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venerdì 28 marzo 2008

Biutiful Cauntri- Un film necessario


Un napoletano o un campano difficilmente può trattenere le lacrime dopo questi 83 minuti. Se ciò non avviene, è solo perché è la rabbia che prende il sopravvento, o anche un profondo avvilimento, un'incapacità di vedere speranza. Non è solo la munnezza e l'inqualificabile ed imperdonabile assenza di una qualsiasi gestione della materia a sconvolgere ed intristire, ma il rileggere a caratteri chiari, grazie ad ognuno di quegli 83 minuti di pellicola, tutta la storia di una terra e del suo popolo. Una storia che in molti definiscono travagliata. Sembra quasi un eufemismo. Si tratta, in realtà, di un vero e proprio grido di disperazione che è partito secoli fa, ha percorso, come un indesiderato ma non sradicabile parassita, tutte le stagioni, senza mai attutirsi, senza mai spegnersi del tutto. Anzi, quel che è peggio, è che proprio ora che si vive, in teoria, l'epoca civilizzata e democratico-repubblicana, ora che il dominio straniero non c'è più, la terra continua ad urlare, beffata una volta di più. Alcuni sistemi, alcuni modi di pensare consequenziali alla modernità e al raggiungimento di traguardi dello stato di diritto, non hanno fatto bene a questa regione, dove principi amministrativi seppur nobili hanno dato il peggio di sé. Il popolo campano, poi, rimbambito da culture non sue, dallo scimmiottamento di modelli e costumi imposti con tv e radio, e anche avvolto da un endemico lassismo (o stupidità? o ignoranza? o menefreghismo?), ha perso la rotta, ha smarrito la sua identità e si è lasciato scippare il suo bene più prezioso: un territorio che faceva della "Felicità" il suo tratto distintivo.

"Manca la progettualità qui!"


"No, è a' dignità ca' nun tenimme!"

Forse è in questo micro dialogo di Biutiful cauntri che può essere colta l'essenza di un documentario necessario, prezioso, che sconvolge per la sfacciata verità sulla Campania che in modo intelligente e sensibile i tre autori sono riusciti a rendere sullo schermo. Un'ora e venti agghiacciante, che inchioda lo spettatore alla poltrona, schiaffeggiandolo con la più cruda della verità: il racconto del fallimento di un'umanità, la realizzazione del peggiore degli incubi, la descrizione di una realtà che si vorrebbe vedere confinata soltanto lì, soltanto in quei metri di schermo e di pellicola, circoscritta in un tempo cinematografico, in minuti rubati allo stress quotidiano e agli impegni. Ed invece Biutiful cauntri non fa altro che rendere più evidente quella che è una ferita aperta e sanguinante, akmè di tutti i mali e di tutti i più viscidi ed oscuri difetti dell'uomo. Una natura rigogliosa violentata, mandrie di bestiame un tempo fiore all'occhiello di pastori campani, adesso abbattuti in massa, con immagini che rievocano le deportazioni degli ebrei. E poi ancora acque intossicate, cibi avvelenati, un'esplosione di tumori come se fossero banali allergie. Delitti negati, terre rubate, tradite nel loro destino: da granai e frutteti rigogliosi, a sedi di discariche e di fabbriche di veleni. Bambini rom che mescolano i loro sorrisi a fumi neri, tossici e disperati. Si sovrappongono così problemi a problemi, disperazioni a disperazioni, morte a morte. Parola dura da pronunciare, ma forse è con questa che i tre autori vogliono che la gente si misuri. La Campania non è terra di vita, è una terra di morte. Morte della natura, morte degli uomini, ma ciò che è peggio, morte della speranza, della voglia di riscatto, della dignità e di ogni principio puro di democrazia e uguaglianza, di ogni forma di diritto. E l'Italia, l'Italia. Cos'è l'Italia? E' un'enorme bugia questo paese. E' una menzogna di dimensioni bibliche, di 60 milioni di abitanti, di 20 regioni, di isole e montagne. Dietro una ribalta fatta di bontà, simpatica, creatività, di "italiani brava gente", ci sono quinte in cui le luci di riflettori non arrivano, dove si annidano arroganza, menefreghismo, individualismo sfrenato e violento. L'Italia è un'amante bellissima, una moglie all'apparenza perfetta e impeccabile, che ti tradisce con cattiveria, tracotanza, con la coscienza e la certezza di non poter essere punita e così picchiata, perchè è bella, è affascinante,sensuale, è brillante.







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