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giovedì 6 marzo 2008

Riflessioni a "penna aperta" su terra, origini e dignità

E' tempo di ritornare a pensare con la pancia. Facciamo parlare i bassi istinti, la ferocia della lotta per la sopravvivenza, l'inzittibile desiderio di riscatto. La fame. Tv, letture, intellettualismi, nutrimenti hanno assopito la nostra vera essenza. Ci siamo vestiti di abiti e abitudini che non ci appartengono e che ci hanno cucito addosso ante tempore, prima che riuscissimo a raggiungerli spontaneamente e autonomamente. Ci sono percorsi storici e sociali che in questa terra non si sono sviluppati. Il cammino verso una democrazia, imposta e calata dall'alto, ci è stato quasi ordinato, senza che ne prendessimo consapevolezza da soli.
Siamo nel 2008. Nel resto d'Europa si discute di matrimoni gay impensabili fino a pochi anni fa. Negli Stati Uniti diventerà presidente una donna o un nero: è un fatto epocale. In Francia a dirigere il paese è il figlio di un "immigrato" ungherese e a guidare la Germania, con una riappropriata ed effervescente Berlino fino a poco fa solo un'accozzaglia di macerie, c'è una femmina. Noi qui dobbiamo ancora parlare di TERRA. Dobbiamo imporci di riaprire discussioni, politiche e lotte per la nostra terra. Non ci sono prospettive verso il modernismo che tengano, non ci sono globalizzazioni, partitidemocraticidelpopolodellalibertàdituttelerosebianchediunasinistraarcobaleno, pil, tasse, disoccupazioni, pecorari scani o desideri di rinnovamento, sviluppo e crescita che ci possono deviare da quello che potrà essere il nostro pensiero fisso: la terra. E' stata scippata, violentata, massacrata da tutti: dai politici con la loro inefficienza ed inadeguatezza, dai camorristi con la loro violenza, la loro sete di affarismi e la loro ignoranza, dagli imprenditori del nord con la loro arrogante aria di superiorità, la loro mancanza di scrupoli, con il loro disprezzo per gli italiani di serie B.
Secoli fa ci è stato fatto un regalo. Lo hanno sfruttato e ne hanno goduto altri e pochi. E poi per incoscienza, follia e "malaeducazione", non lo abbiamo saputo difendere, non siamo stati capaci di capire che la nostra ricchezza era tutta qui: in questo lembo di pianeta, fertile, vulcanico, sfacciatamente bello. Ora un governo "amico", un professore per bene, uno degli artefici del miracolo europeo con una banale firma scrive una sentenza di condanna a morte nel paese di Cesare Beccaria. Condanna una volta di più una terra, un tempo granaio dell'Italia, ad ingoiare, anzi a respirare veleni di dubbia provenienza. Grazie ad una facoltà, che egli può esercitare perchè altri 60 anni fa si sono fatti uccidere perchè lui venisse proclamato primo ministro democraticamente, ordina che vengano combustionati per 25 anni (quando cioè chi scrive toccherà quota mezzo secolo) cumuli di merda, materiali nocivi. Lui come le tonnellate di balle di cui vuole far ingozzare la mia Angela e il mio Salvatore (potevano esserci nomi più appropriati per due ragazzi che lottano con i denti e con onestà, generosità e pulizia per la propria terra?), lui come gli inefficienti piemontesi che hanno lucrato sulla nostra pelle e sulla nostra dignità, sono illegali, illegittimi, fuori dalla legge, ultima ancora, unica valevole eredità che i nostri padri della patria ci hanno lasciato.
Un altro potere del nostro Stato ha sequestrato le balle: sono fuori norma, non sono rispettose di quei vincoli, di quelle prescrizioni, di quelle regole che il legislatore a suo tempo ha indicato perchè difendessero la salute dei bambini e delle donne gravide, il nutrimento del bestiame, l'intaccabilità del territorio. Ma quelle balle devono essere bruciate, perchè nell'era contemporanea, nell'epoca della finanza, nel secolo di un'economia che vola in atmosfere troppo lontane dalle persone, che si volatilizza in operazioni sconosciute ai più....quelle balle sono garanzie, quelle balle sono l'antica caparra, quelle balle sono il mezzo con cui i finanziamenti arriveranno. In una società trash, volgare, arruffona, è segno dei tempi il fatto che sia la monnezza, i residui cioè di cucine, consumismi, ultimemode e sfizi, plastiche, copertoni, rifiuti ospedalieri,pile, l'oggetto di una garanzia bancaria?
E' forse allora necessario una sorta di ritorno alle origini?
Semplifichiamo discorsi, idee, necessità e dinamiche. Rendiamoci conto che siamo un popolo, una regione, che deve ancora svilupparsi, che deve ricercare la propria ancestrale identità per affrontare i nodi del presente e del futuro. Ricordiamoci chi siamo, rimembriamo la nostra storia e la nostra gente, riflettiamo sulle tappe storiche che ci hanno portato al 2008. Quali sono state le mancanze, quali i soprusi, quali i processi omessi o vissuti superficialmente. Quella coscienza civica di cui tanto si parla...che manca ai napoletani e di cui devono riappropriarsi...Manca perchè non ci è mai stata. Manca perchè non si è mai sviluppata. Manca perchè non c'è stata l'epoca lunga e necessaria perchè essa si instaurasse nel dna e nei comportamenti della gente, più solida e irremovibile di pilastri di cemento.
E' da decenni che si parla della "RINASCITA" di Napoli, del Sud... Ma forse dovremmo piuttosto interrogarci sulla nostra effettiva NASCITA...è mai avvenuta definitivamente? Se nel XXI secolo sentiamo il bisogno e l'urgenza di ridare valore alla terra, di difenderla, è forse perchè in tutti questi anni non ci siamo mai posti il problema basilare di considerala come elemento imprescindibile del nostro dna. Allora, aspettate, fermate la giostra e pensiamo. Solo se ci riappropriamo di un amore verso il nostro territorio e verso quindi noi stessi, potremo avere la forza di opporci a decisioni politiche allucinanti, di denunciare lo stupro delle nostre campagne, ed il coraggio di assumerci le nostre responsabilità E forse capiremo anche cosa è più giusto per il futuro, per noi, per il nostro mare e per la nostra terra.
Perchè non accada mai più che silenti, ignari o omertosi permettiamo quello che è stato sbattuto sulle pagine di tutto il mondo: un popolo di monnezza che convive tra i suoi escrementi e i suoi tanfi, malato ed ucciso dai rigurgiti tossici di altri, calpestato nella propria dignità da criminali, indifferenti e buffoni.

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