I video da noi selezionati

martedì 16 dicembre 2008

I Recycle 2009


Giovedì 18 dicembre alle ore 19.00 da TRIP (via Martucci, 64; Tel. 081.19568994 – trip@cra.na.it)

« I recycle » 2009

mini-guida al riciclaggio urbano e suburbano!"


Presentazione del calendario di Salvio Parisi
Con la collaborazione di Miss FrankLee & Carlo Rossi, Massimo Andrei, Paolo "Loren" Lubrano, Roxy in the box e Anna Fusco

Aperti i Centri di raccolta Campania pulita

Dal 9 dicembre sono aperti i Centri di Raccolta Campania Pulita, annunciati lo scorso 31 ottobre dal sottosegretario Guido Bartolaso. I singoli cittadini, le associazioni di volontariato iscritte all’albo regionale e nazionale della Protezione Civile e le parrocchie della Campania vi potranno conferire direttamente alcune frazioni riciclabili dei rifiuti, in cambio di danaro. I cittadini, al momento del conferimento, dovranno essere muniti del Codice Fiscale e di un documento d'identità valido (Carta d'Identità o Patente).
Nei centri sarà possibile portare vetro plastica alluminio acciaio e plastica durante i giorni feriali, in particolare: martedì e giovedì dalle 14.00 alle 17.00 ed il sabato dalle 9.00 alle 13.00.
I rifiuti dovranno, inoltre, essere separati per tipologia, svuotati e puliti e carta cartone plastica dovranno essere ridotti di volume, al fine di occupare il minor spazio possibile. Ogni giorno sarà possibile conferire presso i centri di raccolta un quantitativo di rifiuti pari o inferiore a 100 Kg.
I corrispettivi che verranno riconosciuti si riferiscono a 100 Kg di materiale consegnato e sono i seguenti:

1,84 euro per la carta
2,17 euro per il vetro
5,63 euro per l’acciaio
18,93 euro per la plastica
28,80 euro per l’alluminio

L’importo che spetterà a chi porterà il materiale presso i centri sarà disponibile presso tutti gli sportelli di Poste Italiane a partire dal venerdì della settimana successiva in cui è avvenuto il conferimento.
Fino al 31 gennaio, inoltre, sarà previsto uno sconto di 10 centesimi per ogni litro di benzine e gasoli acquistati presso i distributori Agip convenzionati, per favorire gli spostamenti verso i centri di raccolta.

Per maggiori informazioni:
http://www.conai.org/
http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=10595

Da "L'Espresso": Sos Bambini


da un'inchiesta di Emiliano Fittipaldi

Nelle Marche tra il 1988 e il 1992 il Registro tumori ha segnalato 93 bambini malati. Dieci anni dopo, sono diventati 171. Un raddoppio secco. A Parma i casi sono passati da 27 a 53. A Sassari, nello stesso arco di tempo, gli under 14 ammalati di tumore sono triplicati. Il bollettino è agghiacciante, la fonte autorevole: i numeri che nessuno vorrebbe leggere li sciorina il rapporto Airtum 2008, il primo del suo genere, cofirmato dal Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie, dall'Associazione di ematologia e oncologia pediatrica e dall'Istituto superiore di sanità. Lo studio evidenzia che nel nostro Paese, tra il 1988 e il 2002, c'è stato un aumento medio dei tumori infantili del 2 per cento l'anno. I tumori sono bastardi, nessuno sa esattamente quale sia la causa. Per ogni cancro ci sono diversi fattori di rischio possibili, e tutti lavorano insieme ad avvelenare l'organismo. Così davanti al trend gli epidemiologi intervistati invitano a non trarre conclusioni affrettate, ma quasi nessuno nega che tra i maggiori sospettati ci siano l'inquinamento, i pesticidi e la contaminazione della catena alimentare. Basta pensare alla diossina che, attraverso le carni, il latte e l'acqua, arriva direttamente sulle tavole: se da giorni l'Europa dà la caccia ai maiali e bovini irlandesi avvelenati, nei mesi scorsi la sostanza cancerogena ha già compromesso interi greggi di pecore che pascolavano a ridosso dell'Ilva di Taranto e migliaia di bufale vicino Caserta.

Il dottor Gianfranco Scoppa il rapporto sui tumori infantili non l'ha letto. Ma la sua percezione sull'andamento delle malattie è addirittura peggiore dei dati pubblicati dall'Airtum. Il radioterapista, ex oncologo del Pascale, oggi dirige l'Aktis di Marano, uno dei più grandi centri di radioterapia della Campania. "Crescono sarcomi, linfomi, leucemie. Vedo entrare troppi bambini, stiamo diventando una struttura pediatrica", spiega. A 800 chilometri di distanza, a Mantova, pochi giorni fa uno studio di una società privata ha messo in allarme la città e la vicina Cremona: nelle due province la frequenza di leucemie infantili sarebbe rispettivamente 20 e dieci volte superiore a quella registrata mediamente in Lombardia. "I numeri sono abnormi, credo abbiano confuso i singoli casi con il numero, più alto, dei ricoveri", spiega Paolo Ricci, epidemiologo dell'Asl mantovana. "Ma in provincia un dato da approfondire c'è davvero". A Castiglione delle Stiviere, meno di 20 mila abitanti, negli ultimi anni sono stati accertati sette casi di leucemie infantili. "Un fatto anomalo, l'incidenza è rilevante. Ricordiamoci che si tratta della zona più industrializzata della provincia, un distretto dove la mortalità rincorre quella di Brescia". Anche a Lentini, in Sicilia, i bambini si ammalano con frequenza eccessiva: i tassi del periodo 1999-2003 del registro territoriale di patologia segnano una media dieci volte superiore rispetto a quella della provincia di Siracusa. Picchi anomali che hanno convinto la Procura ad aprire un'indagine per tentare di capirne le origini.


Di sicuro in Italia il trend è anomalo rispetto al resto dei paesi industrializzati: doppio rispetto a quello europeo, addirittura cinque volte più alto rispetto ai tassi americani. Molti si affrettano a spiegare la tendenza con la diagnosi precoce e le nuove tecniche che permettono di cercare le malattie con strumenti più raffinati rispetto al passato. Ma la risposta, per gli esperti più attenti, è insoddisfacente: equivarrebbe a sostenere che tedeschi, francesi e svizzeri (dove l'incidenza è più bassa) sarebbero meno bravi di noi a individuare il male. Non solo: l'incremento è troppo rilevante. Entrando nello specifico, se nel Vecchio Continente i linfomi infantili aumentano con una media dello 0,9 per cento annuo, in Italia la percentuale sale al 4,6 per cento. Anche le leucemie viaggiano a tasso quasi triplo, mentre i tumori del sistema nervoso centrale crescono del 2 per cento, contro la riduzione dello 0,1 registrata in Usa."I dati dei nostri registri trovano un utile complemento in quelli raccolti da registri ospedalieri e di mortalità", commenta secco Corrado Magnani del Centro di prevenzione oncologica del Piemonte: "I risultati concordano con le indicazioni di tassi di incidenza relativamente elevati nel panorama internazionale e indicano un incremento statisticamente significativo dell'incidenza".

In Italia ogni anno si ammalano circa 1.500 bambini e 800 adolescenti dai 15 ai 19 anni. Soprattutto di leucemia (un terzo del totale), linfomi, neuroblastomi, sarcomi dei tessuti molli, tumori ossei e renali. I numeri assoluti sono bassi, e fortunatamente i tassi di mortalità diminuiscono grazie all'efficacia delle cure. L'incidenza, però, sembra destinata a crescere. "Per i bambini le previsioni non sono rosee", dice l'Airtum: "Le stime, calcolate utilizzando le informazioni raccolte nelle aree coperte dai registri e i dati di popolazione Istat, indicano che ci sarà un aumento dei casi". Se la tendenza resterà costante, nel periodo 2011-2015 si ammalerà il 18 per cento di under 14 in più rispetto al quinquennio 2001-2005. Il fenomeno riguarda sia il Nord che il Sud. Gli epidemiologi hanno preso in considerazione solo i registri che rilevavano i tre periodi presi in esame: quello che va dal 1988 al 1992, il periodo 1993-1997 e quello 1998-2002. A Sassari i bimbi ammalati passano da 12 a 40, a Napoli da 33 a 114. A Latina si passa da 38 a 52, a Modena, Parma, Ferrara e Reggio Emilia stesso rialzo, il registro della Romagna ha raddoppiato i suoi iscritti. Identico trend per l'Alto Adige, mentre l'aumento è meno preoccupante per il Friuli. In Liguria e in Piemonte, che può vantare il registro più antico, l'incidenza è invece stabile, come a Salerno e Ragusa.

Ma cosa sta succedendo? I medici dell'ambiente dell'Isde non hanno dubbi, e considerano l'aumento delle neoplasie dei bambini un indicatore assai preoccupante. Puntano il dito sull'inquinamento selvaggio, sui danni provocati dai rifiuti tossici e dall'uso dissennato di sostanze nocive in agricoltura e nella produzione dei beni di massa. Gli epidemiologi puri - in mancanza di evidenze dimostrate da studi scientifici definitivi - sono tradizionalmente più cauti su cause e fattori di rischio. Stavolta, però, anche loro non escludono che l'inquinamento ambientale e lo stile di vita di bambini e genitori possano avere responsabilità rilevanti sul fenomeno. Benedetto Terracini è uno dei luminari dell'epidemiologia dei tumori, e da qualche settimana ha iniziato un carteggio con alcuni colleghi per cercare di dare un'interpretazione al rapporto, insieme a indicazioni operative per possibili misure di salute pubblica. "Non si può affermare con certezza che l'aumento sia dovuto all'inquinamento", chiosa, "ma è plausibile che influiscano fattori esterni a quelli genetici: sono decenni che sappiamo che le frequenze tumorali sono correlate all'ambiente. I cinesi che emigrarono in Usa si ammalano oggi esattamente quanto e come gli americani, proprio come accade ai pugliesi a Milano e agli italiani partiti per l'Australia. Il lavoro dell'Airtum è il massimo che si può fare in termini statistici, ma ora bisogna agire". Terracini dubita che in tempi brevi gli scienziati potranno dimostrare definitivamente il coinvolgimento di fattori legati all'inquinamento. "Ma anche se non si può dire che benzene e smog fanno venire il cancro agli under 14, si possono applicare rapidamente politiche precauzionali: non servono certo altri studi per sostenere che vivere vicino a una strada a grande traffico non fa bene alla salute. Bisogna difendere i bambini a priori, senza fare allarmismo usando un tema delicatissimo come le neoplasie infantili".

Se i 'ragionevoli dubbi' sul rapporto tra inquinanti e tumori non sono ancora diventati legge scientifica, serpeggiano con sempre maggior insistenza nelle conclusioni di autorevoli ricerche internazionali. Nel 2005 un report dell'ateneo di Birmingham ha evidenziato che i piccoli che abitano nel raggio di un chilometro da uno snodo di traffico 'importante' hanno un rischio 12 volte più alto di ammalarsi, mentre due anni fa ricercatori delle università di Milano e Padova mostrarono un legame tra inquinamento da diossina prodotto da inceneritori per rifiuti industriali e urbani e l'insorgenza di sarcomi nella provincia di Venezia. Anche a Mantova un rapporto dell'Asl (che a breve verrà pubblicato dall'Istituto superiore di sanità) ha ufficializzato un nesso tra sarcomi dei tessuti molli e le sostanze diossino-simili osservate intorno al polo industriale di Mantova, dove insistono il petrolchimico dell'Enichem, le Cartiere Burgo, tre centrali termoelettriche, tre discariche per rifiuti tossici e un inceneritore per rifiuti industriali e sanitari. Basata sul contributo di esperti di rilievo come Pieralberto Bertazzi, Pietro Comba, Paolo Crosignani e il compianto Lorenzo Tomatis, la ricerca spiega che il rischio più alto che ha la popolazione residente vicino all'area industriale di ammalarsi (bambini compresi) è legata probabilmente non solo alla diossina e ai Pcb, ma anche ad altri inquinanti: "Sempre comunque di origine industriale". Altre analisi hanno evidenziato i nessi tra leucemie e campi magnetici. La faccenda è molto discussa, ma a tutt'oggi, spiega Magnani, "il dato scientifico non è stato ancora confutato".Se il rapporto Airtum ha avuto scarsa pubblicità, gli scienziati non mancano di mettere insieme le indicazioni che arrivano da questi studi scientifici con le cifre delle neoplasie infantili in Italia. E non nascondono la loro preoccupazione. Tutti, dal decano Terracini a Franco Berrino dell'Istituto dei tumori di Milano, concordano sul fatto che occorre studiare le sostanze sospettate sia sul piano epidemiologico (ovvero andare a vedere come e quando si correlano agli aumenti di incidenza), sia su quello tossicologico e genetico, per capire in che modo possono indurre il male. All'indomani del rapporto Airtum, qualcuno si spinge anche più in là, e comincia a comporre il puzzle. Come Gemma Gatta, ricercatrice all'Istituto dei tumori di Milano: "L'aumento generale c'è di certo. E i fattori di rischio sono numerosi: radiazioni, farmaci antinfiammatori usati in passato in Europa, ormoni per l'interruzione della gravidanza. Poi, il consumo di tabacco e alcol da parte della madre in gravidanza, il traffico veicolare, le infezioni e la professione dei genitori". In particolare, l'esperta sottolinea il rischio di chi vive parte della giornata a stretto contatto con sostanze cancerogene come benzene e pesticidi. Ma non è tutto. "Negli ultimi anni le madri allattano meno al seno, fumano di più, i giovani si alimentano peggio: bisognerebbe, anche in assenza di studi definitivi, modificare stili di vita insalubri", chiosa la studiosa. Pure Luigia Miligi, dell'Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica della Toscana, è cauta su cause e concause, e preferisce andare al sodo. "Ho mandato delle mail ai colleghi mettendo l'accento sulla gestione del rischio.

Ci sono cose che possono essere fatte subito, quasi a costo zero. Si potrebbe diminuire l'inquinamento indoor delle scuole evitando l'uso di detersivi con solventi aromatici, ed eliminando i materiali che rilasciano formaldeide". Anche il controllo dei residui antiparassitari in agricoltura, dice la Miligi, dovrebbe essere sistematico: il principio di precauzione e il diritto alla salute deve essere prioritario rispetto a qualsiasi altro interesse. "Ma gli allarmi devono essere gestiti bene. Tre anni fa a Firenze ci fu un picco di leucemie in una scuola materna: le istituzioni si mossero all'unisono, in silenzio, per garantire la sicurezza dei piccoli. Analizzammo ogni rischio, misurammo persino l'eventuale presenza di radon, un gas radioattivo. Non trovammo nulla: a volte certi fenomeni sono del tutto casuali".

domenica 14 dicembre 2008

Disastro ambientale nel Parco del Matese



da http://altocasertano.wordpress.com/

Una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto nel cuore del Parco del Matese. Uno scempio documentato dalla redazione di “Alto Casertano-Matesino & d”.
Qui di seguito le immagini del disastro di Andrea Pioltini e l'articolo di Quinzio De Sisto.



Raviscanina(Ce)- (di Quinzio De Sisto) Da quando abbiamo pubblicato sul nostro portale la notizia in merito alla discarica abusiva sita in località le Vaglie in quel di Raviscanina, sono passati circa tre mesi. Ieri, finalmente, i carabinieri sequestrano il sito. Qualche collega giornalista alcuni giorni fa ha riportato la notizia, ma non sapendo i fatti reali come stanno ha un poco stravolto la vicenda. Quì non si tratta di grandi operazioni di polizia, ma semplicemente di salvaguardare il parco del Matese, il territorio di Raviscanina e il futuro dei nostri figli. Puntare il dito e imputare colpe è facile, ognuno assuma la propria responsabilità. I primi, sono quelli che fino ad ora sono stati zitti…alla faccia dell’ “omertà”, della legalità e della trasparenza! Nessuno sapeva….Ma! Il sottoscritto il giorno dell’Immacolata, insieme alla testimonial della Pace Agnese Ginocchio ed il fotoreporter Andrea Pioltini si è recato sul posto per vedere cosa era cambiato. Niente! Solo un cartello con la dicitura divieto di scarico rifiuti (come dimostrano le foto 1 e 2 ). Niente, bonifica niente, nemmeno a pensarlo. Dopo tanta pioggia, tutto quel percolato dove è andato a finire? Pensate a quelle falde acquifere che sottostanno quel territorio. Rispetto a come l’avevamo lasciata, la discarica, non è cresciuta, ma in compenso ne abbiamo “scoperte” delle altre a giorni le foto per deliziarve i vostri occhi…). Scoperte si fa per dire! La seconda, in grandezza è quella che si trova in località CERRETE direzione Caserine. (foto 3, 4 e 5 di seguito ) Niente di nuovo, questa strada è molto trafficata, qui passano un po’ tutti, è una vera scorciatoia per chi vuole tagliare ed immettersi sulla s.s. 158 che da Alife porta a Capriati. Il resto lascio pensarlo a chi legge….Quella nel bosco in Via Fragneto (foto 6 e 7 sotto) , forse, la conoscono in pochi ed è giunto il momento di presentarvela….un vero disastro ambientale. Piccola di dimensioni ma pericolosa per il contenuto. Plastica, gomme di trattori e camion, scarti di materiale edile etc., e non riferisco quant’altro è gettato in questa terza discarica per non provocare ulteriormente (guardate però le foto per capire di cosa si tratta)…. Voglio solo dare l’allarme, svegliatevi, salvaguardiamo la nostra salute…Rispondiamo con forza all’appello dei Vescovi che hanno fatto sulla tutela del Creato e la vita umana. Se non per noi, pensiamo ai nostri figli, d’oggi, e quelli che il Signore vorrà mandarci domani…. Impensabile come un piccolo comune come il nostro sia messo in pericolo da gente senza scrupoli e senza amore per il prossimo. Un appello all’amministrazione tutta, alle Istituzioni, alle Forze dell’Ordine, e quanti possono fare qualcosa…non aspettate intervenite subito prima che sia troppo tardi. Si tratta della nostra salute.

Nota: Non tutti sanno! Nostro dovere far conoscere e divulgare. Il Percolato è un liquido che trae prevalentemente origine dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi. Il percolato prodotto dalle discariche controllate di rifiuti soliti urbani (R.S.U.) è un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti organici e inorganici, derivanti dai processi biologici e fisico-chimici all’interno delle discariche. Il percolato può contenere diversi pericolosi inquinanti, non esclusi i metalli pesanti. Le sue
caratteristiche organolettiche sono principalmente queste: il colore è bruno, variabile a seconda della concentrazione; la consistenza può presentarsi più o meno viscosa mentre il suo odore, definibile come “stagnante”, è comunemente sgradevole. Ne è sufficiente una minima goccia per contaminare un qualsiasi ambiente. Per legge, il percolato deve essere captato ed opportunamente trattato nel sito stesso della discarica o trasportato in impianti ad hoc o in impianti per il trattamento di acque di scarico urbane. Mi fermo per il momento. Chiedo a voi tutti, quello della discarica di Raviscanina dove è andato a finire? Dobbiamo Aspettare ancora? (Di Quinzio De Sisto e redazione cronaca Alto Casertano-Matesino & d)

Leggi articolo correlato:

Raviscanina(Ce)- Scoperta Mega discarica abusiva. Il reportage fotografico ed il video di denuncia in esclusiva per “Alto Casertano-Matesino & d”

sabato 22 novembre 2008

A scuola, con rinnovata energia


Ci scrive Ettore per segnalarci la campagna nazionale per la diffusione di tecnologie, concretamente e facilmente trasferibili nella vita quotidiana, in grado di ridurre l'impatto dell'uomo sull'ambiente. L'iniziativa è patrocinata dai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente e consiste in visite e laboratori didattici, a cura delle principali imprese del settore, per trasformare gli studenti italiani in "agenti dello sviluppo sostenibile".

Per Informazioni e Prenotazioni dal lunedì al venerdì ore 9.00 > 13.30
IL PORTALE DEI PARCHI
CALL CENTER ITALIA**: Tel 199 240 368
CALL CENTER CAMPANIA: Tel 081 554 2006
Fax 178 441 3873
e-mail info@ilportaledeiparchi.it
web www.ilportaledeiparchi.it

Di seguito qualche proposta per le visite degli studenti.

SOLARE FOTOVOLTAICO CAMPANIA / DALLA FOTOSINTESI AL ... FOTOVOLTAICO !
laboratorio e visita guidata in una Centrale Fotovoltaica nel cuore urbano di Napoli

Se la natura usa da più di 4,5 miliardi di anni il sole come fonte di energia perché non imitarla? Il Laboratorio didattico proposto, svolgibile presso le aule degli istituti scolastici campani, oppure
presso il Centro d'Informazione sull'Energia del Parco Fotovoltaico della Canzanella, consente di comprendere come la luce si trasformi in energia, sia in ambito biologico, grazie alla fotosintesi, sia in guisa analoga tramite la tecnologia fotovoltaica. In conclusione, e a complemento delle attività laboratoriali, gli studenti saranno accompagnati a visitare la grande Centrale Fotovoltaica della Canzanella. L'impianto, perfettamente integrato in uno dei quartieri più popolosi di Napoli, è collegato alla rete elettrica di un'area mercatale. L'energia prodotta alimenta le utenze locali e la parte in eccedenza è venduta all'ENEL. L'impatto ambientale è praticamente nullo, viepiù perché i pannelli sono montati in guisa di pensiline di parcheggi a raso.

LABORATORIO + VISITA GUIDATA Dalla Fotosintesi al ...
Fotovoltaico (8-18 anni)> laboratorio interattivo su estrazione dei vettori dell'energia dalla clorofilla e analisi del funzionamento delle celle solari fotovoltaiche + visita guidata al Parco
Fotovoltaico della Canzanella di Napoli.
DURATA: 1h 30m laboratorio + 1h visita

CAMPANIA / IL SAPORE DEL ... VENTO
visita di Parco Eolico e Botteghe del Torrone di San Marco dei Cavoti (BN)

La IVPC è una società di Avellino, costituita nel 1993, che ha conosciuto una straordinaria crescita diventando, in pochi anni, leader italiana nel settore della produzione di energia da fonte eolica. Oggi al "Gruppo IVPC" sono riconducibili ben 472 MW, di potenza installata, distribuiti tra 31 parchi eolici in cinque regioni italiane. La visita proposta, che ha per oggetto l'immenso parco eolico della IVPC di San Marco dei Cavoti, a sua volta uno dei maggiori d'Italia, rappresenta un'occasione unica per valutare tutti gli aspetti della produzione di energia da fonte eolica: i grandi
vantaggi, ma anche gli aspetti discussi relativi a rumorosità e impatto paesistico. L'itinerario è inserito nel progetto "I Sentieri di Eolo" finalizzato alla valorizzazione dei territori di ubicazione delle centrali. Dopo aver visitato il Parco Eolico sarà quindi possibile ammirare anche l'affascinante Centro Storico di San Marco dei Cavoti con le antiche botteghe del famoso croccantino (il torrone locale prodotto da oltre un secolo).

VISITA GUIDATA Parco Eolico + Centro di San Marco
(8-18 anni)> visita guidata a Parco Eolico e Centro Storico di S.Marco dei Cavoti. In caso di condizioni meteorologiche avverse la visita del parco eolico sarà effettuata mediante tour panoramico stradale.
DURATA: 2h 30m

RINNOVABILI IN AGRICOLTURA CAMPANIA / TECNOLOGIE PER RIDURRE L'IMPATTO DELL'AGRICOLTURA
laboratorio didattico in un'azienda agricola biologica di Battipaglia (SA)

Al centro della piana del Sele, in un contesto monumentale e paesaggistico impareggiabile, si trova il maestoso cuore di questa azienda agricola: imponenti edifici settecenteschi circondati da un piccolo borgo, oltre che da ben 32 ettari di campi biologici certificati.
L'azienda persegue la riduzione del proprio impatto ambientale, oltre che con l'impiego di energia generata da fonte fotovoltaica, anche con tecniche di coltivazione biologica e fitodepurazione delle acque reflue. La moltitudine degli stimoli offerti è riassunta in uno straordinario laboratorio, creativo e interattivo, sulla tecnologia fotovoltaica, nonché sul tema delle tecnologie in grado di ridurre l'impatto dell'agricoltura sull'ambiente.

LABORATORIO DIDATTICO Naturalmente Energia (6-18 anni <> max 50 studenti)> laboratorio didattico su riciclaggio, energie rinnovabili e biotecnologie per ridurre l'impatto dell'agricoltura sull'ambiente.
DURATA: 2h 30m

La bambina deve prendere aria

MERCOLEDI 26 NOVEMBRE ORE 20.45, in prima assoluta al Cinema Vittoria di Casagiove in occasione della iniziativa Suessola Film Festival, proiezione del film-documentario "La bambina deve prendere aria", della regista casertana Barbara Rossi Prudente . L'iniziativa è promossa dall' Associazione Medici per l' Ambiente di Caserta (ISDE Caserta). L'opera fa rivivere con una modalità originale e delicata il dramma ambientale che ha caratterizzato il problema dello smaltimento dei rifiuti urbani a Caserta e la stretta connessione con l' ancor più grave problema dei RIFIUTI TOSSICI che hanno martoriato per venti anni la nostra terra.
Di seguito (sul blog) il trailer del film.

giovedì 6 novembre 2008

Sporchi da morire

Un viaggio nel mondo delle polveri sottili, delle nano-particelle e delle possibili alternative.Si tratta di "Sporchi da morire" film-documentario ideato da Marco Carlucci, filmmaker indipendente, David Gramiccioli, giornalista e conduttore radiofonico, Matteo Morittu autore cinematografico e televisivo.
"Sporchi da morire" nasce da alcune domande.
È vero che gli inceneritori fanno male?
Perché in Italia si continuano a costruire questi impianti mentre nel resto del mondo si stanno smantellando?
Quali sono i rischi concreti per la salute?
Quali sono i danni provocati dalle micro- e nano-particelle?
Quali sono le possibili alternative?
Con queste domande in testa è partito David Gramiccioli. Il film documenta il suo viaggio, che presto diventa un’avventura, tra l'Italia, gli Stati Uniti, gli Emirati Arabi, la Germania, la Francia, la Spagna e l’Austria, un percorso frammentato di incontri come quello con lo scienziato Stefano Montanari.
Di seguito il promo del film (da visionare sul blog di Napolisenzamunnezza!!)





mercoledì 29 ottobre 2008

Azzerare i rifiuti, un libro

Mercoledì 5 Novembre alle ore 18 alla Feltrinelli Libri e Musica di Piazza dei Martiri:

AZZERARE I RIFIUTI di Guido Viale
L'autore ci pone tutti di fronte a un quesito fondamentale: se la quantità di rifiuti che generiamo sia un portato inevitabile della produzione industriale e del consumo di massa, o non sia piuttosto il frutto di scelte strategiche impegnate in una corsa verso la crescita illimitata, senza preoccuparsi dei danni che questo modo di produrre e consumare infligge all’ambiente. L’obiettivo è duplice: da un lato, ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti prodotti; dall’altro, avviare una seria raccolta differenziata. Ne parla con l’autore Pietro Treccagnoli. Durante l’incontro l’illustratrice Simona Bassano di Tufillo, autrice del libro Star trash (Lavieri Edizioni), interpreterà con satiriche vignette i temi trattati.

martedì 28 ottobre 2008

Un altro modo è possibile-conferenza al cinema Sofia

Giovedì 30 ottobre 2008 al Cinema Sofia Pozzuoli, il Coordinamento civico flegreo e il Coordinamento regionale rifiuti presentano

"Un altro modo è possibile"

Fuori dall’emergenza rifiuti senza discariche ed inceneritori


Conferenza dibattito e spettacolo dalle ore 16,00 alle 22,00

INGRESSO LIBERO

Tutti i cittadini sono invitati a partecipare


Ore 16,00: accoglienza con istallazione artistica T.R.A.S.H.

Laboratorio artistico per bambini

Mostra fotografica - Proiezione video - Punto informativo


Ore 17,00: apre il teatro satirico di EDOARDO AMMENDOLA con “COMIZI”


Ore 17,30: Apertura lavori


Ore 18,00: PAUL CONNETT, professore di chimica ambientale St. Lawrence University - New York strategia “RIFIUTI ZERO”


Ore 18,30: CARLA POLI, imprenditrice del centro riciclo Vedelago (Treviso)


Ore 19,00: La proposta del coordinamento civico flegreo


Ore 19,30: DIBATTITO


Chiude ALEX ZANOTELLI, missionario comboniano


Moderano

Nicola Capone, coordinamento regionale rifiuti Campania

Elena Vellusi, coordinamento civico flegreo


INTERVERRANNO

Assessore all’ambiente WALTER GANAPINI - Le amministrazioni locali

La Provincia di Napoli - I comitati civici dell’Area flegrea


Segue BUFFET

Info: 347.7246033 – 348.4914842 – e-mail: coordinamentocivicoflegreo@yahoo.it

domenica 26 ottobre 2008

Detersivisfusi.it


Quanto stiamo risparmiando con la vendita alla spina dei detersivi:
Venduti 463.695 litri
Ricaricati 248.040 flaconi
Plastica 389 m3
Cartone 8.185 kg
CO2 41.423 kg
Energia 639.943 MWh
Acqua 62.258.040 litri

Questo ed altro su questo sito www.detersivisfusi.it
QUI la mappa dei rivenditori. Non è completa, ma è già un primo passo.

La Terra dei fuochi sul blog di Beppe Grillo

Dal blog di Beppe Grillo, una lettera dei ragazzi de "La terra dei Fuochi".

L'Italia era la Terra dei cachi, poi dei fichi d'india, ora dei fuochi, accesi in tutta la Campania per distruggere rifiuti tossici. La diossina è l'ossigeno della politica. Non ho più notizie del processo a 'O Governatore, al secolo Antonio Bassolino. E' ancora in carica in attesa della prescrizione? Qualcuno mi faccia sapere.

"Caro Beppe,
siamo dei ragazzi impegnati in prima linea per un dramma ambientale che trova ampia eco anche nelle pagine di Gomorra. L’ultimo capitolo del libro è dedicato ad esso: “La Terra dei Fuochi”. Come nel resto del Paese, qui i problemi seri sono ignorati dai media ufficiali. Così, mentre il popolo rincorre le scelte scellerate in tema ambientale sia dell’uno che dell’altro governo, e tutti si preoccupano degli inceneritori … nel frattempo, tonnellate su tonnellate di rifiuti speciali (*) continuano a essere sversate nelle strade di periferia tra Napoli e Caserta. Il tutto è dato alle fiamme, specialmente di notte. Sotto gli occhi di tutti e dell’Esercito Italiano.
L’Emergenza Rifiuti è trasformata nel solo e “semplice” problema dei rifiuti urbani. Con rischi e sacrifici, mettendo a repentaglio l’incolumità personale per circa sei mesi abbiamo video-denunciato e fotografato uno scempio che accade indisturbato, da anni, come si può vedere da www.laterradeifuochi.it. Sembra d’essere su un teatro di guerra. Grosse colonne dense di fumo nero si levano dal suolo. Ricorda il Kuwait quando bruciavano i pozzi di petrolio..
Alcune televisioni hanno cominciato a notare il problema, ma non è bastato. Un’area vastissima (la provincia tra Napoli e Caserta in particolare nelle aree urbane di Scampia, Ponticelli e quelle limitrofe afferenti ai Comuni della provincia di Napoli nord quali Giugliano, Qualiano, Villaricca, Mugnano, Melito, Arzano, Casandrino, Casoria, Caivano, Grumo Nevano, Acerra, Nola, Marigliano, Pomigliano; dal lato di Caserta ci sono i Comuni di Parete, Casapesenna, Villa Literno, Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe, Aversa, Lusciano, Marcianise, Teverola, Trentola, Frignano, Casaluce) continua a trasformarsi in un immenso “Inceneritore a celle sparse”. Al calar del sole aumentano la loro intensità e bruciano per tutta la notte. Gli incendi sono senza sosta, anche di giorno. Ma quello che accade di notte è indescrivibile. L’aria ormai puzza come un’ intera Terra in putrefazione. Ci sono centinaia di famiglie che sono costrette a chiudersi in casa perché i fumi entrano dentro le abitazioni. Il tutto è documentato dal satellite. Basta un giro nel nostro sito su Google Maps. Abbiamo creato una mappa con il censimento dei luoghi. Tra i rifiuti speciali ci sono colle, solventi e vernici industriali, sfridi di lavorazioni manifatturiere. Dal tessile al calzaturiero, passando per la meccanica, carrozzeria fino alla termoidraulica. Dai fili elettrici alle carcasse di elettrodomestici. Si brucia il micidiale Eternit, carico d’amianto! A farla da padrone, però, sono i copertoni. In altri Paesi vengono riciclati completamente. Qui si bruciano per arricchire dei criminali che avvelenano le nostre vite. Dalle prove raccolte, siamo giunti alle conclusioni che i roghi vengono fatti perché alimentano il mercato dello smaltimento illegale dei rifiuti speciali. E allo stesso tempo quello del recupero illegale di alcuni materiali, dal “pregiato” rame ai metalli comuni come ferro e acciaio.
La Salute, l’ Agricoltura, l’ Immagine, l’ Economia e lo Sviluppo della Campania sono compromessi oltre ogni limite. Oltre alle cave e all’interramento di rifiuti pericolosi, ci sono soprattutto gli INCENDI. A Marcianise dei medici indipendenti stanno lavorando a uno studio clinico in cui viene fuori che alle mamme è consigliato di ridurre l’allattamento al seno. Per la troppa diossina presente nel latte materno. Raffaele Del Giudice, protagonista di Biutiful Cauntri e responsabile di Legambiente Campania, ha dichiarato che le matrici ambientali sono tutte compromesse. Importanti indicatori biologici sono fuori ogni limite di possibile tolleranza. Qualcuno s’è mai chiesto il perché di tutti gli aborti spontanei? E le infertilità maschili, malattie tiroidee, allergie infantili e problemi all’apparato respiratorio? Quando i medici ci visitano, dal tipo di patologia sono in grado di dirci da dove proveniamo. Eppure nessuno ne parla! Perché la spesa sanitaria in Campania è così alta? Tutta mala gestione e ruberia, oppure ci si ammala davvero? Quanti morti ancora dovremmo piangere? Con un piccolo rogo si contamina tutto. L’aria, la falda e porzioni enormi di suolo. Anche a chilometri di distanza. Per le mozzarelle alla diossina hanno fatto le analisi alle bufale. E alla popolazione?
I responsabili non sono persone. Come gli untori nel medioevo, questi folli assassini disseminano peste e veleni in modo subdolo e silente tra tutta la popolazione. A quanti nei momenti critici hanno accusato di latitanza il popolo della Campania, a questi noi rispondiamo con le Istituzioni. Dov’erano e dove tutt’ora sono le Istituzioni ? IL fenomeno avviene da molti anni. E’ scritto nei rapporti Ecomafia, di Legambiente. Ora però grazie a “Gomorra” è come se tutti li avessero letti. Aiutaci a diffondere il sito www.laterradeifuochi.it. Tutti sono chiamati a prendersi cura del proprio territorio con una azione civica di video-denuncia degli scempi ambientali. Basta un cellulare. Siccome con un sol gesto si attenta alla salute di milioni di persone, vogliamo pene severissime per i crimini ambientali.
Siamo un gruppo di giovani sognatori che vuol credere nelle Istituzioni. Queste, però, fanno di tutto per scoraggiare. Abbiamo lanciato appelli anche alle più alte cariche dello Stato. Dal Presidente della Repubblica l’On. Giorgio Napolitano al Presidente del Consiglio in carica, l’On. Cav. Silvio Berlusconi.
Intanto, in questi giorni, tra gli attestati di stima e solidarietà che Roberto Saviano riceve da tutto il mondo politico, qui a Gomorra, lo scempio continua …"
Angelo Ferrillo – pres. Associazione La Terra dei Fuochi - www.laterradeifuochi.it

(*) I rifiuti speciali sono quelli derivanti da: attività agricole - attività di costruzione, demolizione e scavo - lavorazioni industriali, artigianali, commercianti - attività di servizio, di recupero e smaltimento rifiuti - attività sanitarie - macchinari obsoleti e veicoli a motore dismessi. - (art. n° 7 D. Lgs. 22/97)"


sabato 18 ottobre 2008

Zanotelli: "Sui pericoli dell'incenerimento, non fare gli stessi errori dell'amianto"

"Non si devono tacere oggi i pericoli per la salute delle popolazioni del sud derivanti dall'incenrimento dei rifiuti come si tacquero quelli derivanti dall'amianto negli anni'60". Ad affermarlo Padre Alex Zanotelli, dalla tribuna del VI Congresso nazionale di Medicina Democratica in corso a Brindisi.
"Il destino del Sud non è affatto roseo - spiega il missionario - In mano come è alla criminalità ed alla ndrangheta in particolare. Da vent'anni il Sud è ricettacolo di tutte le nocività dell'industria del Nord. La fuga dei giovani cervelli lo sta impoverendo sempre di più. Degli uomini del Sud non si avrà più bisogno neppure come manovalanza: quella viene già dal Nord d'Africa. Il sistema medico è ammutolito di fronte al pericolo per la salute costituito dagli inceneritori. L'esercito in Campania si sarebbe dovuto mandare in altri tempi per bonificare le discariche, non per reprimere il diritto alla libertà di espressione e di tutela del diritto alla salute."
Padre Alex ha quindi ha espresso tutto il suo dissenso nei confronti delle schedature, delle denunce e dei processi nei riguardi dei manifestanti campani contro le discariche.
"Se i responsabili della salute non faranno sentire la loro voce contro i rischi derivanti dall'incenerimento dei rifiuti, come hanno fatto invece i medici francesi, assisteremo a quanto abbiamo già vissuto negli anni '60 e '70 con l'amianto: tutti sapevano della sua pericolosità ma nessuno ha fiatato"

martedì 14 ottobre 2008

Piccoli step verso "la Napoli che vogliamo"


Un'iniziativa - progetto degli Amici di Beppe Grillo di Napoli

Da qualche settimana stiamo cercando di mettere insieme idee e proposte sulla nostra città.
Vogliamo provare a delineare delle linee guida, dei principi irrinunciabili per tutti noi, delle fondamenta di un percorso nuovo per la gestione di Napoli da proporre nei prossimi mesi a tutta la città, alle associazioni, ai cittadini, agli ordini professionali , alle scuole, ai comitati civici.
Vorremmo provare a costruire qualcosa che dia il senso del cambiamento, delle possibilità concrete che già vengono applicate altrove (vedi qui), una nuova idea di città basata sulla decrescita felice, sull'etica, sulla partecipazione dei cittadini nelle scelte che li riguardano.

Ci siamo già incontrati 3 volte e siamo in una fase ancora embrionale del progetto, avremmo una data come primo passo che è il 30 novembre (spettacolo di Grillo) entro la quale dovremo presentare il progetto ed avere un sito internet almeno in embrione. Ma è tutto ancora da decidere.

Se credete che quest'idea possa essere realizzata, o che almeno il tentativo valga la pena di essere fatto, potete cominciare a leggere qui e poi decidere di partecipare ai prossimi incontri.

C'è la necessità di crederci , c'è bisogno che il progetto sia di tutto il meetup e che insieme si riesca ad essere da volano per il resto della città, dobbiamo provare a lasciare un segno, se davvero il nostro desiderio di cambiamento è forte, abbiamo il dovere di fare un tentativo.

ciao a tutti
Marco

lunedì 13 ottobre 2008

Alla Fnac la "Campania infelix"

Il 14 ottobre, alle ore 18, presso la libreria FNAC di Napoli in via Luca Giordano, l'autore Bernardo Iovene (giornalista di Report) ed l'oncologo Antonio Marfella presenteranno il libro "CAMPANIA INFELIX" (10.50 euro).

Il libro ripercorre le storie delle "sentinelle del territorio" come Nunzia Lombardi, che da anni percorrono in lungo e largo la regione denunciando sversamenti di sostanze tossiche e altri scempi in Campania.

sabato 11 ottobre 2008

Per chi brucia la Campania?


Domenica 12 ottobre 2008 alle ore 10.30, in Palazzo Marigliano, alla via S. Biagio dei Librai 39, presso il Teatro Tinta di Rosso, si riuniranno le Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia, per discutere il seguente argomento:

"Per chi brucia la Campania? Un piano inceneritori per i rifiuti d'Italia?".

Relazionerà Antonio Marfella, oncologo-tossicologo dell'Istituto Nazionale dei Tumori "Pascale" di Napoli.

Di seguito l'articolo del dott. Marfella


PER CHI BRUCIA LA CAMPANIA?

di Antonio Marfella (8 giugno 2008)

Considerato che:

a) Il recente Decreto Legge emanato dal Consiglio dei Ministri il 24 maggio 2008 prevede in Campania la installazione di 4 inceneritori per rifiuti indicando la portata di uno solo dei 4 (Acerra = 600.000 tonnellate/anno) . Dati ufficiosi sulla portata degli altri tre prevedono :

1. Salerno : 600.000 tonnellate/anno
2. S.Maria La Fossa : 400.000 tonnellate/anno
3. Napoli (est o ovest) : 400.000 tonnellate/anno

Per un totale quindi di 2 milioni di tonnellate/anno di portata per rifiuti solidi urbani.

b) il PIANO PASER 2007 (evidentemente non a conoscenza del Governo……) di sviluppo regionale della Regione Campania prevede altresì lo sviluppo di una serie di impianti di cosiddetto incerimento di biomasse sulla base di una stima di biomasse disponibili in Campania pari ad oltre 3,4 milioni di tonnellate/anno di biomasse disponibili, elaborata nel marzo del 2007. La disponibilità di biomasse stimata dalla stessa regione Campania nell’ottobre del 2006 si aggirava invece su 1.5 milioni di tonnellate di biomasse/anno rispetto ad una realtà disponibile che, su stima della comunità di agronomi della Provincia di Benevento, non supera invece le 600.000 tonnellate/anno complessive reali. Si ricorda infatti che la stima di 3.4 milioni di tonnellate/anno di biomasse disponibili è pari al doppio circa di quanto stimato per la Regione Baviera (la Regione piu’ boscosa di Europa) e all’incirca pari al 50% di quanto stimato disponibile in Germania!

Sulla base di questa palese quanto falsa sovrastima di biomasse quindi sono in fase di avanzata progettazione/costruzione una serie di sovradimensionati impianti a biomasse distribuiti per la intera Regione Campania ma con maggiore concentrazione sempre nelle Province di Napoli e Caserta (Pignataro Maggiore, S. Vitaliano, S. Salvatore Telesino, Reino, Postiglione, Atena Lucana, ecc. ecc.) con portate variabili da un minimo di 40.000 tonnellate/anno ad un massimo di 150.000 tonnellate/anno (Pignataro Maggiore, Atena Lucana), per una “potenza di fuoco” complessiva non inferiore a 1.5 milioni di tonnellate/anno complessive.

La somma totale a regime di tutta questa serie di impiantistica “inceneritoristica” porta quindi ad una portata complessiva, in un Regione come la Campania (che sinora non ha visto la costruzione di un solo inceneritore a norma), pari a non meno di 3.5 milioni di tonnellate/anno di materiale da incenerire tra rifiuti e biomasse e si ricorda che in base a un decreto legge anche le cosiddette “ecoballe” sono potenzialmente in grado di essere riconducibili a biomasse da incenerire per termovalorizzazione.

c) La Campania produce circa 2.800.000 tonnellate/anno di rifiuti urbani cui si vanno ad aggiungere circa 6 milioni di tonnellate di cosiddette “ecoballe” attualmente depositate senza altra precauzione in vari siti dispersi per il territorio ( in particolare Taverna del Re nel Casertano definita dalla Magistratura “discarica a cielo aperto non a norma”) per un totale quindi di circa 9 milioni di rifiuti da smaltire ( non necessariamente tramite incenerimento). Una volta smaltita questa quantità di rifiuti , sulla base delle vigenti norme di legge europee ed italiane , la quota da smaltire, escluso la frazione da riciclare e compostare, non supera però la quota di 600.000 tonnellate/anno come confermato dall’assessore all’Ambiente in carica Walter Ganapini!

Ammessa quindi la necessità, non obbligatoria per legge, di smaltire per incenerimento anche i 6 milioni di ecoballe, ne consegue che :

1. la attuale portata degli impianti previsti è ampiamente in grado di raggiungere e completare lo smaltimento per incenerimento entro due, massimo tre anni dalla realizzazione di tali impianti, (come infatti dichiarato in piu’ occasioni anche dal Presidente del Consiglio) ma che quindi, per contratti non inferiori ai venti anni di esercizio, la Campania , in totale contrasto con tutte le normative di legge vigenti, sia italiane che europee, e in piena e totale violazione di qualunque trattato internazionale di riduzione di CO2, si avvia a disporre di una impiantistica di incenerimento complessiva pari a pressocche’ il 100% della sua reale disponibilità di produzione annua di materiale da incenerire ( 2.800.000 tonnellate di rifiuti piu’ circa 600.000 tonnellate reali di biomasse = circa 3.4 milioni di tonnellate/anno!) .



Ammettendo nel contempo la partenza e la realizzazione di congruo numero di impianti di compostaggio e di un minimo di raccolta differenziata, stimabile al 35% l’una (900.000 tonnellate/anno) e almeno al 20% l’altra (600.000 tonnellate/anno) ne consegue un evidente sovradimensionamento di tutta la impiantistica prevista di circa almeno 1.5 milioni di tonnellate/anno per non meno di 17 – 18 anni di esercizio per impianti che funzionano ininterrottamente sulle 24 ore senza possibilità di sospensioni di attività.

Appare quindi logica e matematica deduzione che è in atto la realizzazione di impianti di incenerimento sovradimensionati nel complesso per non meno di 1.5 milioni di tonnellate/anno di materiale che non potrà essere in nessun caso prodotto all’interno della Regione Campania.

La conferma della sovrastima delle biomasse disponibili proviene dalle stesse ditte che in vari casi (Postiglione, S. Vitaliano) sinora esplicitamente dichiarano che la biomassa necessaria sarà comprata e trasportata dall’estero (olio di girasole dalla Romania, ecc)

Tale cifra complessiva è purtroppo terribilmente e spaventosamente vicina a quanto stimato dalle indagini della Magistratura come movimento complessivo di smaltimento di rifiuti industriali provenienti da altre Regioni di Italia (prevalentemente dal Nord industriale) e sinora destinate a discariche illegali ma anche legali ( vedi Pianura) cioè non inferiore al milione di tonnellate/anno per gli anni considerati dalle indagini.

Non esiste Nazione, Stato o Regione al mondo che realizzi sul proprio territorio impianti di incenerimento sovradimensionati alle proprie esigenze, sulla base del principio di legge europeo di incentivare la riduzione e il riciclo e non l’inverso, ed evitare soprattutto di incenerire indifferenziatamente anche rifiuti tossici e/o pericolosi.

Si precisa altresì che, di sola acqua necessaria per il raffreddamento e la manutenzione di una impiantistica di tale portata, sarà necessaria una portata di acqua pari a non meno il 10% del fabbisogno idrico di una città come Napoli in una Regione che tende alla desertificazione di una percentuale del proprio territorio regionale non inferiore al 7%.

Come beffa finale, si precisa ancora che l’unico impianto non previsto di incenerimento sul territorio campano è invece quello per rifiuti speciali ospedalieri per una necessità non superiore alle 20.000 tonnellate/anno, ciò che impone alle vuote casse regionali ulteriori e gravose spese per smaltimento extraregionale di tali rifiuti (all’incirca non meno di 25 milioni di euro/anno). In questi giorni, abbiamo visto presente anche all’interno dei treni di rifiuti urbani semplici inviati all’estero (caso treni radioattivi ad Amburgo) tale categoria di rifiuti alimentando ulteriori e concreti dubbi sulle loro modalità di smaltimento intraregionale in presenza di impianti di incenerimento indifferenziato cosi enormemente sovradimensionati o di discariche non strettamente controllate.

Tali considerazioni, in ogni caso perfettamente logiche, lanciano una luce sinistra quanto tragica sulle motivazioni di questa palesemente realizzata ad arte “emergenza rifiuti” che vive anche oggi la Regione Campania.

In conclusione, questo palese, tossico, gravissimo e fuorilegge “GIGANTISMO” impiantistico della Regione Campania con una previsione per la sola Napoli di inceneritori per tremila tonnellate/giorno rispetto alle 1.500 di RSU prodotti (inceneritori di Barcellona + Vienna = 500mila tonnellate/anno per due milioni di persone ciascuno; Acerra + Napoli est = 1 milione di tonnellate/anno per 1 milione di persone complessivo!), impone una ultima, atroce e terribile, domanda:

dopo essere stata per gli ultimi vent’anni almeno la “pattumiera dei rifiuti industriali di Italia” (Magistrato Aldo De Chiara) ora, per chi dovrà bruciare la Campania?

Un appello del dott. Marfella

Da una lettera dell'oncologo e tossicologo dell'istituto Pascale di Napoli Antonio Marfella.

carissimi,
le ultime notizie risultano chiarissime ed esplicative di tutta l'intera ed autentica storia dell'affare "emergenza rifiuti" in Campania a me chiare fin dallo scorso luglio ( PER CHI BRUCIA LA CAMPANIA?) : le finalmente esplicite dichiarazioni del premier Berlusconi che con chiarezza dichiara che in Campania si bruceranno anche le "ecoballe" delle altre Regioni di Italia (ma le "ecoballe" non esistono altrove.......) . Tali affermazioni impongono una riflessione rapida ed una azione urgente con unificazione di tutte le forze disponibili ed il recupero del massimo della condivisione della opinione pubblica sul punto essenziale:
dobbiamo a mio parere partire con una immediata e plebiscitaria raccolta di firme di tutti i cittadini campani sia filoinceneritoristi che no (sia di destra che di sinistra) su una esplicita richiesta di legge regionale che imponga che in tutta la Campania non si bruci nessun materiale, nè rifiuti nè cosiddette biomasse, provenienti da altre Regioni di Italia!
e' ovvio che pretendere la iscrizione all'albo dei trasportatori per evitare infiltrazioni camorristiche nei trasporti è una pura barzelletta di quelle esilaranti del Cavaliere!
tutte le ditte camorristiche sono perfettamente in regola ed iscritte all'albo e se qualche dubbio rimane persino i Prefetti (vedi in edicola ESPRESSOdi questa settimana ) intervengono per togliere qualunque ostacolo dai controlli, in cambio magari di un tranquillo "posticiello" da acefalo "pianista" in Parlamento!
dai miei calcoli, tra l'altro semplicissimi, siamo esplicitamente esposti alla infiltrazione di non meno di UN MILIONE E MEZZO DI TONNELLATE DI RIFIUTI all'anno (circa tremila tonnellate al giorno) (NON ADEGUATAMENTE CONTROLLABILI) E FINTE BIOMASSE DA BRUCIARE SUI NOSTRI TERRITORI,MA COSA ANCORA PIU' GRAVE RISULTA la ALTRETTANTO OVVIA E QUINDI GRAVISSIMA CONSIDERAZIONE CHE ANCHE LE CENERI TOSSICHE DERIVANTI DALL'INCENERIMENTO DI TUTTO QUESTO MATERIALE DI PROVENIENZA NON CAMPANA DOVRA' PERO' ESSERE TUTTO SEPPELLITO SOLO E ANCORA NELLE NOSTRE DISCARICHE ( DA CHIAIANO AD ANDRETTA!)
SE da incenerimento dobbiamo essere colpiti , mi sembra ovvio che almeno ci sia l'incenerimento della sola "munnezza" campana e si debbano smaltire le sole ceneri TOSSICHE DELLA nostra sola munnezza!
I chiarissimi comportamenti "solidali " (vergogna!) ricevuti da parte di tutte le Regioni di Italia in merito allo smaltimento dei nostri rifiuti urbani ( si sono vantati di avere smaltito BEN 6000 tonnellate IN TOTALE in Lombardia!) impedisce al nostro popolo, se abbiamo un minimo di dignità, di pensare soltanto che noi possiamo smaltire non meno di 1 milione e mezzo di tonnellate anno di munnezza extraregionale e quindi ANCHE non meno di mezzo milione di ceneri tossiche all'anno che rimarranno per sempre nelle viscere della nostra terra ad avvelenare il futuro dei nostri figli.....se ne potremo ancora avere !
ora basta! sono assolutamente indignato dalla sfacciataggine di chi dispone sapendo di avere comprato tutto e tutti e dalla vigliaccheria di chi tace per quattro soldi di posto politico locale! sia a destra che a sinistra!
risulta chiaro che i politici attuali sia di destra che sinistra non fanno nulla per tutelare la nostra Terra, ma solo i soldi dei loro amici lobbisti e camorristi !
E' ora di cambiare e costruire qualcosa tipo LEGA SUD che possa ben confrontarsi con chiunque e fare capire a chicchessia che in Campania si vive e si muore ma di mano nostra!
non accettero' mai solo di pensare che avro' accettato passivamente di lasciare a mia figlia una Terra un cui , per mia vigliaccheria, ci avranno prima bruciato e poi sotterrato le ceneri tossiche di qualunque tipo di munnezza proveniente da qualunque delinquente extraregionale!
E' arrivata l'ora della verità: ora è tutto chiaro.
A noi il destino della nostra vita e di quella dei nostri figli!
fate girare al massimo
Antonio Marfella

Fusti tossici a Marigliano

Fonte: Corriere del Mezzogiorno (10-10-2008)

NAPOLI — Reca l’insegna della «Cray Valley», società del gruppo Total, uno dei 15 fusti da 200 litri ritrovati a Marigliano, in località Masseria Monaco, quasi al confine col comune di Acerra. L’etichetta denuncia che all’interno del contenitore c’è presenza di «Crayamid», una vernice che contiene «Trietilenetetrammina». Sostanza, quest’ultima, altamente nociva. Liquido viscoso, da incolore a giallastro, può esplodere. Provoca ustioni e verruche sulla cute, difficoltà respiratorie e finanche edema polmonare. Se ingerito, determina shock o collasso. Le scritte sul bidone indicano come stabilimento di produzione del Crayamid quello di Gissi, in provincia di Chieti.
La Procura della Repubblica di Nola, guidata da Paolo Mancuso, ha aperto un fascicolo per capire il perché quei contenitori tossici, rinvenuti dalla Guardia forestale di Marigliano guidata dal comandante Geremia Cavezza, siano finiti in quel terreno. «Quel che è certo—dice Cavezza—è che i bidoni sono stati portati fin lì con un camion, da qualcuno che conosceva bene la zona. Immagino volessero gettarli direttamente nel canale maestro del Regio lagno, ma siano stati costretti dal sopraggiungere di qualcuno a scaricare sul terreno, alzando il cassone del mezzo. Quattro bidoni erano aperti e vuoti, quando li abbiamo rinvenuti. Gli altri erano chiusi».
A Gissi il responsabile della sicurezza della Cray Valley, Adamo Fiore, apprende dal Corriere del Mezzogiorno la notizia del ritrovamento a Marigliano di 15 fusti abbandonati, uno dei quali con l’etichetta della sua società. «Aprirò una indagine interna—fa sapere Fiore—per verificare i canali attraverso i quali il Crayamid che produciamo sia finito a Marigliano.
È strano che qualcuno abbia pensato di disfarsene, perché costa due o tre euro al chilo. Ogni fusto vale almeno 400 euro. Non escludo che dentro quei contenitori ci sia altro e che siano stati utilizzati bidoni vuoti provenienti dai nostri stabilimenti per contenere altre sostanze». Lo verificherà la Procura. Intanto Nunzia Lombardi, la presidente del Comitato per la tutela della salute, ipotizza: «Magari chi aveva acquistato quei 15 fusti poi non li ha utilizzati perché la sua azienda è fallita o ha subito un calo della produzione. Avrebbero dovuto inviare il prodotto allo smaltimento, perché non è una sostanza che si può stoccare imdeposito. Costa. Evidentemente hanno preferito liberarsene, scaricando i fusti sul terreno». La vicenda testimonia in maniera eloquente quanto ancora sia diffusa la pratica criminale di sversare sostanze tossiche e nocive nelle campagne tra Marigliano ed Acerra, nonostante, da qualche tempo, sia cresciuta l’attenzione da parte dei media e dell’opiniopne pubblica.
«Non passa giorno — dice per esempio il comandante Cavezza—senza che i miei uomini scoprano depositi illegali di amianto. Singole lastre di eternit e discariche più consistenti di questo materiale». Emergenza ambientale anche a Sant’Antimo, dove la Guardia di Finanza ha sequestrato una fabbrica. Le Fiamme Gialle hanno scoperto una linea galvanica realizzata artigianalmente e utilizzata per la cromatura al nichel ed al cromo degli utensili. Poco distante c’erano 45 fusti contenenti sostanze chimiche di variotipo. Il sopralluogo, effettuato con i tecnici dell’Asl Napoli 3, ha consentito di constatare che parte delle sostanze—nichel, cromo, acido cloridrico, nitrico, tra le altre — erano immesse direttamente in atmosfera e nel sistema fognario senza alcun sistema di filtraggio ed anti-inquinamento. Il proprietario dell’impresa, un uomo di 67 anni, non è stato in grado di esibire le autorizzazioni necessarie per eseguire lavorazioni impiegando sostanze pericolose per la salute

Fabrizio Geremicca

venerdì 10 ottobre 2008

Mondo che cambia, misure da prendere


Con la crisi finanziaria che il mondo sta attraversando negli ultimi tempi si fa sempre più insistente un ritornello: il modello va cambiato, è la fine di un meccanismo, è la fine di un mondo. Lasciando le riflessioni più strettamente economiche a chi ha più competenze di chi sta scrivendo, è innegabile che un fondo di verità sia insito in queste affermazioni. Un mondo va cambiato, un modello di vita va rivoluzionato, le abitudini, soprattutto del mondo cosiddetto "civilizzato", vanno riviste e riformulate.

La redazione di Napolisenzamunnezza!! ha cominciato a riflettere su questi aspetti quando da napoletani siamo stati catapultati in una situazione abnorme: la convivenza con i nostri scarti "urbani" e la condivisione di acqua, aria, terra con i resti "tossici" delle lavorazioni industriali.

Nella tragedia vissuta dalla nostra città ci sono apparse chiare tante piccole e grandi contraddittorietà del nostro sistema, non solo partenopeo, ma italiano, europeo, occidentale. I cumuli infiniti di rifiuti ci hanno suggerito che così non si può più andare avanti. Non può più andare avanti con queste modalità non solo il napoletano, ma l'uomo in generale. Non si può pensare di produrre, usare e buttare (o bruciare...) a questi ritmi. Non possiamo permettercelo, la "Terra" non ce la può fare, le risorse non possono reggere. Per questo insistiamo da tempo nell'informare su modelli "alternativi" di raccolta e smaltimento rifiuti, e sulle strategie per ridurre la quantità di materiali come le plastiche, e sulla necessità di raccogliere l'umido per fare il compost o sull'importanza di imparare a "riciclare", a "riutilizzare". Una lampadina si dovrebbe riaccendere dentro ognuno, chiamiamola saggezza, o coscienza o lungimiranza verso il futuro. L'essenziale è che ci si renda conto che cambiando abitudini, riflettendo sul nostro quotidiano, rivedendo le modalità di smaltimento di rifiuti, tutti, ma proprio tutti, ne possono trarre un vantaggio: ambientale, di salute, e soprattutto economico.

Ecco, appunto, ritorna l'economia. Si potrebbe affermare che tutto ruota intorno ad essa, ed è così. Forse la crisi di questi giorni potrà suggerire, e si spera, la necessità di non ripetere più gli errori del passato. Non servirebbe (almeno non solo) scagliarsi contro le speculazioni finanziare che banche d'affari e fondi di investimento hanno fatto. Ma si tratta probabilmente di rimettere al centro dell'attenzione, in modo maggiore e più attento rispetto agli ultimi decenni, l'importanza dell'economia reale, quella che crea sviluppo, occupazione, ricchezza, benessere allargato, progresso e modernità, intesi nel loro significato più nobile e veritiero.

Da mesi con il blog cerchiamo di informarci su tecniche industriali che ci aiutino in questo cammino nel cambiamento di abitudini e stili. Il centro di Vedelago ne è un esempio, o anche la società Erreplast.
Crediamo, insomma, che sia tempo di puntare l'attenzione, di investire soldi, di dirottare la ricerca scientifica nelle direzioni che devono servire all'uomo in quanto tale e al suo contesto vitale. Siamo convinti che i vantaggi in termini di risparmio di energia, di miglioramento delle condizioni economiche, di crescita dell'occupazione, di sviluppo della società sarebbero innegabili.

Da oggi in poi, cercheremo di estendere i nostri post anche a tematiche che non interessano solo direttamente Napoli o la Campania. Quello che è successo qui può essere il punto di partenza per cominciare a pensare anche ad altro. Si potrebbe iniziare a riflettere insieme su questi nuovi stili di vita, su queste nuove esigenze da soddisfare, su queste nuove basi dell'economia. Forse un po' più lontana da azzardate e poco etiche operazioni finanziarie, ma più vicina al vivere quotidiano, al benessere, al futuro di tutti.

(l'opera raffigurata è del maestro Francesco Clemente)

giovedì 9 ottobre 2008

Fiaccolata a Ponticelli



Dopo aver ospitato il prof. Paul Connet, uno dei massimi esperti mondiali di rifiuti, a fine settembre per un'assemblea pubblica, tra qualche giorno il quartieri di Ponticelli sarà di nuovo teatro di un'iniziativa organizzata dal Coordinamento dei Comitati Cittadini contro l'Incenerimento.

L'appuntamento è per Sabato 11 ottobre, alle 17:00, al Viale Margherita (lato via Argine). Da qui partirà una fiaccolata che attraverserà il cuore di Ponticelli per poi giungere, attraverso corso Ferrovia, in piazzetta San Domenico dove oncologi, geologi, membri dei comitati ed esponenti della società civile forniranno informazioni sui danni alla salute e all'ambiente che l'incenerimento provoca.
Inoltre, si forniranno informazioni sulle alternative eco-compatibili che meglio si inquadrano in una gestione virtuosa del piano integrato dei rifiuti.

Ci sarà anche un punto per proseguire con la raccolta firme.

Per informazioni:
Coordinamento Cittadino contro l'Incenerimento
Contatti: noponticellinceneritore@yahoo.it - 3394760025 (Tania) - 3287368447 (Gino) - 3663691673 (Antonio)
Per ricevere le news iscrizione alla ml: No-inceneritore-subscribe@yahoogroups.com

lunedì 6 ottobre 2008

Riuso e riciclo: idee per l'arredamento a casa


Dal sito di Repubblica.

Il New York Times lancia una tendenza: in tempi di crisi, per la casa si prende spunto dalle idee di alcuni studenti che si reinventano designer e arredatori, creando idee di arredo che rappresentano un esplosivo mix tra riciclo, riuso, arrabbatamento, accattonaggio e bricolage.

Abbiamo chiesto ai nostri lettori di raccontarci, con una email e una foto, gli oggetti da loro stessi creati per arredare casa riciclando e riutilizzando scarti di materiali e altro.
Ecco una selezione con i migliori dieci tra tutti gli oggetti "inventati".

Qui la galleria di foto

Sversamenti tossici a Marigliano

Dal blog di Nunzia Lombardi

L'anno duemilaotto addì 05 del mese di Ottobre alle ore 13:00 circa , noi sottoscritti Ufficiali ed Agenti di P.G., Sovr. CAVEZZA Geremia, Ag. BERNARDINI Marco in servizio presso il Comando in intestazione, in servizio di emergenza ambientale 1515, ci siamo recati in località “Masseria del Monaco” nel Comune di Marigliano (NA), e di proprietà privata al fine di porre sotto sequestro l’area individuata il giorno 04/10/2008 a seguito di segnalazione 1515, dove sono stati rinvenuti 15 fusti da 200 litri contenente liquido di colore marrone denso e maleodorante scaricati in aperta campagna e a diretto contatto col suolo. L’area è ubicata catastalmente al Foglio 5 particella 5.
Con atto a parte verrà contattata l’ARPAC per i rilievi e le analisi da effettuare sul liquido rinvenuto, l’ASL di Marigliano e il Sindaco di Marigliano per gli adempimenti di urgenza.---///
Nella circostanza, visto l’art. 81 delle norme di attuazione del c.p.p. nonché dell’art. 259 c.p.p. abbiamo proceduto alla nomina del Sindaco pro-tempore del Comune di Marigliano ESPOSITO CORCIONE Felice quale custode giudiziario di quanto sequestrato, il quale verrà reso edotto degli obblighi derivanti dagli artt. 334, 335, 349, 350 del c.p., in merito alla custodia giudiziaria al momento della notifica dell’ atto.---///

altro sequestro

L'anno duemilaotto addì 05 del mese di Ottobre alle ore 10:30 circa , noi sottoscritti Ufficiali ed Agenti di P.G., Sovr. CAVEZZA Geremia, Ag. BERNARDINI Marco in servizio presso il Comando in intestazione, in servizio di emergenza ambientale 1515, abbiamo accertato in località “Boscofangone-Piazzola Provinciale” nel Comune di Marigliano (NA), e di proprietà della provincia di Napoli, una violazione dei sigilli all’area gia sequestrata in quanto ignoti avevano scaricato un vecchio serbatoio per il contenimento dell’acqua in eternit pieno di lastre dello stesso materiale frantumate, probabilmente materiale contenente amianto, materiali di risulta e materiale proveniente dalla potatura di alberi.---///
Dalle indagini preliminari non si è potuto accertare né la provenienza dei rifiuti né l’autore del reato.---///
Con atto a parte verrà contattata l’ARPAC per i rilievi e le analisi da effettuare sul materiale rinvenuto, le ASL competenti per territorio di Marigliano e Acerra (probabile presenza di amianto) e il Sindaco di Marigliano per gli adempimenti di urgenza.---///
Nella circostanza, visto l’art. 81 delle norme di attuazione del c.p.p. nonché dell’art. 259 c.p.p. abbiamo proceduto alla nomina del Sindaco pro-tempore del Comune di Marigliano ESPOSITO CORCIONE Felice quale custode giudiziario di quanto sequestrato, il quale verrà reso edotto degli obblighi derivanti dagli artt. 334, 335, 349, 350 del c.p., in merito alla custodia giudiziaria al momento della notifica dell’ atto.---///
Vista l’impossibilità di notificare l’atto al custode giudiziario, lo stesso verrà notificato successivamente.---///
Dell’ area interessata è stato prodotto fascicolo fotografico che con atto a parte verrà inviato a codesta A.G..---///
Con atto a parte verranno informate tutte le autorità preposte per la messa in sicurezza, la chiusura del piazzale e la successiva bonifica del sito.---///

domenica 5 ottobre 2008

Detersivi alla spina: dove trovarli a Napoli

Grazie ad un attento lavoro del meetup degli Amici di Beppe Grillo di Napoli, ecco di seguito una lista di negozi dove si possono trovare e acquistare detersivi alla spina, uno dei metodi più intelligenti (ed economici) per ridurre la quantità di plastica e di monnezza.

LUOGHI DOVE E' POSSIBILE ACQUISTARE DETERSIVI ALLA SPINA

Luogo: Auchan presso Vulcano Buono a NOLA - Auchan a GIUGLIANO (non c'è nessun distributore di detersivi a Giugliano)

Produttore: Solbat Grosseto http://www.solbat.it/...

Costi
Bucato liquido 0,90/l
Ammorbidente 0,90/l
Piatti 0,90/l
Pavimenti 0,90/l

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Luogo: MANITESE Piazza Cavour, in mezzo ai giardinetti vicino alla fermata della Metropolitana

Produttore: aqsystem

Caratteristiche: BIODEGRADABILI al 98%,

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Luogo: al PAPPECE in piazza del gesù

Contatti: tel. 081.5521934 fax. 081.5521934 mail opappece@opappece.it

Caratteristiche: dai il vuoto e ti danno il pieno.


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Luogo: Bottega del Commercio equo e solidale al Forum SCARLATTI, Terra di confine
http://www.asuddinessunnord.org/
Detersivi alla spina e noci per bucato

LUOGHI DOVE E' POSSIBILE ACQUISTARE NOCI PER BUCATO

Luogo: Kiphy al Forum Scarlatti in Via Scarlatti

Produttore: embio

Caratteristiche: accetta gli scec

Costi:
Noci per bucato: 1/2 kg euro 7,50 (durata 200 lavaggi)

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Luogo: nocidelsapone

Produttore:

Caratteristiche: acquisto online di noci per il bucato, anche per GAS

Costi:· Confezioni da 1 Kg: euro 18
· Acquisti oltre i 5 Kg: euro 17
· GAS (Gruppi di acquisto solidale): euro 16


Le spedizioni sono gratuite:
· su Roma
· in tutta Italia per ordini superiori a 8 kg


Luogo: Naturamica Via Nuova Agnano

Costi:· Confezioni da 1 Kg: euro 18



Luogo: al PAPPECE in piazza del gesù

Costi: 1/2 kg euro 7,50

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Luogo: "Tuttosfuso"- Via Bartolo Longo alla fine di Via Manzoni a San Giorgio a Cremano, di fronte alla pompa di benzina Esso.

Distributore di detersivo alla spina con + di 15 erogatori.
Prodotti biologici, noci lavanti del Nepal
Grandissima varietà di detersivo a prezzi bassi
Detersivo per la lavatrice: 0,75 € al kg.
Anche vendita taniche da famiglia

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Via Caldieri 31

sabato 4 ottobre 2008

News da Giugliano

Giugliano è il comune dove il governo ha deciso di costruire il quinto (!) termovalorizz...ops inceneritore campano. Qui di seguito un comunicato degli abitanti del posto.


LA CITTA DI’ GIUGLIANO RINGRAZIA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI , I SUOI SOTTOPOSTI E, CON LORO, IL SINDACO GIOVANNI PIANESE PER AVER PENSATO ANCORA UNA VOLTA AL NOSTRO TERRITORIO COME LUOGO CHE DOVRA’ OSPITARE IL QUINTO INCENERITORE DELLA REGIONE CAMPANIA: NE AVEVAMO PROPRIO BISOGNO.

DI SEGUITO SONO ELENCATE LE DISCARICHE (EX CAVE), TUTTE REGIONALI, E GLI IMPIANTI CHE SONO PRESENTI SUL TERRITORIO DEL GIUGLIANESE.

GIUGLIANO IN CAMPANIA:

  • DISCARICA MASSERIA DEL POZZO;
  • AMPLIAMENTO MASSERIA DEL POZZO NAPOLI 1;
  • NAPOLI 2;
  • NAPOLI 3;
  • DISCARICA SCHIAVI;
  • DISCARICA NOVAMBIENTE;
  • DISCARICA GIULIANI;
  • DISCARICA RESIT 1 E RESIT 2;
  • DISCARICA SETTECAINATE;
  • DISCARICA POZZOLANA FLEGREA;
  • DISCARICA EX CAVA BIANCO;
  • SITO DI STOCCAGGIO TEMPORANEO DI ECOBALLE DI “TAVERNA DEL RE” CHE DAL DICEMBRE DEL 2005, SUO INZIO, HA SUBITO 4 AMPLIAMENTI ED E TUTTORA IN FUNZIONE;
  • CONFINANTE CON IL SITO DI TAVERNA DEL RE C’E’ IL SITO DI STOCCAGGIO TEMPORANEO DI VILLA LITERNO “LOCALITA LO SPESSO”, OGGI SOTTO SEQUESTRO;
  • 14 PIATTAFORME DI ECOBALLE PRESSO LA DISCARICA RESIT IN LOCALITA DELL’AVERSANA;
  • 3 PIATTAFORME DI ECOBALLE PRESSO LA DISCARICA GIULIANI;
  • 2 PIATTAFORME DI ECOBALLE PRESSO LA DISCARICA MASSERIA DEL POZZO;
  • IMPIANTO DI PRODUZIONE DI EXCDR;
  • CENTRALE ELETTRICA A TURBOGAS;
  • NELL’IMMEDIATO CONFINE CON POZZUOLI IL DEPURATORE DI CUMA;

VILLARICCA:

  • DISCARICA ALMA (QUESTA DISCARICA E’ COMPRESA TRA IL TERRITORIO DI VILLARICCA E QUELLO DI QUALIANO);
  • DISCARICA RICONTA;

QUALIANO:

  • DISCARICA MAIULI;
  • DISCARICA ALMA.

IN 15 ANNI DI COMMISSARIAMENTO IL COMUNE DI GIUGLIANO IN CAMPANIA HA OSPITATO 15 MILIONI DI TONNELLATE DI RIFIUTI PROVENIENTI DA TUTTA LA REGIONE CAMPANIA A FRONTE DELLE SOLE 800 MILA TONNELLATE CHE LA CITTA DI GIUGLIANO HA PRODOTTO IN QUESTI STESSI 15 ANNI.

SPARSI PER TUTTO IL TERRITORIO DEL GIUGLIANESE SONO STATE CENSITE 30 E PIU PICCOLE E MEDIE DISCARICHE DI RIFIUTI TOSSICI E NOCIVI.

CI SCUSIAMO PER EVENTUALI IMPRECISIONI, MA L’ELENCO E’ SICURAMENTE AD OGGI STIMATO PER DIFETTO E NON PER ECCESSO.

… E COME SE NON BASTASSE ARRIVA L’INCENERITORE!

E CHIARAMENTE DI RACCOLTA DIFFERENZIATA E DI SEPARAZIONE SECCO – UMIDO NON SE NE PARLA NEPPURE!

PRESIDIOPERMANENTE DI TAVERNA DEL RE

GIUGLIANO 2OTTOBRE 2008



mercoledì 1 ottobre 2008

Taranto, inquinamento da diossina

Un'emergenza di un'altra regione italiana.
Nostra "vicina", non solo geograficamente.
Acerra, Taranto.....il problema non è semplicemente la monnezza, ma è qualcosa di più esteso e complesso.
Ed è molto lontano dall'essere risolto.


Sono previsti ben 1200 abbattimenti di pecore e capre avvelenate dalla diossina. Dove? A Taranto. La notizia è passata sotto silenzio. Ma l'evento è di portata internazionale. E' uno dei più gravi casi di intossicazione alimentare.

Ieri ambientalisti e allevatori si sono incontrati e hanno fatto un patto: lottare assieme.

Comitato per Taranto, PeaceLink e AIL hanno garantito il supporto agli allevatori, vittime dell'inquinamento. Sono sul lastrico per colpe non loro.

Gli allevatori hanno messo su Yuotube i loro video... cliccateli
http://tinyurl.com/4mae8v

Sulla destra appariranno altri link ad altri filmati sulla diossina a Taranto e, seguendo i link, anche al documentario Biutiful Cauntri.

Nel frattempo si segnala l'enorme successo della raccolta di firme dell'AIL di Taranto contro l'inquinamento da diossina. Se non lo avete ancora fatto FIRMATE QUI:
http://www.ail.taranto.it

martedì 30 settembre 2008

Here we are again

Le immagini dello Jatevenne Day : cosa è successo veramente.

lunedì 29 settembre 2008

A proposito dello Jatevenne Day

Vi giro il comunicato stampa degli organizzatori dello Jatevenne Day.

'7000 in piazza, poi un aggressione della questura, ma la lotta continua!'

Oggi circa 7000 persone hanno manifestato per lo jatevenne day, contro la discarica di Chiaiano e in generale per difendere la Campania da un 'piano rifiuti' che in realtà è un crimine economico, sociale e ambientale!
Insieme ai comitati venuti da molte parti della Campania (Giugliano, Acerra, Terzigno, Ponticelli..) e a realtà nazionali come i No Dal Molin di Vicenza, sono scesi in piazza migliaia di napoletani e soprattutto di cittadini di Chiaiano e Marano. Un successo che non era scontato, dopo 5 mesi di resistenza, dopo le violenze della polizia a maggio e dopo la propaganda spesa a piene mani (e anche il denaro) da parte del governo Berlusconi. La manifestazione di oggi dimostra che sarà dura per il governo e il commissariato fare la discarica!
Avevamo chiesto al termine della Manifestazione che una delegazione di almeno 50 cittadini entrasse nella cava. un fatto simbolico ma fondamentale, per significare che quel territorio è di chi lo vive e non può essere espropriato dalla democrazia e militarizzato dagli eserciti.
Avevamo anche chiesto che Bertolaso aprisse finalmente un confronto pubblico sulle alternative a megadiscariche e incenerimento, alternative che esistono ma vengono scartate per ragioni di business! Specie dopo la lettera-propaganda inviata oggi a tutti i giornali. Nessuna delle due condizioni è stata accettata.
Perciò, al termine del corteo, dopo un ulteriore trattativa andata male, abbiamo fatto quello che avevamo pubblicamente annunciato. Siamo andati avanti verso la cava! Solo con i nostri corpi o strumenti esclusivamente difensivi dei colpi, come i caschi. Questo avevano deciso infatti i cittadini partecipanti del presidio. Abbiamo vissuto con emozione la compattezza con la quale un corteo di gente comune è avanzato e anche le tante case intorno che su richiesta del corteo hanno acceso le luci per contrastare il buio incipiente. (Così come abbiamo apprezzato i commercianti che oggi hanno raccolto l'apppello alla serrata contro la discarica).
Ma la polizia ha preso a manganellare furiosamente e a caricare.
Soltanto a quel punto il corteo si è autodifeso come poteva, perchè mai più permetteremo un 23 maggio e sono nati dei blocchi su via Cupa del Cane (quella delle cariche) e delle strade intorno. Ma quest'aggressione gratuita dimostra quale sia il concetto di democrazia di chi sta occupando incostituzionalmente i nostri territori per fare i suoi affare in nome 'dell'emergenza'.
Quei blocchi rappresentano anche un simbolo: se insisteranno a fare quest'assurda discarica riprenderemo a bloccare, pubblicamente e in massa. Così come mercoledì accoglieremo 'degnamente' il premier Berlusconi per ricordargli l'assaggio di democrazia che ci ha fatto vedere oggi...!
Dopo le cariche, con una ragazza fermata e diversi feriti, abbiamo capito meglio il senso dell'azione di stamane, quando carabinieri con mitra puntati al volto hanno fermato tre attivisti che portavano al corteo le sue coreografie. I ragazzi sono rimasti sequestrati in caserma per due ore. Sequestrati dei pannelli di plexigas su cui erano disegnati degli alberi. Li hanno classificati come 'armi improprie'. Ci chiediamo che arma impropria sia un pannello...? Evidentemente serve solo a pararli, i colpi, ma loro avevano deciso di caricare gente più indifesa possibile. La compattezza e la determinazione del corteo, dei tantissimi cittadini e attivisti venuti dalla Campania e da altre parti d'Italia, ha evitato il peggio.
Già da domani è convocata l'assemblea sul presidio per pianificare il prosieguo della lotta, mentre invitiamo tutte le realtà ambientaliste a costruire insieme una grande mobilitazione regionale contro chi sta dilaniando la Campania.

Comitati contro la discarica di Chiaiano e Marano Rete Campana 'Salute e Ambiente'

venerdì 26 settembre 2008

Varcaturo e Lago Patria: terre di illegalità


di Valentino Di Giacomo

Varcaturo e Lago Patria, cittadine giuglianesi del Litorale Domitio, sono certamente, come spesso ha scritto Roberto Saviano, posti di rifugio per i grandi boss dei clan camorristici. Eppure sono anche luoghi in cui più sono evidenti le relazioni fra la politica e i sistemi delinquenziali. Terre dove la legalità si confonde con la criminalità in maniera strisciante. È anche qui che, sempre come sottolinea Saviano, che è possibile incontrare figli di imprenditori collusi chiacchierare in un bar, magari in un italiano forbito e corretto, insieme a ragazzi di buona famiglia. È qui che i figli degli affiliati ai clan gestiscono diverse attività commerciali con il danaro sporco dei papà: negozi di abbigliamento, bar, centri abbronzanti dove offrono lavoro in nero ai ragazzi della zona e alle tante ragazze dell’est che affollano il territorio . È qui che la criminalità meglio riesce a travestirsi nell’aspetto rassicurante di persone semplici nei modi e nel linguaggio e che svolgono all’apparenza una vita “normale”, come quella di chi lavora onestamente.
Varcaturo e Lago Patria sono fatte di strade dissestate e piene di buche (via Staffetta, via Ripuaria, via Madonna del Pantano), scarsa illuminazione, assenza di cassonetti per la spazzatura. Avviene questo proprio per volere dei clan camorristici. Le ditte edili, affiliate ai Nuvoletta, che costruiscono case su case, spesso abusive, possono così comprare i terreni ad un prezzo minore che invece lieviterebbe di gran lunga se tutte le infrastrutture comunali fossero ben amministrate. Questo è l’insano obiettivo:costruire a bassi costi altre migliaia di villette con giardino per poi far aumentare i prezzi delle case quando qualche assessore comunale avrà l’autorizzazione di avviare la messa in opera dei lavori necessari a ripristinare le infrastrutture pubbliche del territorio.
Intanto, come sempre, a pagare le conseguenze sono i cittadini onesti: coloro che sono obbligati a portare frequentemente le proprie auto in officina per i guasti causati dalle strade dissestate, coloro che devono percorrere chilometri e chilometri soltanto per trovare un cassonetto dove gettare i propri sacchetti della spazzatura. Chi vive nell’illegalità, invece, non trova neppure mortificante dover lanciare dall’auto in corsa la propria immondizia in qualche terreno da coltivazione.
Questa è camorra, questo è il sistema: può causare fenomeni del genere che magari, per chi vive da anni in realtà come queste, possono anche apparire “normali”, di poco conto. Non riusciamo più ad accorgerci della forza di questi colpi, assestati ad una tranquilla e serena vivibilità che, pure, meriteremmo di avere.
È da queste piccolezze che dovrebbe ripartire la Campania, il sud intero, per tentare almeno di riavvicinarsi al passo con cui procede il nord del Paese. La costiera romagnola, ad esempio, che ha molte meno bellezze naturali rispetto al litorale domitio è riuscita a diventare una realtà con un’importante ricettività turistica. Qui ogni risorsa è invece assoggettata alla divisione e alla minuziosa spartizione che i vari poteri contrattano continuamente in questo territorio. Alle spalle della brava gente. Gente brava e silente.

"Ecoballe", anticipazioni dal libro di Rabitti

Ricevo via mail e pubblico una sintesi di "Ecoballe" scritto da Paolo Rabitti, fatta da una lettrice del libro che consiglia vivamente di consultarlo.

In principio in Campania, come penso anche altrove, i rifiuti si portavano in discarica. Solo che in Campania, come spero non anche altrove, le discariche non sono state costruite secondo la normativa, sono state riempite anche di rifiuti tossici, provenienti da altre regioni e, chi sa, anche da altri paesi, sono state gestite al di fuori di ogni legalità e controllo e prima che altrove si sono riempite, dando luogo a disastri ambientali annunciati e denunciati, che ancora oggi affliggono le comunità che vivono in quelle zone, perché nulla, dico nulla, è stato fatto per riparare ai danni causati; i “buchi” così come erano sono stati coperti in qualche modo, continuando a produrre percolato e gas.

Siamo nel 1994: essendo state chiuse le discariche fino ad allora in funzione non ci sono più “buchi” dove sversare la spazzatura e viene,quindi, dichiarato lo stato di emergenza in Campania. In genere lo stato di emergenza viene dichiarato per calamità naturali, in conseguenza di fenomeni e/o eventi imprevedibili e non in seguito ad una cattiva gestione delle risorse e ad una totale mancanza di controllo del territorio da parte delle istituzioni competenti. Invece in Campania è andata così e poiché al peggio non c’è mai fine, la gestione dell’emergenza è stata anche più disastrosa delle origini dell’emergenza.

Il 31 marzo 1998, viene emanata a firma dell’allora Ministro degli Interni Giorgio Napolitano, un’ordinanza ministeriale con la quale si sarebbe dovuto dare avvio al progetto di realizzare una moderna filiera dei rifiuti in Campania. Se questa ordinanza fosse stata attuata integralmente e correttamente la Campania avrebbe avuto finalmente un sistema di gestione dei rifiuti (che per quel periodo era anche un buon sistema), ma purtroppo non è andata così.

Cosa prevedeva l’ordinanza:

punto primo - attivazione della raccolta differenziata da portare al 20% entro il 1998 ed al 35% entro il 2.000;

punto secondo - gara d’appalto che il Commissario Delegato/Presidente della Regione doveva effettuare entro 4 mesi per affidare per 10 anni la gestione dei rifiuti prodotti in Campania a valle della raccolta differenziata;

punto terzo - l’aggiudicatario della gara doveva impegnarsi a realizzare gli impianti di produzione di combustibile da rifiuti (CDR), entro il 1998, l’ inceneritore, entro il 2.000 ed ad utilizzare il CDR prodotto nelle more della costruzione dell’inceneritore bruciandolo in impianti esistenti mano a mano che veniva prodotto(onde evitare accumuli indiscriminati);

punto quarto - l’energia prodotta attraverso la combustione dei rifiuti avrebbe goduto del contributo riservato alle energie alternative (CIP 6), ma entro e non oltre il 50% della produzione di rifiuti della Regione (per evitare che per sfruttare al massimo il cospicuo incentivo non si facesse la differenziata, ma si bruciasse quanto più possibile).

Come è stata attuata l’ordinanza: in pratica è stata del tutto inattuata : prima con la gara, poi con il progetto, per proseguire con la realizzazione del progetto dopo l'aggiudicazione e con la gestione del servizio.

LA GARA: il 12 giugno 1998 vengono emanati i decreti commissariali con i quali si approva il bando di gara , il capitolato d’oneri e la lettera di invito per la costruzione di sette impianti di produzione di CDR (tre per la provincia di Napoli e 4 per le altre provincie della Campania) e di due inceneritori ( 1 per la Provincia di Napoli e 1 per il resto della Regione), in evidente contrasto con l’ordinanza cui tali decreti dovevano dare attuazione, in quanto:

1) le dimensioni degli impianti sono commisurate all’intera produzione di rifiuti della Regione e non a quella a valle della raccolta differenziata

La difformità dei contenuti della gara rispetto all'ordinanza non passa del tutto inosservata ed infatti, il 12 ottobre, l’allora Ministro dell’Ambiente Ronchi invia al Commissario Rastrelli una nota di critica circa il dimensionamento degli impianti non conforme all’ordinanza ed agli obiettivi ambientali con essa perseguiti e circa il mancato rispetto dell’obbligo di realizzare gli interventi necessari per la produzione di compost da frazione umida raccolta separatamente. Ma la nota di critica non ha alcun seguito.

2) non vengono richiesti requisiti per la costruzione e conduzione degli impianti di produzione di CDR, ma solo per l’inceneritore.

Nel bando di qualsiasi gara che si rispetti vengono precisati i requisiti che devono avere le aziende partecipanti, in termini di fatturato e mole di lavori svolti nel triennio/quinquennio precedente nel settore relativo alle attività oggetto della gara. Ebbene nella gara per la gestione dei 7 impianti di produzione del CDR (che al termine dei 10 anni diverranno proprietà pubblica) e dei 2 inceneritori (che invece resteranno di proprietà del gestore privato) non si chiedono i requisiti (in termini di fatturato e precedenti lavori) in relazione alla produzione di CDR e compost, ma solo in relazione all'impianto di incenerimento. Il raggruppamento Fisia ed altri (cioè Impregilo e soci), infatti non aveva alcuna esperienza nella produzione di CDR e compost, ma aveva interesse ad aggiudicarsi la gestione dell'inceneritore per lucrare il contributo CIP6 e quindi il bando viene impostato in modo che Impregilo e soci possano essere ammessi anche se non era "arte loro" fare il CDR ed il compost. E' una gara per l'inceneritore, ancora una volta in evidente contrasto con l'ordinanza Napolitano, il decreto Ronchi e la politica comunitaria e nazionale volta ad una riduzione dei rifiuti attraverso la raccolta differenziata.

3) il punteggio viene assegnato privilegiando in maniera esagerata (o meglio scandalosa) il prezzo offerto per lo smaltimento e i tempi di realizzazione, a scapito dell'esperienza nel settore e della validità del progetto, tant'è che uno dei raggruppamenti di imprese (Termomeccanica ed altri) non presenta proprio l'offerta "ritenendo la gara viziata da irregolarità formali e sostanziali rispetto alla normativa vigente in materia di pubblici appalti"

Se si osserva la tabella sottostante ci si rende conto che anche senza alcun punteggio per merito e valore avrebbe vinto chi offriva 83 lire per Kg e 300 giorni per tempo di esecuzione.

    prezzo tempo merito tecnico valore tecnico totale ATI
    110 395 8,6 8,6 17,2 Forster Wheeler
    83 300 7,4 4,2 31,63 FISIA
    83 300 0 0 19,463

La gara quindi era stata impostata per far vincere l'ATI capeggiata da Fisia, ma tutti i brogli già fatti non bastavano: il giorno dopo, 13 ottobre, arriva al Commissario Rastrelli un nota di Giuseppe Zadra, direttore generale dell’Associazione Bancaria Italiana ( ABI) che:

  1. manifesta la preoccupazione degli Istituti di credito (che avrebbero dovuto finanziare l’operazione) circa il fatto che con una raccolta differenziata al 35% sarebbero diminuiti i guadagni di un terzo;
  2. suggerisce, per aggirare l’ostacolo, di prevedere una penale per i Comuni che (facendo la differenziata) non conferiscono l’intera produzione di rifiuti, attraverso il pagamento del servizio sulle quantità prodotte indipendentemente dalle quantità conferite, secondo il meccanismo del “deliver or pay”,
  3. sollecita affinché si consenta di non avviare ad impianti esistenti il CDR prodotto nelle more della costruzione degli inceneritori, ma di bruciarlo negli impianti stessi una volta costruiti, entro il periodo della gestione (10 anni) per non perdere il cospicuo contributo collegato all’energia prodotta con il loro incenerimento.

Questa volta Rastrelli si preoccupa di rispondere a Zadra il 24 ottobre, dicendo che la gara d’appalto è in corso, che quindi non si possono modificare le condizioni, ma che successivamente si troverà il modo di prendere in esame le considerazioni esposte nella nota. E così è stato, anche se il 2 dicembre Rastrelli si dimette da Presidente della Regione, ma qualcun altro si è premurato di accontentare l’ABI e chi ci stava dietro.

IL PROGETTO: Il progetto presentato dal gruppo capeggiato da Forster Wheeler viene molto apprezzato dalla Commissione: La soluzione progettuale proposta appare di livello tecnico elevato correttamente descritta e giustificata in ogni sua parte, sia per gli aspetti tecnologici, che per quelli gestionali e di ottemperanza alle norme ambientali. La tecnologia proposta per gli impianti di CDR è di affidabilità ed efficienza comprovata da decine di impianti simili. Quella proposta per il termovalorizzatore è tecnologicamente avanzata, anche se impianti così rilevanti come quelli richiesti dal bando sono ancora pochi ( il più grande è stato costruito e gestito proprio da una delle mandanti).Il progetto è perfetto e prevede tre discariche dimensionate ad accogliere il 30% dei rifiuti in ingresso (quello che resta al termine del processo)

Il progetto presentato da Impregilo e soci non sta in piedi a cominciare dai numeri. Un esempio: per l'impianto CDR di Caivano si prevede che entrino x tonnellate di rifiuti = 100% ed escano 31,6% di CDR, 35,6% di compost stabilizzato, 2,5% di metalli ferrosi, 14,6% di residui a discarica e 15,4% di perdite da compostaggio.

Nel capitolato era specificata la composizione percentuale dei rifiuti in ingresso che è rappresentata nella tabella sottostante

    Frazione %
    Carta e cartone 26,65
    Inerti 1,54
    Legno 2,09
    Metalli 3,38
    Organici 30,99
    Assorbenti 2,79
    Cuoio/Pellame 1,24
    Plastiche 11,35
    Stracci/Tessuti 4,00
    Potature verdi 2,67
    Vetro 5,20
    Materiali grossolani --
    Altri non classificati 1,78
    Materiali fini 6,32

Come si può notare, l'organico (da cui si produce il compost) nella tabella è pari al 30,99%, di conseguenza la Commissione si sarà domandata come fosse possibile che alla fine del trattamento il compost (che deriva dall'organico) fosse più dell'organico in ingresso, senza considerare che durante il processo di compostaggio la sostanza organica si riduce di circa la metà. Per produrre il 36% di compost doveva entrare nel processo un tipo di rifiuto composto per il 72% da organico, che non è la tipologia di rifiuto che si produce in generale ed in particolare non è quella di cui al capitolato. Dietro l'errore grossolano si cela l'ennesimo inganno: facendo quadrare i numeri nel modo descritto resta da portare a discarica solo un 15% scarso e scompare così un bel 15% di inerti e quant'altro che invece nella realtà ci sono e che insieme alle ceneri dell'incenerimento necessitano di tre discariche, come previsto nel progetto "Forster Wheeler", mentre in quello Fisia le discariche non sono previste per niente e così il prezzo può scendere.

Il prezzo offerto poi non era sostenibile e anche questo doveva balzare agli occhi dei componenti la Commissione.

83 lire per Kilogrammo non potevano essere offerte matematicamente se si fossero rispettate tutte le condizioni dell'appalto: 35% di raccolta differenziata, il resto avviato agli impianti di CDR con recupero del compost, bruciare solo CDR a norma e nei limiti del 50% della produzione di rifiuti della Regione, costruire le discariche necessarie ad accogliere le ceneri e i residui del processo di produzione di CDR e compost e smaltire presso altri impianti del CDR prodotto fino a che non fosse stato pronto l'inceneritore.

Ed infatti l'impianto di incenerimento che doveva essere progettato per bruciare solo CDR, viene progettato, invece, per bruciare il rifiuto tal quale; mi spiego meglio: l'inceneritore di Acerra se mai vedrà la luce è del tipo che può bruciare il rifiuto tal quale e non solo le pillole di combustibile selezionato che si chiamano CDR. Se la vogliamo dire in tutta chiarezza Fisia ha offerto 83 lire a Kilogrammo perché sapeva già che non avrebbe bruciato solo il 50 % della produzione di rifiuti della Campania e non lo avrebbe fatto sotto forma di CDR a norma, tant'è che si era organizzata con un impianto che poteva bruciare anche le feci degli animali, e sapeva che non avrebbe mai conferito il CDR ad altri impianti di incenerimento nelle more della costruzione dell'impianto di Acerra per non perdere il relativo CIP6, pur avendo sottoscritto il relativo impegno.

E questo era evidente, direi sfacciatamente evidente, anche nell'offerta di Fisia: Il Signor Paolo Romiti, infatti. nero su bianco, si è permesso di presentare l'offerta, aggiungendo che "quanto sopra è stato formulato nell'assunto della positiva valutazione delle tematiche esposte nella nota ABI del 13 ottobre 1998 a Voi indirizzata e da Voi riscontrata con nota n. 5343 /CD del 24 ottobre 1998 in cui aderite alla opportunità di integrazioni e garanzie utili al conseguimento operativo degli obiettivi" Ma che faccia tosta!!!!! Lo scambio di corrispondenza fra Zadra e Rastrelli non coivolgeva altri destinatari e Romiti, allora, come mai ne era a conoscenza, ma, cosa ancora più audace l'offerta viene condizionata all'accettazione delle richieste della nota dell'ABI.

E la Commissione ? Non si accorge e non rileva che l'offerta era 1) condizionata, 2) che la nota ABI non era un documento di gara 3) che l'offerta contrastava con quanto previsto dal capitolato e dalle norme sugli appalti? No, non si accorge di nulla, anzi nell'ultimo verbale di gara specifica che la seconda dichiarazione del legale rappresentante dell'ATI Fisia (nella quale risulta l'importo della tariffa di smaltimento dei rifiuti urbani) "è resa incondizionatamente". Questi elementi avrebbero dovuto portare all'esclusione dell'offerta dell'ATI capeggiata da Fisia, che invece ha vinto la gara.

I membri della Commissione erano dei tecnici e non potevano non comprendere che il bilancio di massa non era coerente con il progetto e che il prezzo offerto era anomalo, ma ciò non ha impedito che un progetto assurdo, che non portava alla chiusura del ciclo e che non prevedeva le discariche, neanche per le ceneri dell'inceneritore, si aggiudicasse l'appalto, con tutte le conseguenze e le ripercussioni ambientali economiche e sociali che puntualmente si sono verificate. Di seguito riporto i nomi dei membri della Commissione aggiudicatrice, perché se vi capita di conoscerne qualcuno possiate porger loro i "ringraziamenti" dei cittadini Campani: Presidente: Prof. Roberto Pasquino; Membri: Prof. Roberto Arena, Prof. Renato Mele, Dott. Gerardo Rescigno, Prof. Paolo Togni.

LA REALIZZAZIONE DEL PROGETTO: gli impianti di produzione di CDR così come previsti nel progetto vincitore della gara (che già non era un gran che) non hanno mai visto la luce; il progetto iniziale (dell’ordinanza di Napolitano) di produrre CDR di qualità è stato man mano modificato per massimizzare la quantità di materiale più o meno secco da mandare all’inceneritore, in maniera da lucrare più contributo CIP6, sfornando da una parte milioni di “ecoballe”, che tutto sono tranne che CDR, e dall’altra mezzo milione di tonnellate all’anno di FOS (frazione organica stabilizzata), che stabilizzata non è, eliminando del tutto la produzione di compost. Esattamente il risultato contrario a quello che il progetto doveva perseguire.

Come ci sono riusciti? Nell’impianto ci sono tre vagli o almeno dovevano esserci: è bastato ridurre il diametro dei fori del primo vaglio da 150 mm che avrebbero dovuto essere, a 140 mm nel progetto che vince la gara ed a 120 mm nel progetto che viene approvato ed aumentare il diametro dei fori del secondo vaglio che passano da 50mm (che sarebbe la misura giusta) a 40 mm nel progetto presentato per la gara e salgono a 60 mm nel progetto approvato nel 2000. Questi cambiamenti di misura alterano completamente il progetto: infatti i fori più piccoli del primo vaglio fanno passare meno materiale da avviare alla fase successiva (seconda separazione ,compost e FOS) e rimane molto più materiale da trsformare in CDR, ma è materiale che non dovrebbe diventare CDR (le famose ecoballe); così i fori più grandi del secondo vaglio e la mancanza del terzo vaglio fanno arrivare alla stabilizzazione aerobica più materiale di quello che dovrebbe arrivare, ma è un materiale che non dovrebbe arrivare alla stabilizzazione aerobica e quindi niente più compost e FOS (Frazione Organica Stabilizzata), ma un materiale che puzza, fermenta, percola e contiene polvere e materiali leggeri che possono volare via e che è stato mandato in discarica, ma non poteva e non doveva essere mandato in discarica.

Inutile dire che nel 2004 i consulenti della Procura hanno potuto consultare solo i progetti esecutivi degli impianti al di fuori della Provincia di Napoli, perché per gli altri, pare che esistano solo i progetti preliminari. Il Commissariato, infatti, non ha fornito i progetti esecutivi di tutti e sette gli impianti di produzione di CDR e solo la solerzia del nucleo di polizia provinciale presso la Procura ha portato al rinvenimento dei progetti esecutivi di Caivano e Giugliano e dell'inceneritore di Acerra presso l'archivio morto della Prefettura di Napoli, in un capannone all'interno dell'aeroporto militare di Capodichino.

Per quelli forniti si è scoperto che non corrispondono al progetto preliminare (cioè a quello presentato in gara) e per chi non lo sapesse, questo non è possibile. Il Capitolato d'oneri, infatti stabiliva che il progetto esecutivo doveva essere conforme a quello proposto in sede di offerta, con le sole variazione eventualmente necessarie in seguito al parere per la valutazione degli aspetti ambientali e dell'accordo di programma con il commissario delegato, il Ministro dell'ambiente ed il Ministro dell'industria.

La Commissione per la valutazione dell’impatto ambientale (VIA) ha formulato solo alcune precisazioni generiche, peraltro neppure rispettate, ma nessuna richiesta di variazione , dando un parere fortemente critico, che è stato fatto passare come un’approvazione. Le critiche riguardavano, ovviamente, il dimensionamento degli impianti proporzionato all'intera produzione dei rifiuti della Regione e la mancata individuazione dei siti di stoccaggio del CDR prodotto prima dell'attivazione dell'inceneritore (1.300.000 m.cubi), delle discariche e degli impianti di trattamento e smaltimento degli scarti prodotti dai cicli di selezione. La Commissione comunque non ha affrontato il tema della discrepanza fra bando di gara e proposta Fisia, nella quale si ribadiva che il dimensionamento degli impianti era effettuato in relazione alla produzione totale dei rifiuti della Campania (senza tener conto della riduzione conseguente all'attivazione della raccolta differenziata) e, contrariamente a quanto dichiarato in sede di offerta, si precisava che il CDR prodotto nei 14 mesi intercorrenti fra l'avvio della produzione e il completamento dell'inceneritore, sarà stoccato provvisoriamente, per essere bruciato con gradualità nell'arco di gestione del servizio (10 anni).

L'accordo di programma non è stato stipulato e, comunque, riguardava i contratti per l'utilizzo del combustibile prodotto e quindi non poteva determinare variazioni al progetto.

LA GESTIONE DEL SERVIZIO: ovviamente lo stravolgimento del progetto ha comportato un’altra serie di “nefandezze” che Impregilo e soci, da una parte, e Commissariato di governo ed entourage relativo, dall’altra, hanno perpetrato per portare avanti la gestione del servizio che faceva acqua, o sarebbe meglio dire, percolato, da tutte le parti.

Bisognava, infatti, affrontare le conseguenze dei difetti del progetto e del fatto che non si era riusciti a costruire l’Inceneritore nel tempo previsto.

Prima conseguenza: enorme aumento di volume delle discariche necessarie per contenere FOS, scarti e ceneri dell’inceneritore (per il momento queste ce le siamo risparmiate) che da 3,79 milioni di tonnellate previste dal progetto originale per il periodo dei 10 anni di gestione, passano a 13,60 milioni di tonnellate.

Seconda conseguenza: se fosse stata prodotta veramente FOS, con questa si sarebbero riqualificate le cave dismesse, come era previsto nel progetto originale; nella versione riveduta e corretta, invece, le cave vengono classificate come discariche controllate ed in esse dovrebbe finirci principalmente frazione organica stabilizzata, mentre in realtà ci è finito tutt’altro tipo di rifiuto che ha trasformato le cave in “cloache piene di percolato”

Terza conseguenza: non avviando ad incenerimento il CDR prodotto nelle more della costruzione dell’inceneritore, “per poterlo utilizzare come combustibile nel periodo successivo, evitando così di perdere l’energia in esso contenuta come potere calorifico” (parole tratte dalla relazione al progetto), nasce la necessità di stoccare circa un milione di tonnellate all’anno e quindi di reperire i relativi siti, dimensionati in prima battuta per un fabbisogno stimato di 14 mesi che si sono trasformati in 8 anni (per ora). E se a questo si aggiunge che l’individuazione dei siti era effettuata dal gestore del servizio in assoluta libertà (essendo fatta sempre sull’onda di un’emergenza creata ad hoc, per poter operare in deroga alle norme in materia), non ci si deve meravigliare se la camorra si è inserita nel business, acquistando dai proprietari (agricoltori) i terreni individuati di volta in volta ed occupandosi del trasporto delle balle da stoccare.

Ma com’ è stato possibile stravolgere in maniera così totale e capillare il sistema di gestione dei rifiuti previsto dall’ordinanza di Napolitano del 1998?

La risposta ora ce l’abbiamo: lo stravolgimento è avvenuto ad opera di Impresilo e soci, con la connivenza dei commissari di gara, dei collaudatori, del Commissariato di governo al completo e della corte di professori universitari, professionisti e imprenditori (che hanno lucrato in maniera indecente sull’emergenza) e delle istituzioni locali e centrali che tutto sapevano e che solo oggi si accorgono del disastro annunciato e denunciato e provano anche a sfruttare la nostra disgrazia per fini elettorali e di immagine.

Ricordo a quanti non lo sapessero che il contratto definitivo che disciplina il servizio di smaltimento rifiuti per la provincia di Napoli (7 giugno 2000) e per le altre province della Campania (5 settembre 2001) non solo non rispetta la legge sugli appalti di servizi e la Legge Merloni, ma viola anche le disposizioni del bando di gara e del capitolato d’oneri ed è stato egualmente firmato da Antonio Bassolino, che il 16 aprile 2000 è diventato Presidente della Regione Campania e Commissario all’emergenza rifiuti e che ha giustificato il suo operato contra legem scusandosi col dir “non ho letto il contratto che ho firmato”. (Parole che si commentano da sole……………)

Questo e molto altro potrete e dovete leggere nel libro di Paolo Rabitti.

Carla Orilia