • creare una raccolta di firme per l’attivazione della raccolta differenziata nelle facoltà del centro storico e per la creazione a "costo zero" di un’aula Internet per gli studenti riutilizzando vecchi pc.

Rifiu.ti.AMO! si rivolge, inoltre, agli studenti della Facoltà di Architettura della Federico II, che avranno la possibilità di partecipare ad un workshop internazionale sui temi dell'autocostruzione attraverso l'uso di materiali di recupero e scarto.

Spesa "alla spina" nei centri commerciali in Campania


Richiedere che in Campania ci siano punti vendita con distributori "alla spina" di detersivi od altro, per produrre meno rifiuti possibile. Questo l'oggetto di una petizione diretta alle catene di grande distribuzione presenti nella regione perché si "sensibilizzino" anch'esse alla problematica rifiuti, rendendo possibile il meccanismo dei vuoti a rendere e della distribuzione alla spina di acqua, detersivi o latte.

Cliccate qui per firmare : Petizione

domenica 18 maggio 2008

Appello per il ripristino della legalità in Campania - Mercoledi 21 maggio, piazza Dante


Mercoledi 21 Maggio alle ore 16:00 (fino alle 22.00) a piazza DANTE le associazioni e i comitati campani terranno stand informativi sull'emergenza rifiuti. In serata vi sarà la proiezione del documentario Biutiful cauntri. La giornata di informazione servirà per lanciare l'evento del mese successivo, ovvero l'organizzazione di una marcia Acerra-Napoli da tenersi il 21 giugno che coinvolgerà oltre alle realtà campane anche quelle nazionali. Questa grande marcia popolare avrà lo scopo primario di ribadire un forte SI a:

ALLA GESTIONE ORDINARIA DEI RIFIUTI
ALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA E AL DIALOGO CON I CITTADINI
ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA PORTA A PORTA (UMIDO/SECCO)
AL PASSAGGIO TASSA-TARIFFA PER PREMIARE CHI RICICLA
ALLE ISOLE ECOLOGICHE IN OGNI TERRITORIO E COMUNE
ALLA VENDITA DI MERCI E IMBALLAGGI SOLO RICICLABILI
ALLE BONIFICHE DEI TERRITORI INQUINATI DA RIFIUTI TOSSICI
AL BLOCCO DEI RIFIUTI TOSSICI VERSO LA CAMPANIA
ALLA DIFESA ED AL CONTROLLO COSTANTE DEL TERRITORIO
ALLA CONDANNA PENALE CONTRO CHI HA INQUINATO ED INQUINA CON RIFIUTI TOSSICI LA CAMPANIA
AL FINANZIAMENTO IMMEDIATO DI ALMENO 100 IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO
AGLI IMPIANTI TMB (trattamento dei rifiuti a freddo) O ALLA RICONVERSIONE DEGLI IMPIANTI ex CDR IN TMB E IN IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO
AD IMPIANTI DI TRASFORMAZIONE DEL RESIDUO NON RECUPERABILE IN MATERIALI PER L'EDILIZIA
ALL'USO DEL CIP-6 SOLO PER EOLICO E SOLARE

A piazza Dante, si raccoglieranno inoltre le firme per l'appello per un ripristino urgente della legalità in Campania. Di seguito il contenuto del documento.

Appello per il ripristino della legalità in Campania

per bloccare la strage del diritto e della Costituzione

Oggi in Campania i cittadini hanno perso i diritti garantiti dalla Costituzione e sono diventati schiavi. Una schiavitù provocata - contro i principi dello stato di diritto – dal protrarsi per 14 anni delle “procedure di emergenza” che consentono ai commissari straordinari, nominati dal Governo, di agire in deroga ad ogni legge dello Stato.

Tali procedure, infatti, se correttamente utilizzate, possono essere uno strumento utile per risolvere situazioni emergenziali. Ma che cosa significa “correttamente utilizzate”?

Quello che recita la legge 225/1992 sullo stato di emergenza in caso di calamità naturali: cioè, che con una Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri (OPCM) un commissario straordinario può agire in deroga ad ogni disposizione vigente, ma sempre nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico. Il che vuol dire:

  • che l’“emergenza” deve essere limitata nel tempo e sul territorio;
  • che ogni deroga richiede un’esauriente motivazione e deve essere puntuale (in quanto non è possibile derogare genericamente a un settore dell’ordinamento giuridico);
  • che le competenze del commissario devono essere precisamente individuate per evitare che si creino sovrapposizioni tra la struttura commissariale – per sua natura temporanea – e le strutture delle amministrazioni locali, con l’inevitabile deresponsabilizzazione di queste ultime.

Ma queste indicazioni della legge sono state stravolte in Campania, dove l’abnorme durata della suddetta emergenza e l’incontenibile quantità di OPCM (alcune emesse addirittura con cadenza settimanale) hanno determinato un numero talmente imprecisato di “deroghe” e di “deroghe delle deroghe” da determinare oggi in Italia un doppio quadro dell’ordinamento giuridico: un ordinamento giuridico generale, fondato sul principio di legalità, ed un ordinamento giuridico parallelo, che è quasi una contraddizione chiamare “giuridico” perché è una sorta di porta aperta alla deregulation più totale.

Infatti, a partire dall’ordinanza 2425 del 1996 - che affidava al commissario straordinario la stesura del piano per la gestione dei rifiuti campani e la realizzazione delle opere necessarie - ai commissari per l’emergenza rifiuti è stato consentito in questi anni di operare in deroga:

  • alla normativa sulle espropriazioni e sui vincoli idrogeologici e paesistici;
  • alla normativa sulla partecipazione da parte dei cittadini;
  • alla normativa sulla localizzazione delle opere pubbliche;
  • alla normativa in materia di rifiuti e alla normativa tecnica in materia di discariche;
  • alla normativa in materia di contrattualistica pubblica sia interna sia a livello comunitario;
  • alla normativa sull’impatto ambientale;
  • fino alla ordinanza del gennaio 2008, che addirittura non specifica più neanche le leggi alle quali il commissario può derogare, ma prevede addirittura una deroga generica.

E il risultato degli oltre 1000 milioni di euro spesi finora dall’elefantiaca struttura commissariale è la prova inequivocabile del fallimento di questo procedere: perché le scelte fatte da varii commissari, fuori da ogni regola, hanno provocato disastri peggiori di quelli cui si voleva rimediare, rendendo la Campania vittima di un disastro giuridico oltre che ambientale e sanitario.

Il regime commissariale non ha infatti permesso l’applicazione della direttiva comunitaria 31/1999, che obbliga gli stati membri ad elaborare strategie per la riduzione dei rifiuti e vieta lo smaltimento di quelli biodegradabili in discarica, nonché impegna a predisporre misure particolari per lo smaltimento dei rifiuti speciali. Inoltre, in questi 14 anni, il sistema emergenziale ha consentito che si violasse la normativa di attuazione delle direttive europee, relativa al recupero della materia, in base alla quale «i rifiuti da avviare allo smaltimento finale devono essere il più possibile ridotti, potenziando la prevenzione e le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero dei rifiuti, con particolare riferimento al reimpiego di materie prime e di prodotti ottenuti dalla raccolta differenziata (D.Lgs. n. 22 1997 artt. 4 e 5)». Infine si è permesso che venisse predisposto un Piano di smaltimento dei rifiuti solidi urbani totalmente sbilanciato sull’impiantistica ed in particolare sull’incenerimento, in contraddizione con la normativa che prevede, per lo smaltimento, l’uso «delle tecnologie più perfezionate a disposizione […] al fine di […] c) utilizzare i metodi e le tecnologie più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute pubblica (D.Lgs. n. 22/1997 art. 5 lett. c)»: il che vuol dire, in base al principio di precauzione, d’obbligo, in un territorio martoriato come quello campano, promuovere, per la parte residuale del ciclo rifiuti, tecnologie di tipo meccanico-biologico, escludendo categoricamente l’incenerimento.

Deve essere chiaro, dunque, che l’opposizione dei cittadini campani agli inceneritori, alle tante mega-discariche e agli innumerevoli siti di stoccaggio varati in questi 14 anni è un rifiuto delle modalità antidemocratiche, arbitrarie, anticostituzionali ed incuranti dei diritti fondamentali dei cittadini.

Pertanto il Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania chiede di porre fine all’illegittimo regime di emergenza servito solo a sperperare danaro pubblico, affinché le future scelte vengano prese nel rispetto delle normative vigenti, sia italiane che comunitarie: le uniche in grado di garantire la salute dei cittadini